domenica, Gennaio 19

Zimbabwe: la parola ai rivoluzionari field_506ffbaa4a8d4

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Kampala – Quello che si attendeva da tempo é successo. Dopo decenni di privazioni, miseria e dittatura arriva la rivoluzione. La popolazione, esasperata dalla povertà, ha detto basta al dittatore Robert Mugabe, il ‘Dinosauro Africano’ al potere dal dicembre 1987. Non si tratta di proteste, ma di motti rivoluzionari determinati, ben organizzati. Mugabe, corroso dalla vecchiaia e dalla malattia é rimasto impietrito, forse terrorizzato dalla paura che sia giunta la fine del suo regno. Nella mente del tiranno forse affiorano le ultime immagini di Saddam Hussein o Muammar Gheddafi. La rivolta popolare é forte in quanto supportata dalla classe operaia e dai dipendenti statali, quelli che possono paralizzare il Paese, già semi moribondo. I prodotti di prima necessità sono diventati rari, causa i loro prezzi astronomici, le banche mancano di liquidità, l’inflazione galoppa e i funzionari statali non vengono pagati da diversi mesi.

Alla disastrosa condizione economica, si aggiungono le fallite riforme quali quella agraria del 2000, e quella della indigenizzazione dell’economia. Entrambi i provvedimenti economici sono stati attuati per garantire i profitti ai fedelissimi del dittatore: politici del suo partito, Ministri, generali. Le terre requisite ai latifondisti bianchi e l’obbligo per le multinazionali di cedere il 51% delle azioni a soci zimbabwani hanno arricchito il Clan Mugabe, e non la popolazione. Questa situazione ha impedito che la ripresa economica, registrata nel 2012, e la revisione delle sanzioni internazionali decise nel 2000 come risposta alla riforma agraria, producessero effetti positivi sul tenore di vita della popolazione. Nemmeno il felice matrimonio commerciale con la Cina é stato in grado di invertire la rotta. Invece di stabilizzare il Paese, Mugabe si é impegnato in una dura lotta all’interno del partito (Zimbabwe African National Union-Patriotic Front ZANU-PF) per decidere la successione al potere. Una lotta terminata con la recente dichiarazione del Presidente che si ripresenterà per l’ennesimo mandato all’età di 94 anni, affetto da una grave malattia non resa nota e da deficit senile.

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