giovedì, Novembre 14

Zingaretti: cari di Maio e Renzi, ora gioco io Alla fine il paziente Nicola Zingaretti ha parlato: fate tutti i vertici che vi pare, ma attenzione, se ricominciate il gioco delle bandierine, faccio cadere il Governo, e per voi, Renzi e Di Maio, sarebbe la fine

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Come era prevedibile, ma specialmente auspicabile, alla fine anche Nicola Zingaretti ha parlato.
Finora ha apparentemente subito senza reazioni visibili, ha accettato di fare un Governo che non voleva proprio fare, ha accettato un sedicente ‘premier’ che proprio non voleva, essendosi rivelato l’uomo per tutte le stagioni, ha preso sul serio Luigi Di Maio, accettando di lasciargli uno dei Ministeri più importanti (e purtroppo lasciandolo a fare danni, ‘amico Ross’ incluso), ha sopportato gli insulti di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, gli sberleffi di Di Maio, di Dibba, di Beppe Grillo, le ironie, il cinismo, i ricatti e le forzature di Matteo Renzi senza fiatare e poi ne ha preso nota dell’uscita dal partito, credo con un grande sospiro di sollievo, ma senza dire una parola. Ha accettato e sopportato di passare per uno poco reattivo, un po’ succubo degli altri, e ha perfino (io credo che sia così) ‘giocato’ sulla cosa, lasciando che sul proscenio recitasse il pessimo Dario Franceschini.

Ma ha lavorato, questo mi pare anche di averlo detto, mentre ne criticavo il sorriso eccessivamente presente e dall’aria un po’ ingenua, lo chiamavo il ‘fratello di Montalbano’: si è visto, però, che ne ha un po’ il carattere! Ha lavorato nelle condizioni più difficili per lui, ma specialmente per il Paese, questo bisogna riconoscerglielo, e ha (credo che questa sia in gran parte farina del suo sacco, anche se forse non lo sapremo mai) ‘indottoil bel Giuseppe Conte, grazie anche alla presenza del ‘chitarrista’ ma competente Roberto Gualtieri, a produrre una manovra con due o tre punti poco sbandierati ma molto importanti: la cancellazione quasi completa delle clausole sull’IVA, un inizio solo apparentemente timido di soccorso ai lavoratori più sfortunati, un inizio, molto contrastato ma netto, di lotta all’evasione fiscale, con la riduzione progressiva del contante e meccanismi complicati ma ragionevoli di incentivazione dell’uso della moneta elettronica.

Con grandi borbottii e ‘mal di pancia’ (si usa molto dire questa volgarità, ma tant’è), alle 4 del mattino la cosa è passata, poi c’è voluto il secondo tempo per fare giocare il duo Giggino-Matteo. Fieri avversari la limpida memore del suo passato di bracciante Bellanova e il competente Marattin, contrari ai tentativi di mettere qualche soldo in più in tasca ai lavoratori più sfortunati (meglio un aiuto alle famiglia, tuonava Renzi applaudito dai due!) e fare pagare un pochino, giusto solo un po’, di tasse a chi abitualmente non le paga che sono anche, sia pure non ‘solo’, i commercianti, i tassisti, i professionisti -non solo gli idraulici- e Di Maio (poverino a New York a passeggiare, lontano dalla sua poltroncina, come se lo avessero fatto apposta: si sa se non c’è lui non c’è il partito) a sua volta ostile all’idea di fare pagare le tasse a chi non le paga, ma molto arrabbiato con i grandi evasori, che, suppongo anche su suggerimento del geniale Bonafede, crede che si trovino sulle ‘Pagine Gialle’, alla lettera ‘F’, voce ‘furbastri’, accanto, invero alla ‘G’, rapporto Giovannini.

Ma alla fine la manovra è passata ed è stata inviata a Bruxelles. Sembra un fatto burocratico, ma non lo è, perché solo se finalmente l’Italia appare affidabile, si può contare sulla chiusura di un occhio sul deficit e quindi mettersi a polemizzare ora è una cosa al limite dell’‘alto tradimento’.

Ma che volete, le prime donne sono prime donne sempre, e di occasioni per farlo ce ne erano, specie per Renzi, ‘impegnato’ nella Leopolda, una buffonata rumorosa e piena di luci sfavillanti, di effetti speciali, di immagini che cadono dal cielo, di un leader (in camicia, per carità) illuminato come i santi nelle chiese, che deve pur dire qualcosa, no?
E allora prima manda avanti Maria Elena Boschi a dire che il PD è il partito delle tasse, e poi, Teresa Bellanova, ufficialmente capo del partito ma sempre numero almeno due, presentare un partito senza tessere ‘così si evitano i signori delle tessere’ (ma non i signori di Microsoft) e sparare ad alzo zero contro la manovra appena approvata, col suo voto favorevole. Errore gravissimo, incomprensibile in un politicante ‘navigato’ come lui … ha messo la testa nel cappio che si è fabbricato da solo. Mi pare di averlo già scritto: ormai Renzi è solo urla e brufoli, minaccia, ma non morde, non perché non voglia, ma perché non ha i denti.

L’altro, l’ex dioscuro di Salvini, ‘rosicava’ (altro termine molto in voga tra i politicanti) perché non aveva partecipato al Consiglio dei Ministri, e sentiva il rischio (secondo me sentiva male, ma ci tornerò) di perdere voti tra coloro che le tasse non le pagano, che sono tanti.
Ecco, se mai ci fosse un dubbio su chi sono realmente quelli che non pagano le tasse e che hanno portato il Paese al punto in cui è, basterebbe vedere la foga, anzi, la foia, con la quale quei due sbraitano contro la manovra: ‘difendonomolte centinaia di migliaia di voti, e Renzi cerca adepti già con poltrona annessa, vuole diventare, come scrive acutamente De Angelis, Forza Italia Viva.

Anzi, aggiungo una giuggiola a quanto sto scrivendo. L’altra sera da Lilli Gruber c’era, tra gli altri, il divino Corrado Augias, quello che sa tutto, ha una cultura immensa, parla come un evangelista serenamente conscio di sé -‘che volete io so tutto non è colpa mia’, parla come una sorta di voce fuori campo vivente, conosce Istanbul come le sue tasche ed ha un senso civico ed un’etica da fare invidia a Gesù Cristo, c’era a presentare hai visto mai! il suo ennesimo libro, e inizia il suo intervento raccontando di essere andato poco prima a comprare un cappellino da pioggia e di avere cercato di pagare con la carta, e il commerciante gli ha detto «per favore no, di questi tempi!», non credo alludendo alla pioggia. E lui che ha fatto, lo ha raccontato lui in persona … ha accettato senza fiatare. Alle domande, un po’ insistenti della Gruber (ma come si permette Lilli, si rende conto che sta parlando praticamente con dio?) prima ha balbettato cose e poi ha invitato a cambiare discorso; lì si presenta un libro, che fai parli male di chi lo deve comprare? Sono malpensante? Forse, anzi, certo. Ma ricordo il tono modesto, con cui si schermiva ai tempi del referendum renziano (se mal non ricordo sempre dalla Gruber) sulla valutazione, sul voto: voterai sì o no … rispondeva ‘mah non so, io non sono esperto in queste cose …’.

Ma torniamo a noi. Tutto si svolge come al solito: urli, minacce, Giggino che dice con quel sorrisetto furbastro che lo distingue: credo sia difficile fare un Governo senza il partito più grande. Insomma una minaccia come quella del suo socio Renzi. Scusate minacce di che?

Poi, finalmente Domenica sera, da Massimo Giletti arriva Zingaretti, senza cravatta, male, molto male, malissimo. Ma, mi ha colpito subito, non è sorridente come al solito, giusto un sorriso di cortesia, si siede e dopo i ‘cazzeggi’ iniziali, senza alzare la voce, senza usare toni violenti, frenando con cortesia lo straripante Giletti, con calma ma scandendo le parole, prima ricorda che lui alla riunione non c’era, ma che la finanziaria è stata votata da tutti e, sempre a voce bassa ma secco aggiunge: «Diciamo agli alleati che si può andare avanti, ma nessuno ricominci a mettere le bandierine sulle identità perché gli italiani sono stanchi e non sono dei coglioni. Bisogna mantenere la parola sennò si arrabbiano e ci sarà una rivolta». Notate bene quel ‘ri-cominci’, ma poi non dice che lui non è un coglione, ma che non lo sono gli italiani, e nel corso dell’intervista, ribadisce sempre quasi con le stesse parole questo concetto: no alle bandierine, la parola data si mantiene, la finanziaria è quella. Lasciando solo un piccolo margine per dire che in Parlamento si potranno apportare modifiche. Che, però, è poco più di un contentino. Gli italiani non sono coglioni, badateci, è un cambiamento di linea radicale, è il rovesciamento del mondo al quale siamo stati abituati fin qui. Nonionon sono un coglione, ‘gli italiani’, cioè il popolo vero.

Inoltre, con fermezza e perfino dolcezza, ribalta completamente il tavolo aggiungendo: «Se in questo governo qualcuno si illude che può dire che ‘siamo d’accordo’ ma poi fa polemiche, l’interesse ad andare avanti viene meno». In altre parole, altro che partito di maggioranza o altro, ‘badate bene’, afferma, mi permetto di parafrasare, ‘io ero il meno entusiasta di questo Governo ma se si deve fare il gioco delle bandierine, sarò io a farlo cadere’. E lo dice chiaro che più chiaro non si può. E non dice, ma si capisce benissimo, che se il Governo cade, solo Renzi può pensare di farne un altro con la stessa maggioranza, e quindi si andrebbe alle elezioni e, posto pure che Salvini vinca (e io continuo a pensare che non sarebbe così) Renzi sarebbe finito e Di Maio ridotto alle dimensioni di un pisello … nel senso del vegetale.

Forse così, e solo così aggiungo, si può comprendere l’atteggiamento deciso del bel Conte, che, abbastanza imprevedibilmente, ha assunto un atteggiamento deciso, decisionista, forse perché chi decide è Zingaretti.
Ma non basta perché, di nuovo, quando Conte convoca ilvertice’, prima convoca i singoli ‘verticisti’: Zingaretti non ci va, non se ne cura, la decisione è presa, ‘l’intendence suivra’.

Vedremo fino a che punto questa interpretazione funzionerà realmente. E se la tecnica da Orazi e Curiazi del bel Conte servirà, lo vedremo non domani, ma nei prossimi mesi. Qualche aggiustamento per salvare le varie facce, ci sarà, ma non di più … a meno di non voler fare la fine dei topi.

E poi, sarà un caso, ma non è un caso, che oggi solo oggi (almeno pubblicamente) ‘escono’ i dati sull’evasione dei lavoratori dipendenti (leggi: secondo lavoro e parte in nero del lavoro) e dei ‘piccoli’ imprenditori (leggi: partite IVA, ecc.), mentre l’evasione delle grandi imprese oscillerebbe sui 7 miliardi: rapporto Giovannini docet. Oppure, come dice giustamente Bruno Tinti, bisogna usare la tecnologia non per ‘scovare’ gli evasori (che serve a poco), ma per impedire l’evasione: cioè moneta elettronica, niente contante, controlli incrociati … altro che riduzione delle tasse, quello solo dopo. O meglio contemporaneamente, come ha detto appunto Zingaretti: tanto ricavo da evasione, di tanto abbasso le tasse a chi le paga!

Ora -se posso permettermi di dare un suggerimento a Zingaretti- bisogna davvero progettare il futuro, e il primo passo nel futuro è esattamente questo: convincere anche Augias e quelli come lui, e il venditore di cappelli di Augias e quelli come lui, che è venuto il momento per tutti, ma proprio tutti tutti tutti, di fare i cittadini, e, magari, di diventare un popolo.

Forse è solo retorica? Forse. Se è vero come pare che alla fine si sia trovato il solito compromesso al ribasso: slittamento delle misure anti-evasione, che poi era l’unica cosa voluta fermamente da stellini e renzini. Una volta di più, il Paese dei balocchi e della pavidità e della ipocrisia e naturalmente dei normali quotidiani evasori che piacciono tanto a Di Maio e Renzi: che vergogna.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.