martedì, Novembre 12

Yemen, 1000 giorni di guerra e di disastri Se le attuali tendenze saranno confermate potrebbero esserci quasi 600.000 bambini sotto i cinque anni gravemente malnutriti nel 2018

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A 1.000 giorni dall’inizio della guerra, lo Yemen è sempre più nel baratro. La carestia avanza per il blocco dei principali porti a nord, che impedisce l’ingresso di cibo, carburante e medicine. Ora a lanciare l’allarme è Oxfam attraverso il report ‘La crisi in Yemen: 1000 giorni di disastri’.

Per sopravvivere ormai oltre l’80% della popolazione del Paese (22,5 milioni di persone) dipende dall’importazione di derrate alimentari e, da quando la coalizione a guida saudita ha imposto il blocco, solo un terzo del cibo necessario raggiunge una popolazione ridotta allo stremo. «Per 1.000 giorni lo Yemen ha subìto pesantissimi bombardamenti con nuove e sofisticate armi. Ma quel che impressiona oggi è lo stato di assedio medievale in cui si trova l’intero Paese», dice Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia.

I bambini sono quelli che ovviamente subiscono di più questa situazione: circa 4,1 milioni non sanno se potranno proseguire gli studi con 1.600 scuole distrutte e adibite a rifugio per le famiglie sfollate o usate dalle parti in conflitto.

E anche i dati di Save The Children sono drammatici: 4,5 milioni di minori e donne incinte o in allattamento sono ora affetti da malnutrizione acuta (+148% rispetto al tardo 2014), mentre 462.000 bambini soffrono di malnutrizione acuta grave (+200% rispetto al 2014) e 63 nati vivi ogni 1000 muoiono prima del quinto compleanno (contro i 53 del 2014). Se le attuali tendenze saranno confermate potrebbero esserci quasi 600.000 bambini sotto i cinque anni gravemente malnutriti in Yemen nel 2018.

«Sono trascorsi 1000 giorni da quando la coalizione guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti ha iniziato a compiere bombardamenti e a combattere in Yemen e ancora più tempo da quando questa violenza fatale è scoppiata nel paese. In questo periodo la devastazione dello Yemen è stata assoluta. La condotta di tutte le parti in guerra, senza eccezioni, è stata deplorabile. Abbiamo visto civili uccisi, scuole e ospedali bombardati e l’accesso umanitario gravemente ristretto. Tutto ciò in apparenza ha creato intenzionalmente le condizioni in cui i bambini muoiono di fame e non possono ricevere un’adeguata attenzione medica», dichiara Tamer Kirolos, Direttore di Save the Children in Yemen. «Di fronte a tutto questo dolore, l’inattività della comunità internazionale o l’incapacità di porre fine alla sofferenza dei bambini in Yemen è vergognosa. Ci aspettiamo che muoiano 50.000 bambini solo in questo anno e se la guerra continuerà saranno innumerevoli le ulteriori vite perse, senza ragione, in Yemen. Non possiamo consentire alla guerra in Yemen di proseguire anche per un solo giorno in più. Se coloro che sono al potere, o che posso influenzare la fine di questa guerra, non conducono a una soluzione pacifica del conflitto, saranno complici nel condannare i bambini in Yemen a morte e miseria ancora maggiori».

E le prospettive non sono comunque rosee, come ammette la giornalista Laura Silvia Battaglia, autrice del libro ‘La sposa yemenita’, a ‘Riforma‘: «Al momento in mano non esiste una soluzione diplomatica. Siamo abbastanza vicini ad una soluzione militare intensa e dura. La società civile è profondamente spaccata e abbiamo almeno due o tre generazioni di giovani che di fatto sono rovinate da questa guerra: chi per esempio oggi ha 20 anni non vede davanti a sé alcuna speranza, chi ne ha 15 va al fronte, chi ne ha di meno rischia di morire per malnutrizione. Abbiamo una prospettiva molto difficile per quanto riguarda gli sviluppi del Paese, per quanto riguarda chi poi, anche nella società civile, potrà sostenere volontariamente tutto questo. Il quadro sarà sicuramente quello di uno Yemen più frammentato, a meno che non ci sia qualcuno, un uomo importante, che riesca a mettere d’accordo, come di fatto fece Saleh, le tribù, gli interessi locali, quelli regionali e quelli internazionali».

(video tratto dal canale Youtube di Al Jazeera)

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