giovedì, Novembre 14

Zingaretti: idee pesanti, e poi pugni sul tavolo Politica è: programmi, idee, proposte, affidabilità; il resto è rumore. Ma bisogna agire con chiarezza e con un disegno comprensibile: ci vuole uno schock, non le mezze misure. Zingaretti o lo sa fare o vada a casa

0

A leggere i giornali Lunedì mattina, sembra di assistere al passaggio di una cometa tra via Montenapoleone e Piazza della Scala. Da un lato il disastro, la débacle, la fine di un’era ‘il Governo all’opposizione del Paese’; dall’altro, la vittoria straordinaria, il Governo abusivo, e chi più ne ha più ne metta.

E il condimento, anzi, la ciliegina sulla torta è la ‘mazzata’ (suvvia lo scappellotto … che, come dico subito è molto peggio) sulla testa del bel Conte, e sui suoi maneggi prima (e non sarebbe male, era il suo mestiere, cattedra universitaria a parte che serviva solo per comprarsi le pochette) e specialmente dopo, oscuri, poco chiari, molto poco nobili … perfino Silvio Berlusconi e Maria Elena Boschi ‘uscivano dall’aula del Consiglio’ prima di decidere cose che stavano a loro molto a cuore. Appunto, non è una cosa grave, ma è disgustosa, poco leale, un piccolo trucchetto da avvocaticchio: gli italiani accettano (e perfino ammirano) gli imbroglioni in grande, ma disprezzano i piccoli approfittatori. Lui, Conte, Giuseppi, il ‘premier’, si dice tranquillissimo: ottimo, cosa aspetta a tornare al suo studio di avvocato, così stiamo tranquilli anche noi
Subito il leale Matteo Renzi, accompagnato dalla proletarissima Teresa Bellanova e dalla nobilissima Boschi a sparare a zero su Nicola Zingaretti e sul Governo: da loro voluto, il Governo, da loro azzoppato, Zingaretti. Molto nobile.
E Giggino? Del tutto impazzito. Lo avevo scritto ieri, prima dell’evento, che il suo atteggiamento ambiguo, critico, dubbioso … ‘furbo’ era pessimo per le sorti delle elezioni umbre.
Ma un momento, calma, ragioniamo.

Prima di tutto, si tratta delle elezioni umbre, un test importantissimo, sia chiaro, ma ridotto nella quantità, nei tempi e nei modi, visto che nasce imprevisto e dopo uno scandalo assurdo, dove non ha pesato (lo vorranno mai capire questi politicanti da strapazzo?) lo scandalo in sé, i soliti soldi male utilizzati e sprecati e malversati, ordinaria amministrazione, ma ha pesato il modo: le dimissioni de-dimissionate e poi de-de-dimissionate, la volgarità deil potere è mio e ne faccio ciò che voglio’ … che finché era l’utero se ne poteva anche discutere, ma così!

Non sono bravo a fare filosofia politica, non sono un sociologo di vaglia e nemmeno di mezza tacca, non sono un ‘grande giornalista’ (se solo penso alle spatafiate che leggeremo e ascolteremo per i prossimi dieci giorni, mi viene il latte alle ginocchia … ma per fortuna sarà un po’ impegnato in altre cose giusto un tantinello più serie), insomma non sono uno da ascoltare con particolare attenzione, ma scusate, cosa c’era da aspettarsi?

Lasciamo perdere il vedere se il ‘popolo italiano’ è più o meno strutturalmente di destra o no. Sono affermazioni senza senso, scusatemi se mi permetto. Un popolo è un popolo, che ragiona sulla base di alcune ovvie cose: il progresso nel benessere, la soluzione dei problemi concreti di ogni giorno, le prospettive per il futuro, la cultura di cui dispone, che poi è la cosa più importante, non a caso trascuratissima dai nostri politicanti. Che cos’è un popolo di destra o un popolo di sinistra?

Di questo si deve parlare. Non delle manovre e manovrette di palazzo; non chiedersi se adesso Tizio, farà l’occhiolino a Caio per risolvere i problemi di Sempronio e mantenere il controllo su una posizione di potere. Non interessa sapere se Renzi brigherà per allearsi con questo o con quello, o per tirare schioppettate su Zingaretti o su Di Maio. Nemmeno interessa sapere se Di Maio, il ‘capo politico’, pressato dai suoi (così scrivono molti giornali), dichiarerà che d’ora in poi non si alleerà con nessuno, o con il diavolo, o di nuovo con Salvini, che, peraltro, lo schiferebbe. Neanche, infine, si tratta di sapere se il merito dellavittoriaè o meno della Bestia di Salvini’, salvo a dire che, visto che una simile cose esiste, logica vorrebbe che le si opponesse: a) qualcosa di analogo; b) una critica e una sconfessione continua e quotidiana di ciò che afferma.
Se Renzi e Di Maio oggi attaccano e criticano, io mi permetto di suggerire: bene, benissimo, evviva! Finalmente Zingaretti, se esiste, può ricominciare a fare Zingaretti, insomma a fare politica, se sa farla, o andarsene se non sa farla, l’ho scritto ieri, lo ripeto oggi.
Ma se Renzi e Di Maio fanno così, sono come quel tale, furbastro, che per fregare l’amico taglia il ramo sul quale sta seduto anche lui … o forse solo lui. Buffonerie come ‘la genialata’ e ‘lo avevo detto’ (e che alternativa c’era?), oppure i distinguo di Giggino che fa melina sulle decisioni già prese, ‘bisogna discutere’, insomma cerca di mettere i bastoni fra le ruote e attribuirsene i meriti eventuali, ma poi vuole ‘migliorare’ il Governo, lui!
Ha ragione Bettini, chiunque egli sia: ora basta. Per citare Zingaretti, i coglioni degli italiani sono in fiamme: o li spegne Zingaretti o, purtroppo, ci penserà Salvini e l’Italia si iscriverà al Centro Africa. Quanto a Conte, che canta Modugno, ormai siamo all’avanspettacolo, a Napoli diremmo alle ‘guarattelle’: si informino bene Matteo, Giggino e Giuseppi su cosa significa quel termine e, già che c’è, anche lo sciamannato Bettini. Politica è: programmi, idee, proposte, affidabilità; il resto è rumore.

Eh dunque mi spiego. Lo ho scritto ieri: Zingaretti ora ha una carta in mano da giocare, una carta pesante, forte e decisiva per lui. Purtroppo vedo che già a poche ore dalle elezioni umbre sembra intenzionato a non giocarla. La carta di cui parlo è dire chiaro e tondo ai due: o la smettete subito, ma proprio subito, ora, anzi ieri, oppure io, proprio io, faccio cadere il Governo. Dopo di che si vede, dovrebbe dire Zingaretti ‘o si va ad elezioni e voi siete finiti: il PD ha mantenuto sostanzialmente le sue percentuali, Di Maio ha più che dimezzato, Renzi non esiste’, o si cambia Governo, ad esempio convincendo Mario Draghi (che cade oggi a fagiolo, se … la moglie glielo consiglia, e credo di no!) o altri, ma liberandosi anche di Mister pochette, che lucidamente Zingaretti aveva valutato per quello che è.
Ma a ciò c’è una premessa, che sarebbe urgente articolare e fare vedere. La politica.

L’Italia arranca, gli investimenti si fermano, nessuno paga le tasse, i servizi peggiorano, le prospettive mancano, l’Alitalia è il paradigma del nostro Paese, questo sì come la canzone ‘parole, parole, parole’. Si possono fare due cose. Adagiarsi sullo status quo, e dire spendiamo soldi che non abbiamo, facciamo finanza allegra, evitiamo di fare pagare le tasse e prendiamoci il potere … poi magari finirà come in Argentina o in Cile, ma noi intanto ci saremo messi al sicuro il nostro di futuro, e questa è la ricetta Salvini-Meloni. Oppure, dire chiaro: da questo schifo di imbrogli quotidiani, di mazzette, di truffe, di politica di oggi per stasera, bisogna uscire e portare un progetto, magari difficile, ma che dica chiaro, innanzitutto, che bisogna che tutti paghino le tasse. Non è vero che vanno blanditi gli imbroglioncelli. Ognuno che ‘imbroglia’, magari poco, a sua volta si vede imbrogliato e -permettetemi ho fatto un mio piccolissimo sondaggio e ne trovo conferma- comincia a pensare che è meglio che anche gli altri non imbroglino più, anche se deve rinunciarci anche lui.
Di Maio, Renzi, Bellanova, e naturalmente Salvini, non accetterebbero, loro guardano al voto domattina e reagiscono come quando si cercò di imporre delle regole ai tassisti, scappano. Ma un politico che sia tale, è in grado di decidere di ‘scommettere’ sull’onestà di fondo dei concittadini, sull’onestà vera, che emerge se chi propone cose è onesto davvero e leale. E disegnare in fretta una prospettiva, un futuro credibile.

Badate bene, nella melma in cui siamo, io credo che questo sia un momento d’oro per l’Italia: lo spread scende, la UE ci guarda con meno sospetto, la crisi dovrà pur passare, i ceti più poveri si possono aiutare non con i regali ma con premi a chi lavora. Ma bisogna agire con chiarezza e con un disegno comprensibile: ci vuole uno schock, non le mezze misure. Se la gente vede che chi strilla, alla fine non riesce a governare, comincia almeno a guardare a quello che fa chi governa, e magari a capire … certo se chi governa fa e dice cose chiare.

Questo Governo ha fatto due (sole) cose intelligenti: tagliare il cuneo fiscale e scommettere sulla moneta elettronica. Avrebbe dovuto fare di più, e con più decisione su entrambi, anche a costo di rinviare all’anno prossimo un po’ di IVA. Quei due provvedimenti la gente li vedrà operativi, tra le mani, ogni giorno … rinviarli è stata la polpetta avvelenata del duo di aspiranti suicidi Giggino e Matteo.

Come dicevo ieri, forse Zingaretti può cercare una sponda in Grillo, lasciando affondare Giggino e i suoi, per fare un progetto grande, che possa passare anche sulla testa di Renzi, che progetti non ne ha, non perché non ha il potere, ma perché non ha idee vere che non si rivelino pura propaganda. Non basta, però, dire che le polemiche sul Governo non hanno aiutato. No, no, no. NOOO, occorre dire chiaro: siete dei traditori, mentitori, incapaci di volere qualcosa di utile. Si deve dire chiaro e netto: che cosa può accadere mai? Che Renzi se ne va … dove? Che Di Maio mette il broncio? Suvvia, ora è il momento dei pugni sul tavolo e delle idee pesanti, non delle chiacchiere e delle piccole sommesse manovre. Non c’è da ‘rinacciare’ uno strappo, c’è da dire se continuate a tirare io lascio che lo strappo vada fino in fondo.

Ma, credo umilmente, se Zingaretti non se la sente di seguire questa strada, dura e da percorrere a muso duro, durissimo, proprio per fare vedere anche agli umbri che gli hanno voltato le spalle che la lezione è stata capita, lo ripeto, meglio che se ne vada onorabilmente … se smette Montalbano, può smettere anche lui!

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.