venerdì, Dicembre 13

Zingaretti atteso alla prova delle idee Prima di immaginare che la sinistra sia tornata, aspettiamolo al varco di un progetto, di una prospettiva su idee guida

0

Almeno due sono le cose che assolutamente non si devono (o dovrebbero) fare in margine alla elezione di Nicola Zingaretti alla segreteria del PD.

La prima, e con mio grande stupore la fa una persona che ammiro (non dico ‘ammiravo’ a tutti è concesso un errore ogni tanto … purché non troppo spesso) e del quale leggo sempre le cose stringate che scrive, invidiandolo sempre e puntualmente per la capacità di sintesi e la scelta degli argomenti, e consiste nell’usare ironie più o meno pesanti tratte dal fatto che Zingaretti è il fratello del Montalbano televisivo, e quindi rivolgersi a lui incamillerese-polizischese’. Purtroppo lo fa, anzi lo ha fatto, Massimo Gramellini su ‘Corriere della Sera’.
La cosa è tanto più grave, e dispiace, perché la grossolanità della scelta semantica non riesce a nascondere la serietà della argomentazione, su cui ritorno, come vedrete, tra un istante.

La seconda cosa da evitare è immaginare che quel fatto, sia l’equivalente di una rivoluzione copernicana, di un rovesciamento radicale della situazione italiana, di una ricomparsa della sinistra’.

Piano, per favore, piano. Prima di immaginare che il mondo è cambiato e chefinalmentesiamo a posto, suggerirei, quanto meno, di aspettare un momento per vedere che cosa effettivamente accade. Tenuto innanzitutto conto di un fatto fondamentale del quale non vorrei che ci si dimenticasse.
Con buona pace della bella signora Lorella Cuccarini, in Italia non solo si vota, ma spesso si vota anche più di una volta ogni cinque anni. E l’ultima volta, la votazione ha condotto ad un risultato estremamente preciso, benché non chiaro nelle prospettive: un partito che dice di non essere un partito (sostanzialmente perché è la manifestazione esterna, una sorta di cisti, di una azienda privata chiamata Casaleggio & Associati) ha ottenuto un grande successo elettorale; un altro partito, già noto per essere ‘separatista’ e ‘sovranista’ (come piace alla signora Cuccarini, che però cita l’articolo 1 della nostra Costituzione, mettendomi in completa confusione) e fortemente anti stranieri (intesi come ‘negri’, ‘arabi’, ‘mussulmani’ e da un po’ anche ‘cinesi’) ha avuto anch’esso un successo inatteso e per di più continua a mietere consensi, almeno a giudicare dai sondaggi, per quel che valgono, e dalle elezioni locali; un altro partito, di nome PD, già primo partito italiano, già al Governo, già sconfitto brutalmente in un assurdo referendum per una folle riforma costituzionale, ha avuto un risultato pessimo e per di più si è lasciato congelare nell’immobilismo e in lotte interne furibonde per un anno prima di giungere, appunto, alle odierne votazioni. Per di più i due primi partiti di cui sopra, si sono uniti in una sorta di abbraccio tanto inscindibile quanto innaturale (su quest’ultima caratteristica io non sono molto d’accordo) per governare, o, come dicono molti, per ‘sgovernare’, ma certamente e comunque in nome del potere e solo del potere. Da nessun indizio sembra che i due partiti abbracciati, abbiano, per ora, intenzione di sciogliersi dall’abbraccio: lo ripeto, solo per il potere (anche brutale, si pensi alla RAI) e qualche chiacchiera che finora ha portato solo guai.

La grande partecipazione popolare alla votazione significa che una parte degli italiani ha avuto la sensazione che, attraverso quella votazione, e in particolare attraverso la votazione di Zingaretti, una possibilità di rivedere in campo una sinistra che non si vergogni di definirsi tale vi sia. Il segno più significativo di quella votazione è stata la sconfessione massiccia, e, spero, definitiva, dell’era Renzi & co. Come in tutte le vicende del genere, non manca mai l’ultimo dei giapponesi e magari, nella specie, anche il penultimo, il giovane turco eccetera, ma appunto, si potrebbe pensare/sperare, quell’era è passata.

Ma ciò che vuole, ciò che farà il nuovo Segretario (evviva, nel rispetto dello Statuto, si considererà tale solo dopo l’Assemblea … cosa di buon auspicio, vuoi vedere che sarà uno che rispetta le regole?) come lo farà e con chi, è del tutto ignoto, o almeno è assai poco noto.
E il problema sta tutto lì, anche perché a partire da oggi, il PD dovrà misurarsi in continuazione con problemi materiali, quotidiani ed è facile che accadano due cose: unaalleanza di fattocon questa o quella delle due forze al potere (ripeto, potere, non Governo), con tutti gli equivoci e le difficoltà politiche che ne conseguono. Ma anche è possibile (ed è un rischio enorme) che la quotidianità si riveli nemica, come spesso accade, della prospettiva, della vista lunga, del progetto o, meglio ancora, per usare parole vecchie e disprezzate dagli attuali governanti (ma anche da gran parte della dirigenza dell’attuale, odierno, PD), delle idee. Sì, le idee, lo ripeto, idee … voglio spingermi ancora più avanti (tanto sono vecchio da buttare) delle ideologie! Intese come filosofie politiche.

Beninteso forse mi sbaglio, ma il tema è tutto lì. Mi spingo fino a dire che cerco di essere coerente con me stesso, quando ho detto che, lo si voglia o no, esistono ‘in natura politico-sociale’ una destra e una sinistra e ciò è un bene. Ma, per quanto credo di capire, una sinistra che voglia essere una sinistra ha bisogno assoluto di un progetto e di una prospettiva, basati su idee guida, riconoscibili; quelle idee per la quali e grazie alle quali, già in passato, avveniva il fenomeno fondamentale per cui indipendentemente dall’annuncio di scelte e decisioni, chiunque di sinistra e non, sapeva perfettamente (e raramente veniva smentito) quale scelta o almeno in quale direzione una scelta sarebbe stata fatta. Certo col pasticciotto di Calenda … invidio il cigno!

Oggi, diciamocelo chiaramente, nessuno, meno che mai io, può ‘prevedere’ cosa farà, con chi. Ma per ottenere quel risultato, bisogna che il nuovo Segretario faccia ciò che i suoi predecessori (da Veltroni, incluso, in poi … per fortuna ora fa il regista e c’è da sperare che pensi ad altro) non hanno fatto: discutere, proporre, annunciare, discutere, analizzare, discutere, discutere, discuteree poi decidere: una volta e per tutte e quindi, come dicono i giudici inglesi, stare decisis, cioè rispettare le decisioni.

Ciò non sarà facile, non solo perché non si usa più farlo da troppo tempo, ma perché forse quel partito deve re-imparare a farlo cominciando a ridare voce e contenuto alla base, quella base fatta di persone in carne e ossa, capaci di discutere e litigare e poi di agire come un sol uomo e non, come si vorrebbe oggi da altri, un solo computer. Quella base, estromessa fino ad oggi.

Inoltre per farlo, il nuovo Segretario dovrà superare e battere (spero esplicitamente battere, pubblicamente e quindi senza ambiguità compromissorie) tutta ladirigenzaattuale, a lui fortemente, se non violentemente, ostile. La frase cinica e patetica dell’ex capo assoluto con cui offre al Segretario la sua collaborazione, io la interpreto come una dichiarazione di guerra; legittima, sia chiaro, purché la guerra venga condotta a viso aperto e nel rispetto garantito e preteso delle regole.

Infine, credo, un problema non da poco dovrà affrontare il nuovo Segretario: i giovani. Innanzitutto perché, da molti indizi, risulterebbe che alla elezione del Segretario i giovani abbiano partecipato in piccolo numero. In secondo luogo, perché la politica del Segretario, benché attempato, e del partito, deve servire a garantire un futuro ai giovani: sarebbe finalmente venuto il momento di ricordare e dire che la politica non è ‘oggi, per oggi’, ma è oggi per domani, magari al prezzo di qualche sacrificio oggi. In terzo (e temo decisivo) luogo, perché il linguaggio, i desideri, le convinzioni dei giovani sono diversissime da quelli di qualche anno fa appena, tanto più che le politiche devastanti e idiote degli ultimi decenni, hanno eliminato la cultura, la conoscenza, perfino la consapevolezza dei giovani.

Lasciando da parte, meglio ignorando, la ridicola ‘riunione ad oltranza’ del ‘Governo’ sul TAV per gestire il potere, finché non saranno anche loro rovesciati.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.