sabato, Dicembre 7

Zingaretti, le sardine ti guardano «Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita», dicono le sardine; ma Zingaretti lo avrà capito? Il PD deve riqualificarsi politicamente, riqualificare le sue idee, darsi un progetto e delle proposte identitarie e utili, buttare a mare gli stellini e Renzi, e provare a governare

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Qualche noterella in margine a ciò che accade, vale la pena di prenderla a fine settimana … a futura memoria e sotto l’onda, letteralmente vista la ‘liquidità’ dell’ambiente, dei successi delle sardine che vi nuotano.
Certo, molti giornali sono pieni dell’ultima creatura del fantasioso duo Calenda-Richetti, che con quello stile innovativo che li distingue, non sanno trovare di meglio che copiare il nome del glorioso Partito d’Azione, ma io francamente non credo valga la pena di parlarne.

Cominciamo dal piccolo Giggino, che si dice sconcertato per le proposte PD e intanto ‘consultala ‘basetta del partito per sapere se candidarsi o no. Poverino. Nicola Zingaretti che fai, lo sconcerti, così, all’improvviso, dai non si fa. Ma poi proprio lui, sempre così retto, leale, corretto, strabordante degli ideali tipicamente giovanili commoventi, assolutamente incapace di propaganda, ma anche così democratico, lui il ‘capo’! L’altro giorno, lo sconcertato, parlava di slogan, lo ius soli è uno slogan detto da lui, che vive di slogan stupidi, fa un certo effetto. Ma, ci sarebbe da dire: se affermare un principio di elementare civiltà, che riguarda la vita proprio quella fisica delle persone (Giggino, anche i ‘negri’ sono persone, lo sai?) è uno slogan, stiamo a posto. Giggino è al Governo, e questo dovrebbe sconcertare noi cittadini, noi tutti: si può essere d’accordo o no, ma slogan proprio non direi, e se uno che sta al Governo la ‘pensa’ così, poveri noi.

Cito testualmente dal manifestodelle sardine (chiunque lo abbia scritto è uno bravo, ma bravo assai, leggetelo, merita, merita ASSAI) che dubito Giggino abbia letto, posto che sappia: «Non c’è niente da cui ci dovete liberare, siamo noi che dobbiamo liberarci della vostra onnipresenza opprimente, a partire dalla rete. E lo stiamo già facendo. Perché grazie ai nostri padri e nonni avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare». Attento Giggino, attento. Il manifesto comincia con una frase micidiale: «Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita» … certo, la frase pecca molto di ottimismo, la mancanza del punto interrogativo è un complimentograziosoa Giggino e ai Mattei, ma li mette tutti nel medesimo mazzo.

Altro che o-ne-stà-o-ne-stà-o-ne-stà, da ripetere anche all’infinito anche alla afflitta da molte relazioni Ministro Elisabetta Trenta, che generosamente lascia l’appartamento, che però spetterebbe al marito: l’ultimo squittio in difesa di una propria perduta onorabilità, che piccineria! Specie perché condita con il delicato riferimento al fatto che sotto la sua casa di proprietà … ci sono gli spacciatori. Care sardine, che aspettate a suggerire alla Ministro Trenta il numero dei carabinieri? Ci sarebbe da aggiungere una frase ancora del manifesto, certo difficile da comprendere per Giggino e Mattei, che dice: «Avete scelto di affogare i vostri contenuti politici sotto un oceano di comunicazione vuota» … di nuovo generosi: quali contenuti politici?

Ma non basta, perché un certo effetto fa pure l’intervento, stonatissimo, di Stefano Bonaccini sullo ius soli, che evidentemente non si rende conto della fortuna che ha avuto di non avere fra i piedi Luigi Di Maio. Sì stonatissimo: peccato, mi era sembrato una persona seria e affidabile e lo ho anche scritto. Stonatissimo, si preoccupa di non perdere qualche voto di odiatore di stranieri emiliano? Teme che ci si dimentichi dei problemi di Bologna, per pensare solo agli odiosi stranieri? Teme per la plastic tax dei suoi amici e sostenitori plastificatori? Che etica, che senso dello Stato! Che lungimiranza! Affermare di volere lo ius soli non esclude di occuparsi anche di altro, anzi. E questo lo capisce anche un bambino. E poi, per farlo, bastano due sedute parlamentari, in tre ore è cosa fatta, come disse Giggino per i parlamentari.
Ma il punto centrale in questi giorni di sardine in moto, mi pare, è un altro, molto più serio.

Il PD ha l’esigenza urgente, urgentissima, di riqualificarsi politicamente, anche perché questa folle alleanza con gli stellini lo sta distruggendo, perché gli fa perdere irreversibilmente non la ‘sua’ identità, ma ‘una’ identità puramente e semplicemente.
Si trova il PD, in questo momento, a fare la solita donazione di sangue in nome di un non ben motivato senso di responsabilità. Ma verso chi? verso il Paese? Ma il Paese è nei guai fino agli occhi, a causa esattamente della politica insulsa degli stellini e della Lega. Ora, per carità, si può ben dire che il PD ci ha messo del suo, è indubbio. I governi Matteo Renzi e Paolo Gentiloni sono stati un disastro dietro l’altro, per non parlare degli scandali vari e della politica xenofoba di Marco Minniti. È vero, c’è ancora, chi nel PD punta solo alle posizioni di governo, come Dario Franceschini, alle ‘mediazioni’, alla ‘PiRuBi’, scherzavo l’altro giorno, sì, purtroppo c’è.

Ma, ideali a parte, e per restare cioè su un discorso molto concreto e realistico, è un fatto che il PD perde consensi e stima, specialmente quest’ultima, aggravato il tutto dal fatto assurdo per cui non è in grado strutturalmente e concettualmente di reagire alle ondate che si susseguono di insulti e falsità diffuse su di lui: non è mai riuscito, il PD, a organizzare nulla di simile alla macchina propagandistica in rete di Salvini e degli stellini. Ha però capito, il PD o almeno una parte dei suoi dirigenti, che la politica della gestione quotidiana delle cose non funziona, che di fronte alla propaganda idealedi Salvini, si deve reagire sul medesimo terreno.

Propaganda ideale di Salvini? Certo, è evidente. Lungi da me l’idea di immaginare (sia pure nel peggiore incubo notturno) che Salvini abbia ideali, ma sta in fatto che ha un’idea autoritaria di estrema destra, diciamo chiaramente fascista, che diventa ancor più fascista grazie a Giorgia Meloni, e quell’idea la esplicita. Idee pessime, ma che colpiscono molti elettori: l’uomo che risolve tutto, l’uomo che caccia i nemici interni come i migranti, l’umo che si ribella alla Merkel, … l’uomo che non ti fa pagare le tasse, ecc. Se poi non ha nulla di costruttivo in mente, questo nessuno lo spiega alla gente, e meno che mai lo fanno la Bestia e la Meloni o i giornali di riferimento, basta sentirli quando difendono, con una faccia tosta da fare impressione, gli evasori fiscali.
Ma lo sbugiardano e lo sbeffeggiano le sardine e per fortuna il PD ha capito di non cercare di metterci su il cappello, e, d’altra parte, come potrebbero su frasi come questa: «Siamo un popolo di persone normali, di tutte le età: amiamo le nostre case e le nostre famiglie, cerchiamo di impegnarci nel nostro lavoro, nel volontariato, nello sport, nel tempo libero. Mettiamo passione nell’aiutare gli altri, quando e come possiamo. Amiamo le cose divertenti, la bellezza, la non violenza (verbale e fisica), la creatività, l’ascolto».

Zingaretti, hai capito? Persone normali, che pensano cose normali e vogliono politici normali, perfino umani. Da ciò l’urgenza di rifondarsi per il PD. Rifondarsi, non tanto e non solo nella struttura (specialmente periferica devastata da Renzi), quanto nelle identità: nelle idee. Oggi come oggi il PD appare a molti come una macchina di potere inceppata.

Zingaretti, sempre che lo abbia veramente capito e lo sappia fare, ha il problema di riqualificarsi con le sue idee, e quindi con un progetto e delle proposte identitarie e utili, ma specialmente comprensibili, anche allo scopo di distinguersi sul piano etico sia da Salvini, sia dagli stellini, sia da Renzi. Zingaretti ora ha il compito di governare, non di galleggiare come Renzi e gli stellini.

Lo scontro è tutto lì. Anche perché, se il PD riesce a qualificarsi idealmente e ad assumere una identità chiara e di prospettiva, può sperare di fare svegliare sia i tanti che sono affascinati dalle fantasie autoritarie di Salvini, sia, specialmente, i tantissimi che stanno a guardare, ma con interesse, come le sardine.
Una identità aperta a tutto il mondo italiano e che sappia distinguere e fare distinguere ciò che è di sinistra da ciò che non lo è, ciò che è progresso da ciò che è regresso, Bergoglio da Ruini.

Non credo -e lo dico chiaro da ex votante del PD molto perplesso su un voto futuro- che il PD possa più tollerare le ridicole intemerate di Giggino, che, imbeccato da Salvini (e da Antonio Patuelli! Ma non era il lercio esponente dei poteri forti?), si scatena contro il MES, che nemmeno sa cos’è e osa dire, lui, lo stellino capo, uno che vive solo di quello (e dello stipendio di parlamentare e di Ministro) che ‘basta slogan’, con riferimento allo ius soli … per lui (abituato a non lavorare e a esistere senza sapere perché) la vita delle persone non ha rilevanza e peso alcuno. Tutta questa vergogna va cancellata da questo Paese e il PD deve decidere: vuole cercare di farlo o almeno cominciare, oppure vuole restare abbarbicato a qualche poltrona?

Ecco, per fare un esempio, vista la ‘sparata’ di Patuelli, la risposta del PD dovrebbe essere urlata: come si permette costui di ricattare l’Italia minacciando di non comprare più titoli di Stato perché non informato adeguatamente sulle trattative sul MEF? come si permette di pretendere di dettare legge in merito? è lui il Governo? Il PD non può tacere su cose del genere se è un partito serio, se non altro per principio, o ha paura delle banche? Si dimetta, dunque, Patuelli, e subito e, magari, si vergogni. Ma non devo dirlo io. Bisogna che in questo povero Paese si torni al rispetto delle istituzioni e dei ruoli, e magari, già che ci siamo, anche dell’intelligenza e della cultura.

Fateci caso, per favore fateci caso: i promotori delle sardine sono quattro persone di ottimo livello culturale e preparazione, laureati, che fanno la guida turistica o l’allenatore. Sono l’immagine (tragica, sì, tragica) della odierna società italiana e non solo. Fateci caso! E notate che a Salvini & co., portano libri. Attenti che domani non vengano anche al Nazareno a portarvene!

È per questo che dicevo l’altro giorno, che è venuto il momento, dopo le assise di Bologna, che il PD riunisca la propria dirigenza e faccia e pubblicizzi un programma di governo preciso, deciso e ideale. Lasciando strillare gli stellini e Renzi.

Forse comprendo male (con i ‘politici’ bisogna sempre essere cauti), ma mi pare che qualcosa del genere, sia pure in un linguaggio tutto politichese, lo dica Marina Sereni: «In questo quadro l’esperienza di governo che stiamo conducendo non può essere vissuta come un incidente di percorso e nemmeno come una parentesi prima del prossimo voto. Dobbiamo lavorare per far maturare una visione del Paese (e dell’Europa) che renda quelle priorità lotta alle diseguaglianze e sviluppo sostenibile una prospettiva coerente e di medio periodo di un nuovo campo democratico e progressista, in Italia e in Europa. Le migliaia di persone che in questi giorni si mobilitano accalcandosi nelle piazze come ‘sardine’ e cantando ‘Bella ciao’ meritano molti applausi ma anche una risposta politica: la capacità di tradurre in un’alleanzaperuna somma di validissime ragioni contro Salvini», mi pare di avere scritto qualcosa del genere, perfino io! Ma da quel ‘politichese’ incomprensibile si deve uscire con proposte chiare, una linea, un obiettivo, non «ma anche», quella è roba per il giallista Veltroni.

È difficile che il PD lo sappia e lo voglia fare. Ma è arrivato un aiuto insperato al PD: le sardine. Non tanto e non solo come ‘movimento’ (non lo sono e spero che continuino a non esserlo), ma come stimolo, come massa di pressione, come dimostrazione che c’è chi vuole realmente certe cose, che vuole cambiarle, che le piazze non sono soltanto di Salvini e Giggino.

Zingaretti, ve lo stanno dicendo forte e chiaro, tuonando, l’opposto delle orride ‘maggioranze silenziose’: «Crediamo ancora nella politica e nei politici con la P maiuscola. In quelli che pur sbagliando ci provano, che pensano al proprio interesse personale solo dopo aver pensato a quello di tutti gli altri. Sono rimasti in pochi, ma ci sono. E torneremo a dargli coraggio, dicendogli grazie».
«…ma ci sono», dicono le sardine, non deludete quel grido, allegro sì, ma disperato.

Sì, cari Zingaretti & co., avete, o dovreste avere capito benissimo: è venuto il momento di vedere se le avete o ne parlate soltanto … intendo, le palle!
Pensateci, le sardine, e anche le ‘fravaglie’, vi guardano. Ma il tempo è finito.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.