sabato, Maggio 25

Yemen – Somalia: rifugiati abbandonati a se stessi

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La guerra civile yemenita iniziò nel marzo 2015, quando il Supremo Comitato Rivoluzionario Houthi (appoggiato dall’Iran) prese il controllo della capitale, Saana, spodestando il Presidente Abd Rabbuh Mansur Hadi, rifugiatosi in Arabia Saudita. Prendendo come pretesto le presunte minacce degli Houthi di invadere il regno saudita e conquistare la Mecca, la monarchia di Riyadh invase subito lo Yemen. Supportata da una coalizione che paga con i petrodollari, l’Arabia Saudita ha trasformato la guerra civile nel Paese arabo in una guerra regionale e religiosa (sunniti contro sciiti).  La coazione militare saudita è composta da vari eserciti forniti da Emirati Arabi, Baharain, Kuwait, Egitto, Giordania, Marocco, Qatar, Senegal e Sudan. La coalizione è affiancata da mercenari sudafricani Blackwater, dai gruppi terroristici Al-Qaeda Penisola Araba e ISIL DAESH, da forze speciali turche che operano in clandestinità.

Il Comitato Rivoluzionario Houthi gode del supporto militare attivo della Guardia Repubblicana Yemenita, parte dell’Esercito regolare, il movimento islamico Aharar al-Najran, varie milizie tribali yemenite, dagli Hezbollah libanesi e dalle truppe iraniane. Armata da Italia, Francia e Gran Bretagna, e supportata da Unione Europea e Stati Uniti, la coalizione saudita ha compiuto molti attacchi. Oltre 6.000 civili sono morti nei bombardamenti aerei e negli scontri terrestri dal marzo 2015. Si calcola almeno 20.000 feriti.
L’accusa dei crimini contro l’umanità è stata inizialmente rivolta, alla Arabia Saudita e ai suoi alleati, dai media regionali sciiti e dai media iraniani come ‘PressTV‘; ignorata dai media occidentali per un intero anno, a rompere il silenzio è stata la ‘BBC‘ in un suo articolo denuncia del 18 marzo scorso.

Se l’ecatombe di civili sta ora lentamente emergendo, sconvolgendo l’opinione pubblica occidentale, la tragedia dei profughi viene ancora ignorata. La loro sorte è considerata fonte di imbarazzo per i governi occidentali che supportano le truppe di invasione saudite, e i media si comportano di conseguenza. Nella martoriata Somalia (in guerra civile dal 1991) in meno di sei mesi sono giunti 30.560 profughi dallo Yemen. Abbandonati a se stessi i profughi scelgono la Somalia in quanto unica meta possibile. Gli Stati arabi confinanti con lo Yemen hanno chiuso le frontiere per paura di infiltrazioni terroristiche e sparano a vista su qualunque persona che tenti di oltrepassare illegalmente i confini. I profughi yemeniti che tentano di attraversare le frontiere vengono sistematicamente respinti. Questo feroce cordone sanitario contro la popolazione yemenita contrasta con il traffico di esseri umani organizzato dal ISIL e dalle truppe regolari saudite. Dalle coste dello Yemen, fino alla città portuale di Bosaso, nella provincia semi autonoma somala del Puntland, i profughi pagano 150 dollari a testa. Un giro d’affari di 4,58 milioni di dollari gestito dalle forze responsabili della tragedia yemenita. Un autofinanziamento della guerra che, in parte, viene utilizzato per comprare le armi italiane, francesi e inglesi.

Il 50% dei profughi che fuggono dallo Yemen sono somali che giunsero nel vicino Stato arabo durante dal 1991 al 2004 per sfuggire alla guerra civile che infuriava in Somalia. Altri profughi sono di nazionalità etiope ed eritrea. Almeno 7.000 sono i profughi di nazionalità yemenita, secondo i dati forniti dalla agenzia umanitaria ONU per i profughi, UNHCR. La situazione che vivono i profughi yemeniti in Somalia è drammatica e disumana. Ricevono una iniziale assistenza da parte di UNHCR di 150 dollari a gruppo familiare, quindi insufficiente anche solo per rimborsare loro la traversata pagata ai terroristi. Nessuna assistenza scolastica e sanitaria è prevista causa mancanza di fondi. I profughi non riescono a trovare un lavoro stabile e l’alloggiamento è precario. UNHCR offre una permanenza di qualche notte in campi destinati agli sfollati somali. Dopo di che i profughi provenienti dallo Yemen devono arrangiarsi. Nel disperato tentativo di sopravvivere le donne si danno alla prostituzione e gli uomini accettano qualsiasi lavoro legale o meno. I bambini non vanno più a scuola da almeno un anno. Alcuni di essi hanno iniziato a chiedere l’elemosina nelle strade di Mogadiscio. I più grandicelli diventano merce per i pedofili.

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