giovedì, Aprile 9

Zimbabwe: Occidente, Cina e alta finanza sostengono il ‘Coccodrillo’ L’Unione Europea si è già schierata con il regime, gli Stati Uniti rimangono in silenzio, Pechino si appresta a riscuotere i frutti del supporto economico e politico offerto al regime

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In Zimbabwe, la vittoria rubata al leader dell’opposizione Nelson Chamisa del Movimento Democratico per il Cambiamento (MCD) conferma una continuità storica e politica dei 31 anni di potere del ‘Dinosauro’ africano, Robert Mugabe, dove i membri del partito Zanu-PF e l’attuale Presidente Emmerson Mnangagwa (detto il ‘Coccodrillo’) hanno largamente usufruito di immensi vantaggi prima di liquidare Mugabe, nel novembre 2017. Il dittatore è stato eliminato, ma non il regime, che utilizza gli stessi metodi per restare al potere a tutti i costi.

La risicata e poco credibile vittoria di Mnangagwa (50,08%) e l’artificiale maggioranza assoluta ottenuta al Parlamento (110 seggi su 210) hanno evidenziato l’uso di frodi elettorali da parte del regime, tollerate dall’Unione Europea e Stati Uniti. Venerdì scorso, Nelson Chamisa ha definito i risultati definitivi pubblicati dalla Commissione Elettorale dello Zimbabwe – ZEC  ‘Unverified Fake Results’ (risultati falsi e non verificabili).

«La ZEC ha creato uno scandalo pubblicando risultati falsi e non verificabili. La ZEC ha impedito al Movimento per il Cambiamento Democratico di verificare i risultati.  Il livello di opacità, inefficienza di monitoraggio del processo elettorale e deficit di valori e di moralità dimostrati dalla ZEC devono costringere la commissione elettorale a verificare nuovamente lo spoglio dei voti e a pubblicare risultati veri e trasparenti»,  ha dichiarato Chamisa.

Il leader dell’opposizione sembra determinato nella sua lotta politica per un vero cambiamento democratico nello Zimbabwe, richiedendo di annullare i risultati ufficiali. Una lotta giusta, ma con poche speranze di vittoria. Il regime sta utilizzando energici metodi repressivi per contenere la rabbia popolare.
Venerdì la Polizia anti-sommossa ha fatto irruzione presso l’Hotel Bronte (nella capitale Harare) per interrompere una conferenza stampa del leader dell’opposizione Nelson Chamisa. La Polizia non ha esitato a lanciare gas lacrimogeni all’interno della sala e a manganellare chiunque fosse presente (giornalisti compresi) per far allontanare i presenti.
Vergognoso il silenzio degli osservatori internazionali, Unione Europea e Stati Uniti, che evidenzia complicità con il regime del Zanu-PF e con Mnangagwa. Le prove delle frodi elettorali non sono prese in considerazione, così come le ragioni esposte da Chamisa. La violenta repressione delle proteste popolari contro i ‘fake results’ e la violazioni dei diritti umani e della libertà di espressione sono praticamente ignorate da Bruxelles e Washington.
Un atteggiamento che rischia di confermare quanto da tempo i BRICS sostengono a proposito dell’uso strumentale dell’Occidente dei valori quali democrazia, e diritti umani.
Se Bruxelles e Washington da almeno due anni denunciano gli abusi di due dittature africane (Congo e Burundi), chiedendo una vera democrazia nei due Paesi, non si riesce a comprendere come le frodi elettorali e gli abusi sui diritti umani attuati dal Coccodrillo nel periodo post-elettorale possano essere tollerati, sostengono le fonti locali. Forse Emmerson Mnangagwa è in grado di tutelare maggiormente gli interessi economici occidentali rispetto a Joseph Kabila e Pierre Nkurunziza?

Harare e le principali città del Paese sono di fatto presidiate dall’Esercito, mentre Mnangagwa sta adottando una strategia mista tra repressione e riconciliazione con il nemico politico. Mnangagwa ha promesso una seria indagine sull’eccessivo uso della forza perpetuato dai militari che ha provocato nella capitale la morte di 6 dimostranti, ma, allo stesso tempo i soldati continuano a intimidire la popolazione e a non permettere altre manifestazioni.

Il Coccodrillo ha anche promesso che Nelson Chamisa avrà un ruolo di primo piano nella nuova democrazia dello Zimbabwe, invitando l’oppositore a lavorare per la pace e l’unità del Paese. Come Chamisa possa avere un ruolo di primo piano nell’assetto politico dello Zimbabwe, creato artificialmente dal Coccodrillo e con la maggioranza assoluta del Zanu-PF nel Parlamento, rimane incomprensibile.

L’appello alla pace e all’unità rivolta alla opposizione contrasta con la linea dura decisa dal Coccodrillo per reprimere le manifestazioni. Ventiquattro noti attivisti dell’opposizione sono stati arrestati con l’accusa di aver istigato manifestazione violenti e non autorizzate. Sabato 4 agosto questi attivisti sono comparsi alla prima udienza presso il tribunale di Harare.

Le parole di riconciliazione del Presidente sembrano avere come unico scopo quello di riabilitare l’immagine del regime dinnanzi a questa ennesima truffa elettorale dove si sono utilizzati i vecchi metodi del dittatore Mugabe, in un Paese economicamente collassato, in mano alla violenza e ai soprusi della Polizia e dell’Esercito, dove il regime del Zanu-PF impedisce lo sviluppo sociale ed economico solo per arricchirsi ancora di più.

Mnangagwa sembra aver gioco facile nel convincere la comunità internazionale che l’attuale situazione post elettorale non comprometterà le promesse fatte di riforme economiche favorevoli alle multinazionali straniere, ma di certo non alla popolazione e allo sviluppo dello Zimbabwe. Tutti comprendono che ha il pieno controllo su Polizia ed Esercito, tirando un sospiro di sollievo. I grandi business sono salvi.

L’Unione Europea si è già schierata con il regime, criticando i media nazionali per la loro mancanza di fiducia sul processo elettorale, riservandosi di trarre al più presto conclusioni appropriate sulla trasparenza delle elezioni. Conclusioni scontate. Gli Stati Uniti rimangono in silenzio, mentre Pechino, alleato privilegiato del Coccodrillo, si appresta a riscuotere i frutti del supporto economico e politico offerto al regime durante le sanzioni economiche e l’isolamento internazionale. Misure di ritorsione da parte dell’Europa e dell’America quando Mugabe decise, nel 2001, di confiscare le terre ai latifondisti bianchi per ridistribuirle ai contadini neri poveri.

In una seconda conferenza semi-clandestina, Nelson Chamisa ha promesso alla popolazione di non abbandonare la lotta per uno Zimbabwe democratico e veramente libero. Ha promesso di utilizzare tutti i mezzi necessari per annullare i ‘fake results’, senza, però, divulgare quali azioni il suo partito deciderà di adottare per cambiare l’esito delle elezioni.

Gli sforzi compiuti da Chamisa sembrano destinati a non cambiare la situazione. Il grande capitale e le potenze regionali sostengono il Coccodrillo. Chirstopher Dielmann, influente economista della Exotix Capital, ha dichiarato che la priorità per il Governo è quella di rilanciare l’economia e le esportazioni (sopratutto diamanti e minerali grezzi), tenendo così fede agli impegni presi con gli investitori internazionali. Charles Laurie della Verisk Maplecroft ha dichiarato che gli investitori internazionali non sono particolarmente interessati a chi abbia vinto realmente le elezioni, ma che il vincitore ufficiale riesca a mantenere la stabilità politica necessaria per attuare i già concordati piani di rilancio economico.

Il Presidente sudafricano Cyril Ramaphosa è stato meno accorto rispetto ad americani ed europei nel mascherare complicità e sostegno al regime che tiene in ostaggio il Paese da 31 anni. Ramaphosa ha pubblicamente invitato la popolazione dello Zimbabwe ad accettare i risultati della ZEC e a interrompere le manifestazioni che stanno creando un clima politico non desiderato.
Il Coccodrillo, grazie al supporto delle potenze regionali e mondiali e della finanza internazionale, rimarrà al potere. Il regime è salvo. Ora deve solo aprire le porte agli investitori americani, europei, sudafricani e cinesi, garantendo loro immensi profitti, moderando ma non rinunciando alla corruzione e malversazione amministrativa, da 31 anni fonti primarie che hanno permesso a Mnangagwa e ai suoi compari di arricchirsi in modo spropositato a scapito della popolazione.

Chamisa si presenta come soggetto forte di un concetto di fare politica alternativo e sano, e che il Paese necessita. Proprio per questo nessuno dei potenti lo sostiene, in quanto non conveniente ai loro interessi.

Viviamo in un periodo storico dove il capitale domina incontrastato sulle vite di miliardi di persone. Un periodo storico dove tutti tendono a sbarazzarsi di valori morali che limitano lo strapotere delle multinazionali e della grande finanza. La Cina non li ha mai posseduti, l’Occidente si sta sbarazzando di questi valori. In un contesto internazionale simile chi volete che ascolti Nelson Chamisa e i milioni di zimbabwani che vogliono un futuro diverso per il loro Paese? Se proprio non gli sta a genio quello che altrove si è deciso per lo Zimbabwe possono sempre lavorare semi-schiavizzati nel Sudafrica o raggiungere le coste libiche per tentate l’avventura dell’attraversata per arrivare alla Terra Promessa”, ci dice una delle nostre fonti locali chiaramente sfiduciato.

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