sabato, Ottobre 24

#YouStink non è un’altra Primavera Araba  Liberata dalle pastoie del senso di appartenenza a un’etnia e a una religione, la gioventù libanese si sta unendo nella protesta

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Beirut – Liberata dalle pastoie del senso di appartenenza a un’etnia e a una religione, la gioventù libanese si sta unendo nella protesta, con l’obiettivo di difendere i propri valori comuni e l’intero Paese dagli effetti della corruzione e dei monopoli prodotti dal capitalismo. Il 29 agosto, per esempio, circa 10.000 persone riunite  nel centro di Beirut, chiedevano a gran voce le dimissioni dei funzionari del governo responsabili della crisi in corso e esigevano nuove elezioni.

In una nazione spinta dall’inerzia politica e istituzionale, il movimento #YouStink sta conquistando il Libano e, sebbene molti osservatori si siano affrettati ad associarlo al movimento della Primavera Araba del 2011, sostenendo che anche il Libano è caduto vittima del contagio rivoluzionario, i dimostranti libanesi la pensano diversamente. Sarah Haddad, una studentessa iscritta all’Università Internazionale Libanese e attivista politica, il mese scorso ha concesso un’intervista a L’Indro, sottolineando che il Libano no è “un’altra Primavera Araba”. “Non siamo rivoluzionari”, ha dichiarato Haddad al telefono da Beirut. “Ciò che stiamo chiedendo ed esigendo non è un cambio di regime. Qui non ci sono dittature da rovesciare. Il male che ci affligge è una cleptocrazia. Ciò di cui abbiamo bisogno sono riforme istituzionali basate sui principi di uguaglianza nazionale”.

E ha continuato affermando: “I libanesi desiderano reinventare la propria società e reclamano il controllo sulle proprie istituzioni. Se dovessi etichettare la nostra protesta la definirei come un risveglio socio-politico. Stiamo semplicemente sostenendo la nostra identità di libanesi. Finalmente! Non si può pretendere che il Libano rimanga nell’ombra di quei poteri coloniali che lo hanno modellato”.

 

Città consumate da rifiuti in decomposizione

Di certo, la rabbi dei libanesi nei confronti dei propri governanti viene da lontano. “Anzi, sono in ritardo nelle loro richieste. Il libano ha moltissimi problemi, e uno di essi è la corruzione”, ha raccontato a L’Indro Maymwna Saleh, un giornalista libanese-americano e professore all’ Università Al Maa’ref di Beirut.

Il Libano attuale, un sogno per gli speculatori nonché un eccellente esempio di capitalismo sfrenato, il Libano è afflitto dalla scarsità di infrastrutture statali e dall’assenza di servizi sociali, con frequenti blackout elettrici, scarsi servizi sanitari e la privatizzazione della raccolta dei rifiuti. Il libano è governato da un’élite senza scrupoli, organizzatasi intorno a un sistema politico che tende a favorire pochi eletti a spese della maggioranza. Quando si è saputo che la discarica di Naameh era stata chiusa giacché aveva superato la propria capienza e pile di spazzatura si ammassavano per le strade di Beirut, si è scatenata un’ondata di rabbia di tale grandezza che i libanesi hanno iniziato a protestare a viva voce e con frequenza.

Il movimento #YouStink , completamente ecologista, apolitico e trasversale, è sorto quando si è capito che i funzionari governativi non riuscivano a gestire adeguatamente gli affari di Stato. Al centro della controversia c’è Sukleen, la corporazione privata che negli ultimi vent’anni aveva l’appalto per gestire la raccolta dei rifiuti a Beirut. Sebbene la gestione dei rifiuti fosse sempre una responsabilità municipale, quei fondi statali passavano alla Sukleen. Da luglio, la maggior parte della spazzatura raccolta dalla Sukleen è stata scaricata sotto ponti e in altri spazi pubblici, obbligando i residenti a respirare la puzza prodotta da rifiuti in stato di avanzata decomposizione.

La Sukleen non è estranea alla controversia. Al Akhbar, un’importante organizzazione informativa libanese, ha emesso un servizio nel 2012, in cui metteva allo scoperto le operazioni poco chiare della società. «C’è puzza di scandalo che sale dall’equivoca relazione tra il governo libanese e la Sukleen, il principale appaltatore di servizi di raccolta rifiuti del Paese», ha reso noto Mohammad Zbeeb in quell’occasione.

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