giovedì, Giugno 20

Yemen: chi era Ali Abdullah Saleh La morte è avvenuta a poche ore dalla sua decisione di porre fine all’alleanza che aveva stretto con i ribelli sciiti Houthi. Ma qual è la sua storia?

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Ha suscitato stupore la notizia ieri dell’uccisione dell’ex presidente dello Yemen Ali Abdullah Saleh. La morte è avvenuta a poche ore dalla sua decisione di porre fine all’alleanza che aveva stretto con i ribelli sciiti Houthi. Il suo convoglio è stato colpito mentre stava abbandonando la capitale Sana’a,  teatro da giorni di scontri tra i ribelli e i sostenitori dell’ex presidente.

Ma chi era Ali Abdullah Saleh? Cresciuto all’interno della tribù monarchica degli Hashed, ma proveniente da una famiglia di origini popolari, si arruola a 16 anni e presto scala i gradi dell’esercito, fino a diventare ufficiale dell’emirato dello Yemen del nord. Nel 1974, partecipa al colpo di stato contro il presidente Rahman al Iryani, poi nel luglio 1978, il Consiglio del popolo offre a Ali Abdullah Saleh la presidenza. Lui, una volta al potere, prima nomina persone a lui vicine nei posti chiave dell’apparato militare e nelle forze di sicurezza, poi manda a morte una trentina di ufficiali che stavano progettando di farlo cadere.

Quando nel 1990 lo Yemen si riunisce, il presidente è chiamato al compito di tenere unito il Paese. E lo fa, tanto che quattro anni dopo reprime nel sangue un tentativo di secessione: 8mila le vittime. Nel 1991, anno della prima guerra del Golfo, nonostante denunci l’occupazione irachena del Kuwat, Saleh dà il sostegno a Saddam Hussein. Le monarchie del Golfo, per tutta risposta, mandano via migliaia di lavoratori emigrati yemeniti.

Nel 1999 viene rieletto con il 96% dei voti, poi nuovo successo elettorale nel 2006. Negli anni riesce a tenere a bada le questioni tribali e soprattutto l’islamismo radicale, il tutto distribuendo sussidi e posti nei ministeri. La sua abilità politica lo porterà a chiudere alleanze con l’Arabia saudita, l’Iran e gli Stati Uniti.

Nel 2011 però il Paese è al limite: la disoccupazione tocca il 35%, tasso che sale al 50% per i giovani. Viene meno il petrolio e non c’è altra industria, il Paese non ha acqua e di conseguenza agricoltura. Saleh si trova tra due fuochi: l’insurrezione monarchica al nord e il separatismo al sud, ma deve combattere anche contro il montare degli islamisti nella capitale. Molti chiedono le sue dimissioni, poi nello stesso anno un attentato per poco non lo uccide. Alla fine si unisce alle proteste e accetta di cedere i poteri in cambio dell’immunità giudiziaria. Ma ieri la fine.

(video tratti dai canali Youtube di Al Jazeera e France 24)

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