lunedì, Maggio 27

Zuma, l’impresentabile, destinato a farcela Le elezioni di oggi confermerebbero l’African National Congress di Jacob Zuma a oltre il 60%

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Per la quinta volta dalla fine dell’apartheid, 20 anni dopo le prime elezioni libere, e per la prima volta senza Nelson Mandela, il Sudafrica oggi torna al voto. Un Paese molto diverso rispetto al primo voto libero del 1994, eleggerà i 400 rappresentanti   -scelti tra i 29 i partiti in competizione-  che siederanno all’Assemblea nazionale (il Parlamento), la quale eleggerà il Capo dello Stato. Secondo i sondaggi, i 25 milioni di aventi diritto al voto, confermeranno una decisa maggioranza (tra il 60% e il 63,9%  -nel 2009 il partito era arrivato al 65,9%) all’African National Congress (Anc),  la cui vittoria assicurerà la conferma in carica al discusso Presidente uscente, Jacob Zuma. I risultati parziali non sono attesi prima di venerdì.

Una vittoria, quella dell’Anc, che potrebbe essere l’ultima nella lunga parabola del partito di Mandela destinato al tramonto fondamentalmente causa la corruzione che oramai, da Zuma in giù, lo devasta e devasta il Paese, seconda economia del continente (dietro la Nigeria) con una classe media di neri formatasi molto velocemente e un tasso di disoccupazione che è al 24%  nelle bidonville, e dove dall’apartheid fra bianchi e neri si è passati dall’apartheid fra ricchi e poveri. Un Sudafrica che è tra i Paesi più promettenti dell’economia mondiale, ma dove le tensioni sociali sono sempre più evidenti.

Tra i 28 partiti che si spartiranno il restante 40% dei voti: Democratic Alliance, guidato da Helen Zille, Primo Ministro della provincia del Capo Occidentale, che i sondaggi quotano al 23%, in  crescita rispetto al 2009 (quando si era attestato al 16,6%); Economic Freedom Fighters -guidato da Julius Malema, ex leader della Lega giovanile dell’Anc cacciato dal partito con l’accusa di aver fomentato divisioni interne, personaggio controverso, dai toni populisti e antioccidentali, sostenitore dell’esproprio senza risarcimento delle terre dei farmers bianchi, ammiratore del Presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe– è dato all’8%.

Zuma, ‘l’impresentabile’ sembra destinato a gestire il Paese per i prossimi 5 anni.

Lo scorso 29 novembre, il colpo di grazia a quel che era rimasto di dubbi sulla figura di Zuma: ‘Mail and Guardian’ ha pubblicato un estratto di un  rapporto, redatto da uno dei più importanti istituti anti-corruzione del Sudafrica, dal quale si ricavava che il Presidente ha utilizzato 20 milioni di dollari di fondi pubblici per ristrutturare la sua residenza privata, composta da venti alloggi per la polizia, due eliporti, una piscina e persino un ospedale privato. Pubblicazione che, ovviamente, ha scatenato l’ira di migliaia di sudafricani, i quali, attraverso una petizione online, chiedono l’impeachment del Presidente.

L’impresentabilità di Zuma era balzata all’attenzione internazionale, come ‘il caso Sudafrica’, solo dopo il 16 agosto 2012, quando, a Marikana, presso la miniera di platino della Lonmin -il Paese possiede due terzi delle riserve mondiali di platino e quota il 75% della produzione mondiale- le forze dell’ordine avevano sparato contro i minatori in sciopero ammazzandone 34. Da allora è stato un crescendo di tensione che, non solo ha messo in crisi l’intero settore minerario del Paese -che vale il 6% del PIL, e dopo le miniere di platino, dalle quali era iniziata l’ondata di scioperi, anche quelle dell’oro si sono fermate, riducendo del 40% la capacità produttiva di oro del Paese, quinto produttore mondiale-, e ha fatto scoppiare quella che un sindacalista dei minatori della Anglo American Platinum (Amplats) ha affermato esserel’inizio della guerra’, ma ha di fatto scoperchiato il pentolone Zuma, o meglio, ha fatto esplodere il caso Zuma.Org, avendo, il Presidente Zuma, con la sua famiglia, ha una fitta rete di interessi nelle attività economiche nell’occhio del ciclone delle proteste dell’estate 2012.  

Questo intreccio di interessi nasce qualche anno prima della sua ascesa al potere e si materializza attraverso una miriade di fondazioni e associazioni caritatevoli gestite dal Presidente, dalle sue moglie (sei, essendo Zuma dichiaratamente poligamo) e da parenti vari, un network noto come la Zuma.Org.

Oggetto della Zuma.Org è la collaborazione tra l’associazionismo non profit e il mondo imprenditoriale per migliorare le condizioni delle fasce più deboli della popolazione.

Le multinazionali locali e straniere che operano nel Paese, attraverso donazioni a queste fondazioni, contribuirebbero allo sviluppo delle comunità in cui operano, guadagnandosi in cambio l’immagine di aziende etiche e socialmente responsabili. Le fondazioni hanno il compito di gestire le donazioni, di realizzare i progetti finanziati con tali donazioni, e di fare continuamente fundraising con l’obiettivo di convincere il maggior numero possibile di aziende a realizzare attività etiche e socialmente utili.

Questa è la facciata, dietro si nasconderebbe il clientelismo e la corruzione. La Zuma.Org, secondo varie inchieste condotte dai mass media sudafricani   -primo tra tutti proprio il ‘Mail & Guardian’-, sarebbe una complessa struttura semi mafiosa volta a rimpinguare le casse della famiglia Zuma.

In cambio di significative ‘donazioni’, le multinazionali affiliate riceverebbero favori dal fisco, protezioni politiche e un trattamento privilegiato che garantirebbe loro lucrosi affari, non ultime una serie di agevolazioni nell’aggiudicarsi importanti gare d’appalto pubbliche.

Il tutto sarebbe gestito con la complicità della classe dirigente della coalizione di Governo  -formata oltre che dall’African National Congress (ANC), dal partito comunista sudafricano, il South African Communist Party (SACP), e dalla federazione sindacale Congress of South African Trade Unions (COSATU)-, attraverso un sistema clientelare perfettamente istituzionalizzato.

La Zuma.Org sarebbe, dunque, una ben oliata macchina per far soldi al servizio della famiglia Zuma e di alcuni vertici dei partiti di Governo e del Sindacato, che spolpa l’osso delle risorse pubbliche.

Il network sta generando sempre nuove alleanze e complicità, e però sempre più deve spendere energie e fondi per coprirle e per risolvere i problemi che originano.

La posizione del Presidente é divenuta insostenibile proprio dopo i fatti di Marikana. L’inchiesta sul massacro fatta aprire Zuma è apparsa subito come non credibile, e non solo perché uno dei figli, Duduzane Zuma,  è azionista della compagnia mineraria Sishen, e uno dei nipoti, Khulubuse Zuma, della Aurora Mining, ma anche e soprattutto per il sistema clientelare che la Zuma.Org esprime ed è ben conosciuto all’opinione pubblica nazionale.

Il ‘Mail & Guardian’ lo aveva scritto già il 16 agosto 2012: “Questi sono chiari segnali che la democrazia sudafricana é messa a rischio dalla famiglia presidenziale, che usa il suo potere e le sue connessioni per crearsi un impero”.

 

Sono otto le fondazioni controllate dal Presidente Zuma e dalla sua famiglia.

The Jacob Zuma RDP Education Trust, nata nel 1995 e registrata nel 2000, questa fondazione é la capostipite della Zuma.Org. La sua struttura e il suo modus operandi è stato meticolosamente replicato dalle successive fondazioni.

Friends of Jacob Zuma Trust, è stata registrata nel 2005. La fondazione aveva come principale obiettivo la raccolta fondi per sostenere le spese legali di Jacob Zuma coinvolto, al tempo, in due processi, il primo per stupro e il secondo per vendita illecita di armi.

Jacob Zuma Fondation, registrata nel 2008 e ufficialmente lanciata nel 2010, é finanziata per lo più dalle multinazionali minerarie.

Bongi Ngema-Zuma Foundation, registrata nel 2010 e diretta dalla sesta moglie del Presidente (Gloria Bongekile Ngema), questa fondazione si occupa dei malati di diabete e di progetti sanitari nella provincia natale di Zuma, il KwaZulu-Natal.

Masibambisane Rural Development Intiative, è stata registrata nel 2011, si occupa della promozione agricola a favore dei contadini poveri.

MaNtuli-Zuma Foundation, registrata nel 2011, la fondazione é gestita dalla quarta moglie di Zuma (Nompumelelo Ntuli) e si occupa della promozione dello sviluppo sociale.

Thobeka Madiba-Zuma Foundation, registrata nel 2011, è la fondazione gestita dalla quinta moglie di Zuma (Thobeka Stacie Madiba).

Zodwa Khoza Foundation è stata fondata da una delle ex amanti del Presidente, non é stata ancora registrata ma é già attiva nel fundraising.

Queste otto fondazioni hanno molti tratti tra loro comuni e sono finanziate esclusivamente da imprenditori, sudafricani o internazionali, che staccano assegni milionari. La loro gestione amministrativa è estremamente opaca. Sono tutte legate alla fondazione-madre, la The Jacob Zuma RDP Education Trust.

I finanziatori di questo network non profit sono selezionati tra le migliori compagnie sudafricane, tra le quali spiccano le più importanti multinazionali minerarie, la African Rainbow Minerals, del magnate Patrice Motsepe, De Beers e Harmony Gold. La Anglo Americans, che ha assorbito la De Beers, ha promesso di continuare i finanziamenti, mantenendo così inalterati i rapporti della famiglia De Beers con la Zuma.Org. Tra gli altri illustri finanziatori: la casa editrice specializzata in testi scolastici e universitari EduSolutions e la casa farmaceutica produttrice di antivirali Cipla Medpro.

Le multinazionali che finanziano la Zuma.Org sono le stesse che si aggiudicano le migliori gare d’appalto statali.  

 

[Per una ‘radiografia’ completa degli ‘affari’ del Presidente Jacob Zuma e delle sue fondazioni, è disponibile il saggio ‘Zuma.org‘ ] 

 

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