venerdì, Aprile 26

Zeffirelli: nel museo le atmosfere di casa

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Ora che è stato adottato il  piano di recupero del complesso monumentale di San Firenze, la città avrà un nuovo Museo, che va ad aggiungersi ai tanti e importanti Musei della città. Un Museo speciale, alle spalle di Palazzo Vecchio, nel secentesco complesso per molti anni sede del Tribunale di Firenze e degli uffici giudiziari, sulla cui destinazione d’uso  le proposte e le polemiche si sono accavallate: più che un Museo sarà  un centro d’arte, che porterà il nome di un fiorentino illustre come Franco Zeffirelli.

La giunta di  Palazzo Vecchio ha dato il via libera  al piano presentato dalla Fondazione Zeffirelli, concessionaria di una parte dell’immobile per la realizzazione appunto del Centro internazionale delle arti e dello spettacolo. «Abbiamo adottato il piano di recupero del complesso di San Firenze presentato dalla Fondazione Zeffirelli», ha detto l’assessore Giovanni Bettarini, «che segue il piano di valorizzazione già approvato e ci avviamo a concludere il percorso di un intervento molto atteso dalla città. Un complesso importantissimo di oltre 10 mila metri quadrati nel cuore della città, che costituirà un ulteriore elemento di attrazione culturale e artistica».

Il piano riguarda la porzione del complesso che ospitava l’ex tribunale di Firenze e prevede interventi di restauro e risanamento conservativo per mantenere in efficienza l’immobile, senza alterarne la caratterizzazione storica. La Fondazione Franco Zeffirelli occuperà il piano terra e il primo piano. Al piano terra ci saranno spazi di rappresentazione con la sala concerti, servizi, bookshop, somministrazione, aule formazione/didattica, archivio biblioteca e laboratorio di ricerca; al piano primo spazi con funzioni amministrative, archivio/museo e sale espositive. Ai piani superiori troveranno posto laboratori vari, destinati ad  altri enti e associazioni culturali.

L’area occupata dal Centro Internazionale delle Arti  sarà del 95% della superficie utile, superiore ai 10 mila metri quadrati; il resto avrà una destinazione d’uso commerciale relativa alle medie strutture di vendita.  L’assessore precisa che gli interventi  saranno finalizzati al recupero funzionale e al riordino del sistema impiantistico. L’accesso principale è su piazza San Firenze in corrispondenza dell’ingresso esistente, collegato sia ai locali al piano terra che a quelli dei piani superiori attraverso lo scalone esistente. Proprio in queste ore il Sindaco ha detto che la piazza antistante ospiterà le suggestive sculture  in metallo dell’artista albanese Helidon Xhixha, di cui è in corso attualmente una grande mostra nel Giardino di Boboli.

Tutto fatto dunque? No, il piano passerà ora all’esame del Consiglio Comunale, ove presumibilmente si riaccenderà la discussione:  non  tanto sulla opportunità di dedicare ad uno dei suoi cittadini più illustri  come Zeffirelli, un Museo che sia anche luogo di studio, d’incontro e di spettacolo, nessuno  questo lo ha mai messo in  discussione, quanto sulle modalità di questa operazione culturale. Destò grande sorpresa  infatti la decisione del Maestro di proporre questa sede centrale dopo che era stata raggiunta  un’intesa con l’Amministrazione Comunale per realizzare il Centro nella palazzina Carnielo, che si trova in piazza Savonarola, in una zona dove numerosi erano gli studi di artisti fra Otto e Novecento e  che il Comune aveva già iniziato a restaurare con una spesa di 700 mila euro, ma altri ne sarebbero occorsi.

Il Maestro lanciò la sua nuova proposta, dopo un sopralluogo nel Palazzo San Firenze,  liberato dalla presenza del Tribunale,  trasferito nella nuova sede di Novoli. Qualcuno disse che male aveva fatto il Comune ad assecondare i  bizzarri ripensamenti del grande regista.  Altri ancora sollevarono obiezioni sul carattere privatistico dell’ operazione proposta. Adesso, la discussione, da sinistra, sembra spostarsi sull’idea di una città sempre più trasformata in museificio, dove la parola arte è diventata sinonimo di lusso, nella quale  la bellezza celebrerebbe la disuguaglianza. E’ più o meno questa la linea  su cui si attesta la critica dello storico dell’arte Tommaso Montanari,  possibile competitor  dell’attuale Sindaco Dario Nardella alle prossime elezioni amministrative.  Nonostante il suo diniego. Lo stesso Sindaco gliel’aveva chiesto: «Allora Tommaso che fai, ti candidi? » E lui: «Ma dai….».

Ma al di là delle possibili obiezioni, Nardella assecondò  da subito i desiderata del Maestro. «Firenze non può permettersi di perdere un’occasione del genere, venendo meno alla volontà del suo illustre concittadino». E così già nel luglio 2015 decise di assegnare in concessione a titolo oneroso alla Fondazione Franco Zeffirelli Onlus, per la durata di 29 anni, la porzione del complesso monumentale di San Firenze del piano terra e piano primo per la realizzazione del Centro internazionale delle arti e dello spettacolo. A seguito di ciò nel luglio scorso fu siglato il contratto di valorizzazione  cui seguì la presentazione da parte della Fondazione del piano di recupero per l’intero immobile attivando la relativa scheda del regolamento urbanistico. Il progetto di sistemazione è dello stesso Zeffirelli e dei suoi collaboratori, in collaborazione con lo studio Spadolini. Si tratta di un progetto  molto ambizioso: ospiterà gli oltre diecimila libri che costituiscono la biblioteca del Maestro (libri di pittura, scultura, architettura, teatro, musica, cinema nonché una vastissima collezione di edizioni d’epoca di classici inglesi), quattromila foto di scena, migliaia di litografie e stampe, la raccolta completa dei bozzetti realizzati per il cinema e le opere liriche, che di per sé costituisce il 60 per cento dell’intero lascito e che fanno parte di un’esposizione permanente voluta dal Centro Internazionale Franco Zeffirelli per le arti dello spettacolo, che lì avrà la sua sede. Il restante 40 per cento sarà collocato al teatro della Pergola, nell’ex biblioteca Spadoni.

L’idea iniziale era quella farne un punto di accoglienza per artisti di fama internazionale e giovani registi, scenografi, costumisti ed operatori cinematografici e teatrali, che avrebbero operato in accordo con il Teatro della Pergola. Al momento non è dato sapere se quest’ultima idea fa ancora parte del progetto. Certo è che  il materiale che sarà riorganizzato all’interno  dell’edificio di piazza S.Firenze sarà di grande attrazione, non solo per  gli studiosi, ma anche per il grande pubblico.

L’Archivio con le foto, i bozzetti, gli scambi epistolari, i disegni, è un vero e proprio viaggio nella vita, nelle idee, nella creatività e nelle relazioni di uno dei più celebrati artisti del nostro tempo,  attratto fin da ragazzo dal culto della bellezza, che la città in cui era nato gli offriva allo sguardo. Sarò come rivedere in un film, attraverso gli oggetti a lui più cari, le foto, le lettere, i costumi di scena, la vita di questo artista. Una vita avventurosa, non priva di difficoltà  ma ricca di grandi passioni:  le arti, la libertà,  gli amori, la Fiorentina.

Il giovane Franco,  dopo l’Accademia di Belle arti, frequentò Architettura, ma nel frattempo la guerra l’aveva condotto, ventenne, in montagna con i partigiani, dove conobbe la morte, le sofferenze, le difficoltà della vita ( si sottrasse alla cattura in maniera romanzesca),i primi amori, oltre all’amore per la libertà. Passata la bufera riprese la sua vocazione per le scene, insieme ad alcuni coetanei di belle speranze, facendo le prime esperienze in piccoli teatri, dove fece amicizia con Giorgio Albertazzi, anche lui reduce dalla guerra ma dal versante opposto, Alfredo Bianchini e altri ancora dimenticati. Guardavano al futuro quei ragazzi e forse la prima grande occasione fu data dalla presenza a Firenze di Luchino Visconti che stava preparando per il Maggio Musicale Fiorentino, dentro il Giardino di Boboli (Palazzo Pitti), Troilo e Cressida, di Shakespeare. Zeffirelli salì di corsa le scale a casa di Albertazzi al Ponte a Mensola per trascinarlo giù, dove in auto li stava aspettando il già mitico regista. Era il ’49. Quello spettacolo, mai più riproposto, divenne leggendario sia per la cornice che per l’allestimento ( con tante comparse, musiche e cavalli) e il cast: si ritrovarono insieme, al debutto o quasi sulle scene, giovani di talento quali Giorgio Albertazzi, Marcello Mastroianni, Franco Interlenghi, Vittorio Gassman, Massimo Girotti, che si trovarono a recitare con Giorgio De Lullo Gino Cervi e Rina Morelli. Le scene erano di Franco Zeffirelli, che era anche uno degli assistenti alla regia  insieme a Franco Enriquez e Franco Rosi. Da allora l’esperienza e l’affetto per Visconti resteranno fondamentali nel percorso artistico di quei giovani e, in particolare, di Zeffirelli che negli anni avrebbe spiccato il volo nel mondo. Divenendo assistente di affermati registi quali Antonioni, De Sica , Rossellini e lo stesso Visconti, spaziando dal teatro al cinema alla televisione. Parigi, Londra, Milano, Los Angeles, New York, lo vedono protagonista come scenografo e regista di grandi spettacoli, attraverso i quali, nel cinema come nell’opera, stringe eterna amicizia con attori come Laurence Olivier, Liz Taylor e Richard Burton, ma soprattutto Maria Callas. Burton gli prestò la voce per il commento al suo film dedicato all’alluvione di Firenze del ’66, che fece conoscere al mondo la tragedia che aveva colpito la sua città e fu occasione di uno slancio solidaristico internazionale che le consentì di rinascere.

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