giovedì, Gennaio 23

Zuma esce di scena. Ramaphosa è il nuovo Presidente: e adesso? Jacob Zuma si è dimesso. Il cambio di rotta dell'ANC e le speranze del Sudafrica

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Jacob Zuma si è dimesso. Lo ha fatto in diretta televisiva, con quel sorriso stampato in faccia, il solito di sempre. Dimissioni ad effetto immediato per il 75enne che non perde l’occasione di ribadire la discordanza con la linea del suo stesso partito, quella che lo ha portato ad uscire di scena.

La ‘National Executive Committee’ dell’African National Congress (ANC) aveva annunciato di voler revocare il mandato presidenziale, dandogli pochissimo tempo per dimettersi. La ‘goccia che fa traboccare il vaso’, si potrebbe dire. Eh sì, perché dopo le tante accuse di corruzione che hanno inondato Mr. Zuma, la maggioranza dell’ANC ha deciso di dover cambiare rotta.

Nelle elezioni dello scorso dicembre per il rinnovo della leadership del partito, Zuma aveva provato a piazzare la sua ex moglie, Nkosazana Dlamini-Zuma. Niente di così sorprendente. Ma quelle elezioni le ha vinte Cyril Ramaphosa, ex sindacalista ora ricco uomo d’affari che promette di combattere la corruzione e far ripartire la florida economia del Paese. Poche ore fa Ramaphosa è stato eletto ufficialmente Presidente del Sudafrica. Un atto di proclamazione, visto che Cyril era l’unico candidato papabile di nomina.

E’ con Ramaphosa che l’ANC vuole donare speranza al Sudafrica. E così, dopo settimane di disaccordi e pressioni, il capogruppo del partito, Jackson Mthembu, ha annunciato la promozione di una mozione parlamentare di sfiducia per far salire alla presidenza il nuovo leader in tempi quanto più ristretti. Ecco Zuma dinanzi al bivio: dare le dimissioni o presentarsi dinanzi al parlamento. Questa la fine di una presidenza chiacchieratissima, lunga 9 anni.

Sono state le divisioni in seno all’ANC ad influenzare la sua decisione. Lo sottolinea lo stesso Zuma nella sua mezz’ora d’addio. «Nessuna vita dovrebbe essere sacrificata in mio nome così come l’ANC non dovrebbe mai essere diviso in mio nome». «Anche se non concordo con la decisione dei vertici della mia organizzazione, sono sempre stato un membro disciplinato dell’ANC». «Continuerò a servire la popolazione del Sudafrica così come l’ANC, l’organizzazione che ho servito per tutta la mia vita».

Le dimissioni sono arrivate poche ore dopo l’irruzione della polizia nella lussuosa residenza dei Gupta, la famiglia indiana bilionaria vicina all’ex presidente ed al centro degli scandali per anni. Scandali sempre negati dagli stessi protagonisti. Zuma, nelle ore dopo l’irruzione, si era sempre mantenuto distante, dichiarandosi incolpevole. La polizia ha confermato l’avvenuto arresto di tre persone a Johannesburg. Secondo la ricostruzione dell’accusa, i Gupta si sarebbero serviti della loro vicinanza a Zuma per influenzare nomine governative, garantirsi contratti governativi multimilionari ed informazioni riservate. I sospettati sono attesi in Tribunale quest’oggi. E’ evidente come Zuma non abbia retto tutta questa pressione.

Ma cosa vuol dire questa uscita di scena per il Sudafrica?

Defiant in defeat’ e ‘Going, Going, Gone’ i titoli di alcuni giornali ad evidenziare la riluttanza di Zuma nel lasciare quella poltrona a lui così cara. «Il lungo incubo del Sudafrica è finito», scrive il ‘Daily Maverick‘. «Uno dei capitoli della soap-opera politica sudafricana si è finalmente concluso», scrive l’NKC African Economics in una nota. «Sarebbe gratificante vedere che l’impegno e la dedizione dell’ANC nel liberarsi di Zuma fosse ora diretto alla ricostruzione dell’economia, all’affronto della corruzione che ancora alberga nell’ANC e nel miglioramento delle sue scadenti gestioni di Governo».

Alle luci dell’alba, il Sudafrica sembra felice di essersi tolto un ‘peso’. L’ottimismo alberga un po’ qua e là ma non tutti sono dello stesso avviso. C’è chi sentirà la sua mancanza, a quanto pare, come afferma Jesse Duarte, vice secretary general dell’ANC, tra i tanti supporters di Mr. Zuma. «Questo è un momento molto doloroso». «Il Presidente Zuma rimane il membro principale dell’ANC. L’ANC vuole rendere omaggio allo straordinario contributo che ha apportato».

Non tutti, insomma, sembrano accogliere con il sorriso quello che a tutti i costi vuole essere un vero cambiamento. Dopo due decadi di supremazia dell’ANC, i sogni di uguaglianza e rinascita del Paese dovranno fare i conti con la realtà: l’uguaglianza in Sudafrica è quanto ci sia di più lontano dalla realtà.

Questo è il Paese che lascia in eredità Jacob Zuma. E le speranze si incanalano nel nome del neo Presidente Cyril Ramaphosa.

Cyril Ramaphosa

Sarà suo compito far ripartire la Nazione. Ramaphosa dovrà scegliere il suo vice e questo è un interrogativo che attanaglia la popolazione: sarà il Ministro delle Finanze, Malusi Gigaba? O forse Lindiwe Sisulu, suo compagno di corsa alle presidenziali dell’ANC o il vice presidente del partito David Mabuza, -vista la tradizione che vede Thabo Mbeki designare Zuma come suo vice Presidente e Zuma fare lo stesso con Ramaphosa nel 2014-?. Potrebbe anche essere Nkosazana Dlamini Zuma, che perse la corsa ai vertici del partito ma che potrebbe, comunque, costituire una scelta consona alla visione unitaria del partito, uno degli obiettivi di Ramaphosa.

Certo è che il neo presidente non erediterà un’Amministrazione semplice, con ministri macchiati di corruzione ed irregolarità. Forse propenderà per una scelta cauta e non troppo drastica ma, allo stesso modo, si pensa andrà a rafforzare quel distacco netto con gli scandali dell’era Zuma. Potrebbe, infatti, decidere di cambiare alcuni dei punti di forza della precedente amministrazione.

Che le aspirazioni della ‘Rainbow Nation’ possano finalmente rinascere? Ancora non si sa. Ciò che, invece, si sa è che ritornare alla prosperità non sarà cosa semplice in una terra così divisa.

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