martedì, Novembre 12

Zingaretti in giallo-rosso: operazione da brividi, potenzialmente grandiosa Un governo PD-M5S sulla base dei 5 punti approvati ieri dalla Direzione Nazionale PD potrebbe dare il via ad una vera grande novità nella vita politica italiana

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Visto che ormai il linguaggio ‘libero’ tende a prevalere, ne uso un poco, solo un pochino anche io, per dire che se Nicola Zingaretti ha le palle, meglio se almeno quattro, potrebbe dare il via ad una vera grande novità nella vita politica italiana: quella che si attende da almeno venti anni e forse più.
Perché l’operazione che sta tentando, un po’ controvoglia sembrava, è da brividi e ha due possibili vie di uscita: un pasticcio o pasticcetto che riporterà Matteo Renzi in sella e il partito alla scomparsa o, come dicevo, una novità veramente rivoluzionaria.
Oggi, con l’ultima giornata di consultazioni al Quirinale, forse capiremo un po’ di più su cosa sarà (pasticcetto o operazione da brivido) l’eventuale governo giallo-verde

L’operazione, tanto per cominciare, parte da un presupposto che di per sé è già una mina gigante: niente elezioni e quindi gruppi parlamentari attuali, insomma questi deputati e questi senatori. Cioè massimo (o quasi) potere a Renzi.
Se Renzi e il suo gruppo prevalgono e seguono quella che pare la linea privilegiata da Renzi, il governo sarà un governicchio di relativamente breve durata, che ci porterà alle elezioni fra un anno al massimo, affondando definitivamente il PD, ma permettendo a Renzi di portare avanti il suo disegno di creazione di un partito di centro, una nuova DC, assorbendo i resti di Silvio Berlusconi e giocandosi così l’elezione del Presidente della Repubblica nel 2022: Renzi (e Berlusconi) è abbastanza cinico per progettare una cosa del genere. Io continuo a guardare con preoccupazione da quella parte: Berlusconi tace, continua a tacere, non salta nel gruppone di Salvini, non si espone, guarda.

Lo ho detto dal primo momento. Berlusconi è tutto fuor che fesso e ha un naso invidiabile, un intuito da cane randagio. Ha capito, intuito, che Salvini stava andando a sbattere e lo ha lasciato cuocere nel suo brodo e ora che Salvini, in un modo o nell’altro, appare (ma forse è) perdente, lo guarda annaspare e aspetta che i lunghi coltelli interni alla Lega comincino a pungere o a tagliare.
Giancarlo Giorgetti e i lombardo-veneti sono furiosi e il Capitano potrebbe avere la vita molto difficile e Berlusconi attende quieto, reagendo malamente, pare, alle proposte di matrimonio della fidanzata, ma, come dicono i raffinati ‘wait and see’.
Se il governicchio è solo un governicchio e salta, lui la fidanzata la lascia dov’è, sposa Renzi e avrà così assicurata la discendenza politica del suo movimento, che, diciamocelo francamente è una sorta di corte dei miracoli di improbabilità totale.

Ma se Zingaretti ha le predette palle, allora potrebbe condurre lui, in prima persona e solo in prima persona, una trattativa dura e decisa con gli stellini, non certo con Luigi Di Maio, figuriamoci, ma con quelli che contano ora: Davide Casleggio e forse Beppe Grillo, o meglio con i loro portavoce, suvvia ci siamo capiti.

Una trattativa seria, dico, che si basi su quei cinque punti di programma contenuti nell’Ordine del giorno approvato dalla Direzione nazionale del PD di ieri che sarebbero di grande interesse, ma che, specialmente, hanno come premessa il ritorno serio e deciso all’Europa e in Europa. Basterebbe questo a scompaginare le truppe stellate, e a costringere le (poche) persone serie che ci sono in quella accozzaglia di incompetenti e arroganti, maleducati e ignoranti, a cercare di parlare di politica vera, anzi a imparare a parlare di politica vera.

Quel movimento, ha in sé un gioiello di origine, che ha perso di vista negli ultimi tempi, ma che c’è e che non si riduce a o-ne-stà, ma va molto oltre, se coltivato, perché potrebbe trasformare o-ne-stà in un progetto politico di rinnovamento morale, ma fondato su progetti politici di sinistra, cioè realmente popolari e non buffonescamente populisti.
E in questo gli stellini potrebbero davvero essere utili se non decisivi, perché, nel bene o nel male, rappresentano e cercano (finora malamente, ma col PD saprebbero farlo meglio) di interpretare bisogni e pulsioni reali nella società italiana: quei bisogni, quelle pulsioni che si possono sintetizzare nel bisogno diprotezione’, cioè di un governo che si occupi di queste masse (e sono vere e proprie masse) che hanno paura del futuro e nel futuro, e che, finora, sono state aizzate a urlare, a maledire, ma mai a costruire su quelle paure e per superare quelle paure un progetto politico, che proprio per questo non può non essere ‘di sinistra’.

Non è roba per Di Maio, sia chiaro, né per Dibba e escluderei perfino Roberto Fico che si fa avanti sempre, ma non mi pare di grande spessore.
Ma anche qui una prima enorme difficoltà per Zingaretti. Perché, posto che il progetto parta e che dunque Zingaretti di fatto ‘salvi’ dall’abisso gli stellini, tra questi ultimi l’arroganza, i pregiudizi e la banalità non mancano, anzi. Proprio poco dopo la crisi un certo Stefano Buffagni, inutilmente capelluto, blaterava di capo politico Di Maio, mantenimento della linea e banalità simili. Così non si andrebbe avanti di un passo. E, credo, Zingaretti lo sappia, anche perché con alcuni stellini ha dovuto collaborare e collabora perfino con successo e dunque, speriamo, sa come si fa: ed è l’unico che può vantare una esperienza simile. Dovrà, però, scegliere gli interlocutori veri, al di là di quelli apparenti!

Però è un fatto certo che se l’operazione andasse in porto come ho detto, cioè con la partecipazione di persone non già coinvolte nel disastro fin qui fatto e meno propense a spencolarsi da balconi per celebrare l’indebitamento ulteriore dell’Italia, beh potrebbe essere molto interessante, perché porterebbe allo scoperto, nel senso che se ne occuperebbe sul serio, quella gran parte di persone i cui bisogni sono impellenti e che non si soddisfano con la sciocchezza del reddito di cittadinanza, per non parlare di quota cento!

Ma non basta. Zingaretti ha ben altro ancora da fare. Mettere a tacere, con cortesia ma con decisione, quella parte (ahimè grande) del PD avvezza e adusa solo al potere (Renzi e Lottoschi, per intenderci) e che concepisce e ha sempre concepito la politica come il proprio tornaconto, magari non economico, ma peggio, molto peggio, di potere. E li abbiamo visti questi personaggi all’opera, e abbiamo visto cosa sono capaci di combinare.
E il povero Zingaretti se li troverà subito pressanti e affamati (di potere, per carità, solo di potere) già tra poco, quando si riuniranno a quella buffonata della ‘Leopolda’, quella sorta di contro-congresso, che si riduce alla fiera delle vanità e delle chiacchiere fini a sé stesse.

Non so cosa abbia in mente Zingaretti, che giunge a ciò molto titubante, quasi costretto, non lo so, ma quei cinque punti contenuti nell’Ordine del giorno approvato dalla Direzione nazionale del PD di ieri sono importanti e seri e si sostanziano nella frase finale della relazione di Zingaretti alla Direzione PD, bella, seria, ma incomprensibile a molti nel PD e a moltissimi stellini: «Lo scopo deve essere quello di chiudere la strategia del populismo ed affermare con chiarezza le ragioni della democrazia liberale e l’orizzonte europeo».
Una volta che qualcuno con pazienza lo avrà spiegato agli stellini, quanti saranno disposti a farlo, cambiando così profondamente pelle e … palle?
Auguri Zingaretti, auguri sinceri!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.