giovedì, Novembre 14

Zingaretti, sbrigati! Non siamo coglioni, ma quelli si sono già rotti Lettera aperta al Segretario del PD: o gli italiani vedono che fate sul serio e non li trattate da coglioni, o cominceranno a cercare davvero l’uomo forte. Il Paese è a un bivio: o Salvini, e poi addio Italia con quel che segue, oppure con lei, ma solo se fa sul serio, ora e subito

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Quella di oggi -ne denuncio le intenzioni- è una lettera aperta a Nicola Zingaretti. Fatta oggi, alla viglia dell’Ohio italiano, perché comunque l’Umbria non è l’Ohio, e da queste belle -molto da macchina della propaganda salviniana- bisognerebbe uscirne se vogliamo essere seri e seriamente predittivi sul futuro. .
Chiarito ciò, devo partire da Giuseppe Conte.

Francamente, una volta di più il bel Conte a me pare solo patetico, quando dopo la giornata di convulsioni di Lunedì 21 Ottobre, se ne esce affermando che tutto va bene e che nulla è cambiato nella manovra, anzi, che nulla cambia perché lui non vuole, eccetera. Ma, purtroppo, Conte è quello che è.
Dopo la litigata con Matteo Salvini ci si poteva aspettare che avesse una sua linea, anche se appariva e appare difficile, visto che non ha nulla alle spalle. Non ha gli stellini, peraltro in piena confusione e con un capo che difende la propria posizione di potere con le unghie e i denti -più che altro, appare a chi lo osserva ‘da fuori’, difende il suo primo e unico posto di lavoro, questo non va mai dimenticato!-, , alle spalle, ha pienamente il PD, che certamente ha moltissima influenza su di lui -la sua fermezza nella difesa della manovra era chiaramente indotta-, PD che cerca di riprendere una linea accettabilmente comprensibile alla gente e il meno ‘istituzionale’ possibile, nel senso di difesa dello status quo. Anzi, a rifletterci bene -anche se dicendo ciò potrebbe trasparire una mia scarsa stima verso il sedicente ‘premier’ (che sicuramente se ne fa un baffo, anzi una pochette … mica sono uno dei nomoni del giornalismo e della politica italiana, io!)- la sua reazione a Salvini e alle vicende russe è stata, credo, dettata più che altro dal rancore verso uno che (scioccamente) lo trattava dall’alto in basso.

Resta il fatto evidente e chiaro come il sole, che la ridicola pretesa di ottenere una sorta di ‘nomination’ (lui parla solo inglese, così capisce, come Giggino) lo ha certamente avvantaggiato nell’immediato, ma nel lungo termine, credo, lo svantaggerà, anzi, ha già cominciato a svantaggiarlo.
Diciamoci la verità: di Ministri e Presidenti dei Ministri e perfino Presidenti della Repubblica, graditi, anzi, voluti dagli USA, ne abbiamo avuti più di uno, anzi molti, forse quasi sempre. Ma ogg, gli USA sono Donald Trump, cioè un Salvimaio incattivito e perfino meno colto di loro. Da internazionalista non posso non ricordare che la cosiddetta teoria della sovranità limitata, voluta e applicata dalle due superpotenze in perfetta coerenza, vedeva, nelle esemplificazioni correnti, due Stati esemplari: la Bulgaria per l’URSS e l’Italia per gli USA. Ma lasciamo correre, ora ci sarà da vedere come verrà fuori Conte dal pasticcio in cui si è cacciato per, molto probabilmente, fare quel favore a Trump del quale ho accennato per dire che certe lodi sperticate si ottengono solo … a richiesta. Ma nemmeno ne vale molto la pena: è il solito semplice, normale servilismo italiano, da sempre esistito dalla DC al PSI agli stellini ai leghini a Berlusconi, ecc.

Ma torniamo a noi, perché, come dicevo, lafermezza di Contepuzza’, puzza di induzione da parte del PD in particolare, che, visibilmente, soffre sempre di più la posizione scomodissima in cui si trova.
Ricordiamola velocemente: partecipa ad un Governo voluto dai nemici giurati del PD, Grillo (con Di Maio trascinato per la collottola per i motivi di cui dicevo, non certo onorevoli), e Renzi, che salta su quel Governo come un naufrago nel mare in tempesta, perché sa benissimo che se si va ad elezioni per lui è finita mentre ora può contare sulla truppa di yes-men e women di cui dispone in Parlamento. Per di più, Zingaretti si trova anche con la pressione interna di Dario Franceschini, a sua volta in frenesia da Governo, e molto ‘seccato’ per non essere il segretario del PD. Per cui, deve accettare non solo il Governo ma anche il premier’, che tira fuori dal taschino della pochette una verve quasi fanciullesca, anche se di una ambiguità (anzi, ipocrisia: l’ho scritto e non lo rinnego) da fare invidia a Malacoda, il diavoletto fetentello che mette Dante e Virgilio nei guai quando vanno, appunto, a chiacchierare con gli ipocriti. Lui, Conte, non disconosce nulla di ciò che ha fatto, però è prontissimo a fare l’opposto.

E, diciamocelo francamente, questo Governo, senza troppi squilli di tromba, fa abbastanza l’opposto del precedente, specialmente nella politica economica, anche se non può cancellare certamente le misure principali del precedente: il reddito di cittadinanza, una elargizione di pochi denari spesso non dovuti, cui dovrebbe seguire una offerta di lavoro che non c’è, anche perché non credo sia partita nemmeno la caccia dei ‘Nocchieri del Missipipì’, e la famosa quota cento. Ora, gli ipocriti, non mancano di gridare contro quest’ultima, omettendo di ricordare che nel bene o nel male in uno stato di diritto un minimo di rispetto per le decisioni prese ed in atto deve pure esserci. La situazione dei migranti sembra meno tesa, sostanzialmente perché meno sbandierata rumorosamente, anche a causa del fatto che la stampa, oggi, tende a sorvolare di più sull’argomento: l’ipocrisia mica è solo patrimonio della politica!

Ma i politicanti, più tranquilli sul fatto che a Bruxelles hanno la macchina dei fulmini in riparazione, ricominciano a mettere lebandierine: e dunque mentre Renzi minaccia fuoco e fiamme in Parlamento contro quota 100, Giggino difende a spada tratta (a dire il vero con il valido aiuto del duo Bellanova-Marattin) i commercianti e le partite Iva, da non tartassare, per carità, e pretende di lasciargli ancora sei mesi di libertà di imbroglio. Torno proprio ora dall’aver comprato due ombrelli da passeggio e un cappellino da fare invidia ad Augias … senza ricevuta!
Ora il rischio, il vero terribile rischio, è che questi ambigui rinvii, che irritano molto gli italiani credo, siano rinnovati, su misure già molto edulcorate. Il fine è evidente, è il paradigma della ipocrisia: ‘truffate ancora le tasse, ma noi non possiamo dirlo esplicitamente’.

E quindi ritorno a lei, Zingaretti, che in una nuova intervista a ‘Repubblica’ torna sul tema delle bandierine dicendo: « … Sul merito sono soddisfatto: abbiamo messo in campo un’idea di sviluppo legata alla giustizia sociale. Sul metodo, invece, non va: la cornice di litigi, polemiche e la rincorsa a mettere bandierine sui provvedimenti rischia di oscurare quanto di buono è stato fatto» e ripete: «Io di certo non voglio votare. Però pretendo che si governi bene e lealmente. Da segretario del Pd uso questo verbo non a caso. Si producano dei fatti, la si smetta con la ricerca ossessiva di polemiche e visibilità, perché questa è una degenerazione della politica che gli italiani non tollerano più e in tal modo resterebbe solo il governo delle poltrone, dei ministeri e delle nomine. Noi al governo restiamo solo finché produce risultati utili al Paese».

Sul merito non approfondisco, anche se, lo ripeto ancora una volta, solo quando si avrà il coraggio di ridurre a zero o quasi l’uso della moneta e si creerà un vero conflitto di interessi (oggi molto, ma molto edulcorato anche rispetto alle misure inizialmente annunciate) si affronterà in modo serio il tema dell’evasione, o meglio si continuerà a trattarlo in modo, scommettete … ipocrita! La faccia da giocatore di poker del Ministro Bonafede che presenta la ‘galera agli evasori’ di oltre 100.000 euro, è la prova più evidente di quanto dico.

Quanto agli italiani, lei Zingaretti lo ripete nella sostanza: non sono coglioni.
Sì, Zingaretti, non lo siamo, ma tra il non esserlo e sentire che si stanno rompendo, anzi, che a molti si sono già rotti, ci passa poco, molto poco. Anzi, ci siamo.
Mi creda, Zingaretti, stacchi un momento il telefono e non ascolti la voce monotona e insistente di Franceschini, gli italiani, molti italiani, moltissimi in modo contraddittorio, ma comunque moltissimi, sono giunti alla fine della pazienza. Mi creda: le folle oceaniche (beh, lacustri diciamo la verità) di Piazza San Giovanni per Salvini, dicono anche questo. Mi creda, o gli italiani vedono che fate sul serio e non li trattate da coglioni, o cominceranno a cercare davvero l’uomo forte. Le folle di Salvini, caro Zingaretti, ma anche gli altri che da Salvini non vanno, sono in gran parte composte da tipici italiani: siamo forse l’unico Paese al mondo in cui le stesse persone vogliono controlli maggiori del fisco e … sono anche evasori. Questa profonda ipocrisia, quasi strutturale di noi italiani tutti (ci metto anche me di mezzo), la sentiamo tutti e vorremmo uscirne.
Ci sono solo due modi per farlo: con Salvini, e poi addio Italia con quel che segue, oppure con lei, ma solo se fa sul serio, ora e subito, Zingaretti, ora e subito, domani! Il tempo non è poco, è finito.
Per altro lo scrissi che la sua con gli stellini era operazione da brividi.

Giggino, Renzi, ecc., ecc. sono solo il passaggio indicato da Malacoda per portarci nelle braccia di Salvini, nelle braccia dell’ipocrisia fatta Stato e quindi nel suo fallimento, il Venezuela è più vicino di quanto non si creda e anche il Cile … così Giggino non si disperde.
Zingaretti, ci pensi: oltre il ‘Corriere’, ‘Repubblica’, ‘il Fatto’, ‘Libero’, ‘La Verità’, ecc., c’è il Paese vero. Se non si sbriga, non lo trova più.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.