sabato, Gennaio 25

‘World Economic Forum 2018’: insieme in un mondo frammentato Come creare un futuro condiviso in un mondo frammentato? Ne abbiamo parlato con Stefano Fait, consulente e analista di tendenze

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Domani a Davos, l’apertura del ‘World Economic Forum 2018, il noto summit di colore economico giunto alla sua 48esima edizione. Dal 23 al 26 Gennaio, il meeting riunisce in Svizzera capi di Stato e di Governo, nonché, rappresentanti delle maggiori organizzazioni internazionali ed altre figure celebri del mondo dello spettacolo che si confronteranno in più di 400 sessioni. Tra gli invitati, attesissimo il Presidente americano Donald Trump che, però, potrebbe incontrare qualche difficoltà per lo ‘shutdown‘ al bilancio USA. Ma a rendere più complesso il raggiungimento della location sarà probabilmente anche la neve che ha raggiunto oggi i 3 metri.

Il tema che caratterizzerà il Forum di quest’anno sarà ‘Creating a Shared Future in a Fractured World, ovvero, ‘Creare un futuro condiviso in un mondo frammentato’. «Siamo in un momento cruciale della storia», ha scritto la copresidente del Forum Isabelle Kocher. «Sta diventando sempre più difficile condividere una narrativa di progresso sociale ed economico condiviso e continuo che ha prevalso per decenni». Ciò che si credeva fino al secolo scorso, infatti, è che l’equilibrio futuro sarebbe stato possibile grazie ad una più consistente ‘interdipendenza economica’ tra gli Stati. Ma non è esattamente così. La stabilità sociale e la prosperità economica sono concetti diversi tra loro.

Il mondo è cambiato da più angolazioni. Dal punto di vista politico, la governance si mischia con strategie che seguono spaccature interne o globali senza, però, passare per gli ideali e gli interventi necessari ad un prospero cambiamento. Dal lato economico, spesso, le politiche rimagono frammentate e irrispettose di alcuni concetti fondamentali, quali lo sviluppo sostenibile e la crescita inclusiva. Si da rilievo all’integrazione globale senza rispettare gli obblighi che ne conseguono. Poi, c’è la reazione del sociale che, da un lato, acclama la presenza di leader pronti alle necessità nazionali, ma, dall’altro, fatica a riconoscersi in un concetto moderno di collettività.

Tutti i nodi, insomma, vengono al pettine, ed è così che sono sotto gli occhi di tutti le varie fratture del nostro mondo, fratture che rischiano di dividere anziché unificare. E’ in questo contesto che si chiederà ai presenti di ragionare ed impegnarsi insieme per una narrativa futura condivisa.

Secondo il rapporto Oxfam pubblicato oggi, si registra un incremento del divario tra ricchi e poveri. I più ricchi in tutta la popolazione mondiale, l’1%, possiede l’intero 99% restante e si arricchisce sempre di più. Infatti, l’82% dell’aumento di ricchezza netta tra il mese di marzo del 2016 e quello del 2017, è finito nei conti dei ricconi ed ai più poveri (3.7 miliardi di persone), il nulla.

«Sono fermamente convinta che attualmente siamo alla fine di un ciclo. E’ il momento della costruzione,  per la creazione di un futuro condiviso, più egualitario, inclusivo e rispettoso dell’ambiente. Un futuro che, alla fine, offre maggiori possibilità di sviluppo personale e di controllo sulle nostre vite individuali. Questo parallelo desiderio di rinnovamento e progresso armonioso riconcilia gli interessi in competizione tra ambiente, comunità e individuo», dice la Isabelle Kocher.

Abbiamo parlato proprio di futuro condiviso con Stefano Fait, consulente di orientamento strategico e analista di tendenza.

‘Come creare un futuro condiviso in un mondo fratturato’: perché questo titolo e come si crea un futuro condiviso nella situazione attuale?

Il titolo della 48a edizione del World Economic forum è assolutamente azzeccato. Purtroppo però non è in quella sede che si troveranno le soluzioni ai problemi oggetto del corrente dibattito. Da troppo tempo questo evento comunica il punto di vista di un’élite globale che sta per essere sostituita da altre élite più in sintonia con i bisogni delle potenze emergenti, del nuovo ordine multipolare e di tempi sbalorditivamente trasformativi. Alla lunga la meritocrazia prevale in una civiltà sempre più sofisticata. Il futuro condiviso sarà il portato, in primo luogo, nell’imminente riforma dell’assetto finanziario del pianeta che, come detto, dovrà tener conto dei nuovi equilibri, dei nuovi poteri e della crescente assertività delle masse. Una singola valuta egemone non ha più senso. Un ordine unipolare a trazione occidentale ha ancora meno senso. La coesione degli sforzi umani di costruzione di un futuro condiviso si cristallizzerà come per magia quando l’occidente farà un passo indietro e riconoscerà al resto del mondo pari dignità. La seconda misura inciderà sul carico debitorio dei singoli delle Nazioni e del pianeta nel suo complesso. Non è possibile pensare a un futuro positivo quando il sistema attuale è concepito principalmente per zavorrare ogni forza trasformativa che intenda sfidare lo status quo. La terza variabile sarà la presa di coscienza da parte di ciascun essere umano che gran parte di ciò che va a beneficio di tutti gli esseri umani va anche a beneficio di ognuno di noi. Siamo ormai profondamente interconnessi e la sorte di una famiglia che vive a 10 fusi orari di distanza non è più separata e distinta dalla nostra. Se una cosa va bene a me è molto probabile che andrà ancora meglio se tutti quanti potranno goderne. Una verità abbastanza elementare ma troppo spesso misconosciuta.

Quali saranno i veri temi economici di quest’anno?

Il WEF da anni non si discosta dalle opinioni prevalenti che si possono leggere o sentire sui principali quotidiani e canali televisivi. È a tutti gli effetti una ratifica di infinite reiterazioni degli stessi concetti che puntellano lo status quo. Per questa ragione diventerà sempre meno rilevante. Già oggi se ne parla molto meno di un tempo, i no global non si scomodano più di tanto nelle proteste e gli stessi report del WEF ricevono un’attenzione sorprendentemente ridotta. Dopo oltre 40 anni di attività la rilevanza del World Economic Forum è seriamente a rischio di poter essere paragonata a quella del Sacro Romano Impero verso la fine del 700. Non mi sembra azzardato affermare che il World Crypto Economic Forum che si è tenuto una settimana fa a San Francisco e che ha avuto un successo di pubblico enorme, battendo ogni record di partecipazione, fosse il vero evento da seguire: è più significativo per i consumatori, per gli investitori e per le tendenze economiche e geofinanziarie del prossimo decennio. Lì si parlava di alcuni tra i temi economici cruciali per quest’anno e per i prossimi anni. Quest’anno proseguiremo il cammino tracciato negli anni scorsi: costante evoluzione delle cripto valute, indebolimento del dollaro e preparativi per il varo del nuovo ordine finanziario fondato su un paniere di valute, metalli preziosi e molto probabilmente una nuova criptovaluta istituzionalizzata.

Dove sta andando l’economia di questo mondo frammentato?

Lasciando da parte l’enfasi un po’ ossessiva del WEF per i rischi, le minacce sistemiche, le destabilizzazioni a catena e compagnia bella, l’economia globale è destinata a continuare a crescere perché i paesi emergenti, inclusa l’Africa, hanno ormai preso un bel abbrivio e la loro ascesa è irreversibile. L’economia spaziale, lo sviluppo di nuove tecnologie energetiche, la Nuova Via della Seta saranno tra gli ingredienti dei nuovi Ruggenti Anni Venti. Per loro natura tendono a unire l’umanità in una missione planetaria congiunta.

Chi dovrebbe ricucire questo mondo a pezzi e come dovrebbe farlo?

Noi, le persone comuni. Questa è l’epoca del decentramento e della sovranità personale. È sulle persone e comunità consapevoli e mature che ricadrà la responsabilità di mappare una realtà futura coesa, coerente e prospera, a partire principalmente dal basso, attraverso la presa di coscienza del fatto che il bene del prossimo è anche il mio bene e che una civiltà che ci mette a disposizione internet, i forum delle reti sociali, la mobilità avanzata, il denaro digitale e forme di disintermediazione e trasparenza sempre più raffinate sembra fatta apposta per potenziare le capacità delle persone “ordinariamente” straordinarie e ridimensionare lo squilibrio di poteri tra le Elite e le masse che è sussistito finora.

Da cosa deriva questa frammentazione? È un ciclo storico o ci sono delle responsabilità? Di chi?

Il divide et impera è una millenaria strategia usata dai pochi per sottomettere i molti. Ora per la prima volta è possibile comprenderla, rintuzzarla e magari ritorcerla contro chi la adopera a nostro svantaggio. È bene cominciare a pensare a un’umanità post-materialista e post-faziosa.

Cosa richiede un futuro condiviso dal punto di vista economico?

Un benessere economico che consenta a tutti di condurre un’esistenza più rispettosa, più sensibile, più attenta, più altruista. I poveri possono essere felici ma difficilmente sono sereni (v. Edward C. Banfield, “familismo amorale”). Chi è assillato dalla propria sopravvivenza è auto-centrato: tutto il resto viene dopo e non si va tanto per il sottile. Quando le persone e le nazioni non sono soggiogate e non si trovano sotto una costante pressione ansiogena, in generale tirano fuori il meglio e tendono a cooperare invece di farsi la guerra.

Tra le novità, la presenza di Trump. Cosa c’è da aspettarsi? Sotto la sua scelta di presenziare, c’è dietro qualcosa?

In tanti preconizzavano un disastro economico se avesse vinto Trump. Invece non solo non c’è stato ma al contrario le prestazioni dell’economia americana sono paragonabili al miglior anno di Obama. È possibile che Trump voglia togliersi qualche sassolino dalle scarpe, o lanciare dei segnali agli uni e agli altri.

Secondo l’Inclusive Development Index 2018, tra le economie più inclusive sono annoverate Norvegia, Islanda, Lussemburgo ecc. Cosa accomuna queste economia e cosa le allontana così tanto dalla nostra?

L’Islanda ha poco più di 300.000 abitanti, il Lussemburgo meno di 600.000 e i norvegesi superano a malapena quota 5 milioni. Sono nazioni ricche, molto internazionalizzate e nel contempo capaci di conservare il loro spirito di comunità, anche in virtù delle dimensioni ridotte. Il decentramento e il benessere sembrano essere la via maestra per poter replicare quel tipo di risultati virtuosi.

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