domenica, Ottobre 25

Zimbabwe, forti limitazioni per gli investitori stranieri field_506ffb1d3dbe2

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Mugabe

Kampala – Come promesso dal Presidente Robert Mugabe, nel gennaio 2014 entreranno in vigore forti limitazioni rivolte agli investitori stranieri, rientranti nella legge di “indigenizzazione” dell’economia dello Zimbabwe. I settori colpiti saranno: agricoltura, trasporti, immobiliare, agenzie di pubblicità, aziende agroalimentari, artigianato, vendita al dettaglio, grande distribuzione e banche. Oltre all’obbligazione di cedere la maggioranza delle azioni a partner zimbabwani nonostante gli investimenti sostenuti, la legge prevede il divieto di investire e gestire i settori commerciali e finanziari sopra elencati.

L’entrata in vigore della legge è stata annunciata sul quotidiano a diffusione nazionaleHerald‘ dal Ministro della Indigenizzazione e della Emancipazione Economica dello Zimbabwe, George Magosvongwe. «Gli investitori stranieri che operano nei settori commerciali e finanziari riservati agli indigeni a partire dal primo gennaio 2014 devono rinunciare alle loro attività e beni», dichiara perentorio il Ministro preannunciando provvedimenti di esproprio forzato e pene per i trasgressori. Nemmeno il principale partner economico che ha sostenuto il Paese durante i lunghi anni di embargo internazionale evitando il collasso economico, la Cina, è stato risparmiato. Le centinaia di piccoli e medi imprenditori cinesi dediti al commercio dal prossimo gennaio saranno costretti a chiudere i loro negozi.

La politica della Indigenizzazione dell’economia fu ideata alla fine degli anni Novanta, per calmare il malcontento popolare contro il  Governo Mugabe e le mancate promesso di ristabilire l’uguaglianza sociale ed economica, negata durante la lunga era coloniale. Il primo provvedimento di questa politica economica fu una vasta riforma agraria che si concretizzò nell’esproprio delle piantagioni in mano alla minoranza bianca, causa principale dell’insufficienza alimentare per via del loro indirizzo di una agricoltura coloniale di esportazione. Furono colpiti anche degli investitori italiani che si installarono nel paese negli anni Ottanta. Questo provvedimento causò la collera della Gran Bretagna, aperta sostenitrice prima del regime razziale della Rhodesia e successivamente della privilegiata minoranza bianca sopravvissuta alla guerra di liberazione del Paese. La Gran Bretagna richiese ed ottenne pesanti sanzioni economiche internazionale contro lo Zimbabwe.

I detrattori del governo Mugabe individuarono nella riforma agraria la principale causa della caduta della produzione agricola, dell’inflazione incontrollata, del collasso economico e dell’esplosione di disoccupazione e povertà che costrinsero quasi un milione di zimbabwani a migrare nei Paesi vicini, in special modo Angola, Mozambico e Sud Africa. In realtà la grave crisi economica del primo decennio del Duemila fu dovuta principalmente dalle sanzioni economiche applicate dalla Comunità Internazionale. Dopo una caduta iniziale della produzione, l’agricoltura nazionale si è ripresa garantendo la autosufficienza alimentare alla popolazione e, in questi ultimi anni, riuscendo a produrre un surplus di prodotti alimentari destinati all’esportazione. Le periodiche notizie di carestie alimentari diffuse da Agenzie ONU e da ONG internazionali sembrano il frutto di una propaganda anti regime tesa ad ingigantire i reali problemi economici sofferti dalla popolazione che limitano l’accesso ai beni alimentari. Difficoltà anche esse causate dall’embargo internazionale. Dal 2010, a dispetto di tutte le previsioni di collasso, l’economia dello Zimbabwe registra incoraggianti e solidi segni di ripresa, rallentando la migrazione.

Originalmente il processo di indigenizzazione doveva colpire le multinazionali e le ditte straniere con un capitale superiore ai 500.000 dollari. Sospesa durante la difficile gestione della crisi politica ed economica, questa politica è stata rilanciata dopo l’incontestabile vittoria elettorale riportata nel luglio 2013 da Robert Mugabe che ha reso all’impotenza l’opposizione su cui tante speranze erano state riposte dall’Occidente e dal Sud Africa.

Il provvedimento oltre a colpire i commercianti cinesi, colpisce anche i commercianti nigeriani e dell’Africa Australe, rischiando di compromettere il supporto dell’Unione Africana per convincere l’Europa a togliere le sanzioni economiche. L’Unione Europea, lo scorso settembre, ha ufficializzato la decisione di togliere le sanzioni economiche alla multinazionale mineraria Zimbabwe Mining Develpment Corporation (ZMDC), dove lo stesso Presidente Mugabe detiene il 40% delle azioni. Secondo gli esperti economici regionali questa decisione è il preambolo alla totale cancellazione delle sanzioni economiche ancora in vigore.

Dietro questa decisione vi sarebbe un intrigo internazionale attuato da una multinazionale belga, di cui le autorità dello Zimbabwe sono restie a rivelare l’identità. Questa multinazionale del settore minerario ha convinto il Governo belga ad attivare un lavoro di lobby presso l’Unione Europea la fine di ottenere la fine delle sanzioni contro il Paese africano. A supporto di questa tesi, categoricamente negata dal Governo Zimbabwano e da Bruxelles, vi sarebbe la decisione di escludere dalla politica di indigenizzazione i settori minerario e infrastrutture. Eccezioni coscientemente volute dal Governo di Mugabe per garantire gli interessi minerari belgi, sudafricani e angolani e gli investimenti nelle infrastrutture promesse dalla Cina, di cui le sue multinazionali hanno ottenuto tra l’ottobre e il novembre scorsi importanti contratti per il rinnovo della rete ferroviaria nazionale.

Il Presidente Robert Mugabe, sofferente  di tumore, sembra determinato non solo a mantenere il potere fino all’ultimo respiro ma di essere ricordato come il Padre della Nazione che ha donato l’indipendenza alle masse nere e le ha rese economicamente indipendenti. La minoranza bianca e i suoi sostenitori occidentali rimangono silenziosi ed in attesa della morte del Dinosauro per ripristinare il naturale corso della nazione, forti della convinzione che nulla di buono può venire da dei… negri.

 

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