sabato, Agosto 8

Zimbabwe: ecco chi è Emmerson Mnangagwa, coccodrillo e gattopardo Ecco chi è il nuovo Presidente del Paese uscito da 37 anni di dominio del vecchio Robert Mugabe

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Per lo Zimbabwe il 21 novembre 2017 segna il giorno di una seconda indipendenza, quella da 37 anni di dominio incontrastato di Robert Mugabe.
21, giorno delle dimissioni, 17, anno della liberazione, 37, gli anni della infinita presidenza/dittatura, 93, l’età del ‘dinosauro’: sarebbero probabilmente i numeri che gli zimbabwiani se avessero qualche tratto italiano si andrebbero a giocare questa settimana.
Da oggi, formalmente probabilmente da giovedì, l’ex Rhodesia avrà un nuovo Presidente.
Un volto molto conosciuto quello di Emmerson Mnangagwa, 75 anni, a lungo vicepresidente dello Zimbabwe, primo acerrimo rivale e nemico giurato della first lady, Grace Mugabe, nello scontro per la successione dell’anziano Presidente Robert Mugbe, sarà il nuovo Presidente dello Zimbabwe. Soprannominato il ‘coccodrillo’ per il suo tratto spietato, giurerà domani, dopo che ieri Mugabe ha capitolato e ha fatto la dichiarazione di dimissioni, a una settimana dal (non) colpo di Stato militare firmato dal generale Costantino Chiwenga, e dopo che domenica era stato nominato leader del partito di governo, il Zanu-Pf, contestualmente alla destituzione di Mugabe dai vertici del medesimo .

Mnangagwa è stato uno dei rivoluzionari che hanno partecipato alla lotta di liberazione dello Zimbabwe, ha sempre fatto parte del Governo, guidando anche i dicasteri della Difesa e la Sicurezza di Stato, è stato il delfino di Mugabe, nella sua lunga carriera militare e politica ha dimostrato di appoggiare ogni decisione di Robet Mugabe.
Due settimane fa la tensione per la successione alla presidenza tra ilcoccodrilloe la first lady è arrivata al punto di rottura, quest’ultima ha deciso che era arrivata l’ora di sferrare il colpo finale all’avversario e gli ha fatto dare il ben servito dal marito. Mnangagwa viene invitato presso il Palazzo Presidenziale per un meeting con il Presidente Mugabe. Durante il meeting il ‘dinosauro’ gli comunica la decisione di espellerlo dal partito e di destituirlo da vicepresidente. Una decisione presa sabato 4 novembre, durante un meeting segreto tra Mugabe, sua moglie e alcuni fedelissimi del partito: il Ministro delle Finanze Igantius Chombo, il Ministro dei Media e Comunicazione Simon Khaya Moyo, e il Ministro dei Lavori Pubblici, Sviluppo Rurale e Governi Locali Saviour Kasukuwere. La destituzione di Mnangagwa era tesa ad eliminare ogni seria e credibile opposizione alla candidatura di Grace durante il congresso straordinario del ZANU, fissato per dicembre. Dopo l’incontro presso il Palazzo Presidenziale Simon Khaya Moyo organizza una conferenza stampa per annunciare la revoca del vicepresidente. A quel punto Mnangagwa capisce che la sua vita in pericolo. Si rivolge ai vertici dell’Esercito, da sempre schierati al suo fianco, e a quel punto inizia una fuga roccambolesca che lo porterà al sicuro, in Sudafrica.

Una settimana dopo, il 13 novembre, messo al sicuro il ‘coccodrillo’, le Forze Armate sfoderano la risposta a Grace, quella che assomiglia molto a una sorta di ‘soluzione finale’, per sbarazzarsi in un solo colpo dell’avida first lady e di un Presidente che la gente oramai detesta, e contestualmente portare ai vertici dello Stato Mnangagwa, uomo della continuità, che sicuramente mette al sicuro quelle prerogative e ricchezze che i vertici militari in questi anni di dittatura hanno accumulato. L’epilogo è andato in scena ieri con le dimissioni forzate del 93enne Presidente. Dunque, operazione riuscita. Operazione che è stato un regolamento di conti all’interno di un sistema politico ed economico destinato a dominare ancora per molto tempo la vita del Paese, un attacco preventivo contro Mugabe per salvaguardare i loro interessi, definisce l’azione dell’esercito pro-Mnangagwa  Enock C. Mudzamiri della University of South Africa .

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