giovedì, Marzo 21

Xi Jinping in Portogallo e l’Europa della ‘Nuova via della seta’ Spagna e Portogallo si profilano infatti come nuovi alleati europei di primo piano per il governo cinese

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Il presidente della Repubblica popolare cinese, Xi Jinping, prosegue il suo viaggio nella penisola iberica con la visita ufficiale di due giorni in Portogallo, dopo l’incontro con il premier spagnolo a Madrid la scorsa settimana. Un breve tour europeo dalla forte valenza politica per l’importanza degli accordi che saranno stretti per portare la ‘Nuova via della seta’ cinese fino alle sponde del mediterraneo e dell’atlantico. In cima all’agenda degli incontri programmati nella capitale lusitana vi è infatti l’avvio di una cooperazione fra i due Paesi che porterà alla realizzazione di infrastrutture per connettere il porto di Sines, nel sud del Portogallo, con la rete di trasporto via terra e via mare della Belt and Road initiative, il grande progetto economico e politico voluto da Xi Jinping per collegare la Cina con l’Europa, attraversando l’intera Asia.

Con questo nuovo tassello, la Cina mira a estendere il mosaico dei propri investimenti strategici in un Paese, come il Portogallo, che dopo la crisi dei debiti sovrani e le conseguenti misure di austerità – inclusi i piani di privatizzazione del settore pubblico – ha aperto le sue porte ai capitali cinesi. Attraverso le sue imprese controllate dallo Stato, la Cina è oggi proprietaria del 28% della più grande compagnia energetica portoghese, la EDP, oltre ad avere partecipazioni rilevanti nella maggiore banca privata del Paese, la BCP, e nella compagnia assicurativa Fidelidade. Ai tavoli del confronto fra le autorità portoghesi e cinesi vi sarà anche il tentativo della compagnia China Three Gorges di acquisire una quota di controllo nella EDP, insieme a nuovi accordi commerciali nel settore manifatturiero e dell’agro-alimentare. Una crescita dei rapporti economici con il governo cinese voluta e promossa da un Paese che ha visto crescere gli investimenti esteri da Pechino fino al 3,6% del proprio PIL dal 2010 al 2016 e che vede nell’approdo della Belt and Road initiative nuove prospettive di sviluppo.

Una ‘via della seta’ che si spiana la strada anche attraverso la Spagna, dove il Presidente cinese ha soggiornato prima del G20 di Buenos Aires per consolidare i rapporti bilaterali fra le due nazioni e rafforzare la presenza cinese nell’economia spagnola. Lo scorso anno la compagnia navale cinese COSCO Shipping Holdings ha acquisito il 51% del gruppo spagnolo Notaum Port che gestisce i servizi portuali per le navi container a Valencia e Bilbao. A questa si aggiungono la proprietà cinese del parco eolico spagnolo di Cuenca e le partecipazioni cinesi nelle società calcistiche dell’Atletico Madrid e della RCD Espanyol. Da parte spagnola, la Cina è rapidamente ascesa come partner commerciale di primo piano, con un export cresciuto del 28% solo lo scorso anno, per un valore di quasi sei miliardi di euro. Sebbene le autorità spagnola abbiano preferito non sottoscrivere alcun impegno formale in merito all’adesione al progetto della ‘Nuova via della seta’ in occasione della visita di Xi, i rapporti fra il Paese iberico e la Cina si fanno più stretti dal punto di vista economico e insieme politico.

Spagna e Portogallo si profilano infatti come nuovi alleati europei di primo piano per il governo cinese, insieme alla Grecia e alla Polonia, già firmatarie di accordi per la Belt and Road Initiative. La visita in Xi nei due Paesi della periferia occidentale dell’eurozona va quindi letta nell’ottica della strategia cinese di rafforzamento delle relazioni bilaterali economiche e politiche con singoli Paesi europei, nel quadro della guerra commerciale con gli Stati Uniti e dei nuovi controlli sugli investimenti cinesi in discussione nell’UE. Lo scorso 20 novembre è stato infatti raggiunto un primo accordo di massima sulle nuove regole europee per la valutazione e convalida degli investimenti esteri, fortemente volute da Francia e Germania. Una misura questa che, secondo il capo negoziatore per il Parlamento europeo Franck Proust, metterà fine alla ‘ingenuità’ dell’Europa e che guarda principalmente alla presenza sempre più significativa dei colossi imprenditoriali cinesi nel Continente. Dallo scoppio della crisi finanziaria in poi gli investimenti cinesi in Europa sono cresciuti a un ritmo straordinario, in particolare nel Regno Unito e nei Paesi che più hanno adottato politiche di austerità e di privatizzazione.

Secondo i dati elaborati da Bloomberg, nel corso degli ultimi 10 anni la Cina ha effettuato investimenti nell’Unione europea per almeno 318 miliardi di dollari, intrattenendo rapporti con le imprese cinesi per il 45% in più rispetto a quanto fatto dagli Stati Uniti. Gli investimenti esteri cinesi hanno spaziato dall’acquisizione e partecipazioni in infrastrutture strategiche nella periferia meridionale ed orientale dell’UE, alle aziende high-tech delle maggiori economie dell’eurozona. Sono state circa 360 le aziende europee passate di proprietà a gruppi cinesi, fra cui nomi storici come la Pirelli in Italia, accanto al controllo di almeno 4 aeroporti e 6 porti (fra cui quelli del Pireo, in Grecia, e di Marsiglia in Francia, strategici per il mediterraneo). Operazioni realizzate da oltre 670 aziende e fondi di investimento di base in Cina o ad Hong-Kong, di cui almeno un centinaio di proprietà statale, con le restanti legate in vario modo al governo cinese, fra cui spiccano la China National Chemical Corporation e la China Investment Corporation. Una corsa degli investimenti cinesi che preoccupa fortemente Germania e Francia, promotrici insieme alla Commissione europea di un nuovo sistema di screening che adesso dovrà passare al vaglio dei restanti Paesi membri dell’UE. E che incontrerà l’opposizione decisiva in Consiglio dei governi di Spagna e – da ultimo – del Portogallo, come annunciato dal premier Antonio Costa a pochi giorni dalla visita di Xi. Gli investimenti cinesi in Europa promettono così di portare i loro frutti, non solo dal punto di vista economico, in un’Europa sempre più divisa e conflittuale al suo interno.

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