martedì, Febbraio 18

Zimbabwe, l’esercito arresta Mugabe Situazione incerta. Sullo sfondo l'eterna partita tra Stati Uniti e Cina

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L’esercito dello Zimbabwe ha annunciato in una nota di aver convocato alcuni membri del governo del Paese dopo l’intervento dei militari contro alcune figure di alto livello definite «criminali» vicine al presidente Robert Mugabe. Lo riferiscono i media locali. Fra le persone chiamate in causa vi sarebbero alcuni membri della fazione ‘G40’ (Generation 40), il gruppo di giovani dirigenti del partito di governo Zanu-Pf che sostiene la successione al potere della moglie di Mugabe, Grace. L’esercito ha sottolineato che non si tratta di un colpo di Stato bensì di un’operazione contro quelli che «commettono crimini provocando sofferenze sociali ed economiche nel Paese».

Mugabe è attualmente «agli arresti domiciliari ma sta bene». A dirlo è il presidente sudafricano Jacob Zuma, dopo un breve colloquio telefonico con il suo omologo. La first lady, Grace, potrebbe invece essere fuggita in Namibia. In carcere è finito il ministro delle Finanze, Ignatius Chombo, arrestato alle prime ore di oggi nella sua casa di Harare. Chombo è un membro di spicco dei ‘G40’.

Proprio il gruppo ‘G40’ sarebbe all’origine del licenziamento, avvenuto la scorsa settimana da parte di Mugabe, del vicepresidente Emmerson Mnangagwa, sostenuto dai militari, al momento in Sudafrica dov’è fuggito per evitare l’arresto. Di seguito l’aggravarsi la crisi politica nel Paese ha spinto il capo di stato maggiore dell’esercito, il generale Constantino Chiwenga, a minacciare un intervento dell’esercito per «riportare ordine» sulla scena politica.

La scorsa settimana Chiwenga è stato in visita in Cina e anche per questo c’è motivo di credere che la destituzione dell’anziano presidente sia avvenuta dopo il via libera di Pechino, fra i principali partner commerciali di Harare. In un primo momento i cinesi sembravano disposti a sostenere la successione di Grace Mugabe, mentre gli Stati Uniti puntavano sul vicepresidente Mnangagwa. Gli ultimi sviluppi, culminati con l’intervento militare odierno, sembrano aver rimesso tutto in discussione.

È la prima volta che l’esercito interviene in modo così diretto e incisivo nella politica interna da quando Mugabe è al potere. Finora avevano sempre sostenuto il presidente, consentendogli di perpetuare il suo regime durato dal 1980 a oggi.

«Facciamo appello a tutti gli attori perché passino dallo scontro al dialogo, con l’obiettivo di una soluzione pacifica». Lo dice la portavoce della Commissione Europea per gli Affari esteri Catherine Ray, a Bruxelles durante il briefing con la stampa. Dagli Stati Uniti (che stamane hanno invitato i propri cittadini di stanza in Zimbabwe a lasciare il Paese) ancora nessuna reazione.

«Nulla giustifica il mancato rientro di Hariri dopo 12 giorni e quindi lo riteniamo detenuto» in Arabia Saudita. Lo ha affermato il presidente libanese Michel Aoun, commentando la situazione del premier che si trova a Riad dallo scorso 4 novembre, quando ha annunciato le dimissioni. Ieri Hariri aveva promesso di far ritorno in Libano entro due giorni.

Una delegazione ufficiale di deputati europei si recherà in Libia dal 16 al 22 dicembre prossimi per verificare la situazione nel Paese e, in particolare, il rispetto dei diritti fondamentali. Lo ha annunciato il presidente dell’assemblea, Antonio Tajani.

In Italia, sempre sulla questione migranti, il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha risposto alle critiche dell’Onu sugli accordi tra Ue e Libia per il controllo dei flussi. «Continueremo a batterci» per migliorare la situazione, ha dichiarato il ministro, ma «invitiamo tutti quelli che si candidano a dare lezioni a fornire più finanziamenti e più supporto organizzativo».

Due persone hanno perso la vita e altre sette sono rimaste ferite dall’esplosione di due bombe a Baghdad. Una bomba è stata collocata vicino ad alcuni negozi nella zona di al-Nahrawan, a sudest della capitale (un morto e cinque feriti), mentre una seconda esplosione si è registrata a nord, vicino a un mercato nella zona di al-Taji.

In Egitto la Corte di Cassazione egiziana ha confermato in appello la condanna all’ergastolo per la Guida suprema dei Fratelli Musulmani, Mohamed Badie, accusato di sabotaggio e di violenze dopo la deposizione del presidente islamico Mohamed Morsi nel luglio del 2013. I Fratelli Musulmani sono stati inseriti nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Egitto nel dicembre del 2013. La maggior parte dei suoi membri, compreso l’ex presidente Mohamed Morsi, sono attualmente in carcere.

La leader birmana Aung San Suu Kyi si è difesa dalle accuse di essere ‘rimasta in silenzio’ sul dramma della minoranza musulmana dei Rohingya, in occasione di una conferenza stampa con il segretario di stato americano Rex TillersonTillerson, da parte sua, si è detto contrario a imporre sanzioni economiche contro il Myanmar ma ha auspicato una commissione d’inchiesta indipendente che faccia luce sulle accuse di pulizia etnica da parte dell’esercito birmano.

Da oggi in Russia i media registrati all’estero o che ricevono finanziamenti dall’estero saranno designati come ‘agenti stranieri‘. Con 409 voti a favore su un totale di 450, nessun contrario o astenuto, la Camera bassa del Parlamento russo ha approvato una serie di emendamenti a una legge in base ai quali le testate estere saranno soggette a restrizioni e responsabilità sul modello di quanto già avviene con le ong che ricevono sovvenzioni dall’estero.

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