domenica, Giugno 16

Waxit: c’è chi vuole uscire dall’Australia Intervista a Ian Cook, professore di politica australiana all’università di Murdoch

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Già da diverso tempo, si parla di una proposta secessionista da parte dell’Australia occidentale, uno dei sei stati federati che compongono il Paese. Questo progetto chiamato ‘Waxit’, nasce dalla controversia sulla GST, ossia un’imposta su beni e servizi, che corrisponde all’ Iva italiana.

In Australia ciascuno Stato la versa al Governo centrale che poi la redistribuisce, cercando di assicurare che tutte le zone del Paese abbiano la possibilità di fornire servizi adeguati alla popolazione.

La polemica nasce poiché l’Australia occidentale riceve indietro, da Canberra, solo il 34,4% delle tasse raccolte, e questo secondo alcuni è troppo poco.

Dal quotidiano digitale australiano, ‘watoday.com‘,  si evince che la parte occidentale del Paese ha il tasso di disoccupazione peggiore di tutta la Nazione, pari al 6,5 per cento. Il rapporto del 2016 di Bankwest Curtin Economics Center ha chiamato questo la ‘nuova norma’, dove la disoccupazione è in aumento e la crescita rimane ferma.

Damian Stone, capo dell’azienda Y Research ritiene che la crisi sta arrivando prima di quanto ci piacerebbe pensare. Dichiara: «la parte occidentale dell’Australia è passata ad un’economia più diversificata e resiliente, basata sull’evoluzione del settore delle risorse. Ma mentre si aspetta il prossimo turno di investimenti in progetti di risorse, questa mancanza di azione porterà alla stagnazione economica».

Ian Cook, docente di politica presso l’’università di Murdoch, ci parla brevemente della situazione occidentale del Paese.

 

Come è la situazione politica della regione?

Il principale fattore di fondo è il deficit nel bilancio statale. Negli ultimi tre anni solo un terzo dei fondi raccolti in Australia occidentale, attraverso la tassa sui beni e servizi, è stato restituito allo Stato. Se tornassero più soldi allo Stato, l’Australia occidentale non sarebbe in questa difficile posizione economica e politica.

La gente ha parlato per lungo tempo del desiderio di indipendenza della parte occidentale del Paese. È vero? È una situazione reale?

Sì, in Australia Occidentale la gente ha parlato di secessione dalla federazione. Alcune persone continuano a credere che l’Australia occidentale dovrebbe separarsi e, talvolta, questi sentimenti sono largamente condivisi. Gli australiani occidentali, spesso, si sentono trascurati dai politici di Canberra che perdono il contatto con gli elettori della regione.

Quale parte della popolazione può dare origine a questo desiderio? Perché è nato?

Nel corso degli anni, i più noti sostenitori della secessione sono stati politici e uomini d’affari. La più recente ondata di sentimenti secessionisti è un riflesso dei sentimenti delle persone nell’Australia occidentale, che ritengono di non aver beneficiato della recente esplosione dell’attività mineraria, la quale ha visto miliardi di dollari entrare nell’economia australiana, ma che ha lasciato il bilancio della regione in deficit.

La costa occidentale del Paese ha chiesto l’indipendenza finanziaria. Perché?

Le persone pensano che la ricchezza generata dall’estrazione mineraria e da altre risorse nella parte ovest possa pagare per i servizi di cui hanno bisogno e migliorare la loro vita, rispetto alle condizioni finanziarie attuali.

Quali effetti poteva avere?

È difficile sapere davvero cosa significhi. Dubito che ci possa essere concessa sia l’indipendenza finanziaria, che i vari servizi (dogana, affari esteri, regolamentazioni) e il supporto militare e politico del Commonwealth. L’incertezza degli effetti della secessione porta molte persone a dubitare e a essere riluttanti nei confronti dell’indipendenza.

Ha, la Waxit’, la speranza di essere raggiunta?

No, non c’è abbastanza sostegno per far diventare la Waxit una reale possibilità. Nessuno dei principali partiti si è impegnato, e rimane qualcosa che solo una piccola percentuale di persone desidera.

Quali altre soluzioni potremmo avere?

Il Governo federale sta cercando di cambiare le regole in base alle quali le tasse sui beni e servizi sono divise per assicurare che l’Australia occidentale ottenga più di quanto le sia stato concesso negli ultimi anni. Se questo accadrà, molto del sentimento indipendentista verrà placato.

Penso che l’idea di una secessione sia stata più un modo per il Partito Liberale in Australia occidentale di farsi pubblicità, che una proposta seria. Ma il Governo laburista della regione continuerà a parlare dell’iniquità della distribuzione della tassa sui beni, perché devono affrontare anni di deficit pubblico e possono così incolpare della situazione il Governo federale. Dubito che parleranno di secessione, discuteranno piuttosto dell’ingiustizia del sistema che penalizza l’Australia occidentale.

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