sabato, Maggio 25

Walter Villadei: allo spazio serve approccio integrato e un pensiero più strategico L’intervista a un cosmonauta fuori dallo spazio pone domande imbarazzanti al Governo

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Riprendiamo una notizia pubblicata da ‘L’Indro’ lo scorso 10 dicembre riguardante il tenente colonnello Walter Villadei, ufficiale dell’Aeronautica Militare Italiana, in fase di addestramento per una missione spaziale. Un astronauta, diranno i nostri Lettori. No, replichiamo noi: un cosmonauta.

A prescindere dalla denominazione che cambia poco, non ci addentriamo nella sterilità dell’argomento. Il motivo per cui ‘L’Indro’ lo ha intervistato è il voler individuare una chiave di lettura per strane assonanze create attorno ad un’idea sovranista delle attività spaziali nel nostro Paese.

Intanto ci viene in mente una delle frasi più belle rilasciate da Luca Parmitano dopo essere stato 166 giorni sulla Stazione Spaziale Internazionale: «I confini ce li siamo inventati noi».

Ora, sappiamo bene che la ricerca spaziale ha rappresentato in passato la contrapposizione industriale, militare e politica di due superpotenze, e oggi, grazie a un significativo allargamento tecnologico e progettuale, anche altri attori si impongono a occupare ruoli cruciali nell’universo ultratmosferico. Basti solo ricordare che a inizio gennaio la sonda cinese Chang’e-4 ha marcato un risultato importante e mai ottenuto nell’emisfero della Luna non osservabile dalla Terra: una dimostrazione di avanguardia e di capacità sistemistica che influenzerà molte scelte economiche e commerciali del futuro.

L’Europa sta faticosamente al passo in questa corsa che ha costi molto elevati e risposte economiche lunghe per gli investitori e poco percepibili nell’immediato per i cittadini. Impossibili da sostenere -abbiamo la piena convinzione nell’affermarlo- se fossero condotte da singoli Stati e senza la disposizione della borsa di agenzie governative, ma tanto più validante, come lo è al momento in Italia, in cui un comitato dei più significativi dicasteri e di specialisti qualificati ne governano il cammino. Da qui, l’opinione del nostro ‘uomo del cosmo’.

 

Comandante Villadei, da cosa nasce la sua professione dello spazio?

Nasce da una visione e da una vocazione che in Aeronautica Militare c’è sempre stata, fin dai tempi in cui l’Aeronautica e l’Italia vantavano personalità come Luigi Broglio e Antonio Ferri. Quella visione, che si riassume nel motto ‘Virtute Siderum Tenus’ (con valore verso le stelle, ndr), nel corso degli anni è divenuta consapevolezza dell’importanza dei sistemi spaziali per le capacità operative della Forza Armata, come in generale per quelle della Difesa e di come la nostra naturale vocazione per il volo e la missione di proteggere i cieli possa rafforzarsi grazie allo sviluppo tecnologico del settore aerospaziale, sempre più evidente negli ultimi anni. A noi tutti è nota la cosiddetta ‘linea di Karman’, che segna l’inizio, solo convenzionale, dello spazio. Oggi tuttavia queste categorie nettamente separate non hanno più senso. Sistemi per il volo suborbitale, propulsione ipersonica, future piattaforme ad alta quota, aviolancio e mega costellazioni di microsatelliti in orbite molto basse e stazioni spaziali commerciali ci raccontano di uno spazio che si sta trasformando in modo radicale e della necessità di sviluppare un approccio integrato e un pensiero più strategico. L’Aeronautica è l’istituzione che ha per compito primario la difesa dello spazio aereo, che oggi diventa aerospazio e si estende fino alla parte bassa -le cosiddette orbite LEO- dello spazio tradizionale (unorbita bassa è compresa tra 160 e 2.000 km. ndr). È per questa ragione che in Aeronautica ci sono moltissime professionalità, come ad esempio ingegneri e medici, che hanno l’opportunità di specializzarsi in Italia e all’estero per contribuire alle attività in questo settore, sempre più stimolante ed impegnativo. Per la stessa ragione, ho iniziato il percorso come cosmonauta.

Lei è molto impegnato nella divulgazione delle attività spaziali e attendiamo che presto sarà uno dei fortunati che valicherà le Colonne d’Ercole dell’atmosfera; un italiano in missione con la Soyuz MS dei russi e senza l’aiuto europeo. Ci può dire quali sono i tempi previsti per il suo lancio?

Innanzitutto diciamo che l’Italia è un Paese europeo che, anche nel settore spaziale ed aerospaziale come in molti altri, gioca un ruolo da protagonista in Europa. La cooperazione con i russi, che nel settore del volo umano spaziale sono leader nel mondo insieme agli americani, fa parte di una lunga tradizione per l’Italia, che al tempo stesso è non solo il terzo Paese per contribuzione in ESA ma è anche l’unico in Europa ad avere una collaborazione bilaterale con la NASA. Attualmente non vi è ancora una data certa per il mio volo, ma nel frattempo sto ultimando un periodo di addestramento, già iniziato lo scorso anno, che prevede il mantenimento delle qualifiche come board engineer left seat della Soyuz, nella nuova versione MS, voli parabolici, EVA (missioni extraveicolari, ndr), addestramento sul segmento russo della Stazione. Insomma, tutto quello che serve per continuare ad essere assegnabile, in ogni momento, ad un volo. In tutto questo, la divulgazione è importante per condividere questa esperienza con quanti seguono le attività spaziali con interesse e impegno. I giovani in primis, che sono per l’Aeronautica una delle componenti più importanti della società. A loro occorre rivolgere uno sforzo speciale per creare una cultura dell’aerospazio, nell’ottica che domani questo potrebbe essere il loro futuro. Le giovani generazioni hanno energie, intuito e capacità sorprendenti e credo sia importante provare a ispirarli e offrire loro prospettive su cui riflettere.

Gli astronauti italiani fino ad ora sono stati legati alla formazione della NASA e dell’ESA. Lei sarà un cosmonauta. La denominazione cambia poco, lei sarà un italiano che andrà nello spazio. Oppure si sente più vicino al corpo spaziale russo?

Mi sento assolutamente un cosmonauta italiano e come tenente colonnello dell’Aeronautica, ho chiara la consapevolezza che gli astronauti e i cosmonauti esistono non in quanto singoli ma poiché vi sono state e vi sono istituzioni ed un Paese, che hanno investito negli anni in tecnologia e in settori all’avanguardia, come appunto l’aerospazio. Da qui il senso di responsabilità di mettersi al servizio dei progetti nazionali, incluso quello che di un volo come occasione di progresso e sviluppo. Industria, università, istituzioni: si tratta di una combinazione vincente e un circuito positivo che genera conoscenza, rapporti internazionali, capacità operative e tecnologiche. Certamente i russi hanno una competenza incredibile in questo ambito e sono leader mondiali, insieme agli americani, nell’esplorazione umana dello spazio. Quando si entra a Star City, presso il Gagarin Cosmonaut Training Centre, è sorprendente quanto forte sia la sensazione di essere immersi in una storia che, dal passato, ogni giorno costruisce un pezzetto di futuro. E l’Italia è al tempo stesso vista e percepita come un interlocutore importante e strategico.

Recentemente si è fatto il suo nome con un’etichetta di ‘orgoglio italiano’. Può spiegarci cosa c’è di diverso rispetto ai suoi colleghi italiani?

Più che ‘orgoglio italiano’ parlerei dell’’orgoglio di essere italiano’, come ufficiale dell’Aeronautica Militare e come cosmonauta, di poter essere con impegno e passione, al servizio del nostro Paese, che non solo ha una storia di primo piano nel settore -basti pensare dalle trasvolate atlantiche, ai lanci di Broglio, per passare agli studi avanzati nell’aerodinamica, che facevano dell’Italia uno dei Paesi più progrediti al mondo per tecnologia aeronautica tra le due guerre- ma che dispone ancora oggi di competenze e professionalità apprezzate in tutto il mondo. Avere l’opportunità di contribuire a questo è un privilegio straordinario. Per quanto riguarda le differenze con i miei colleghi, posso certamente dire che l’addestramento di tutti noi è fatto in linea con rigorosi standard internazionali. Nel mio caso, inoltre, sono attualmente inserito nell’ambito dello Stato Maggiore Aeronautica e oltre ad addestrarmi in attesa di un volo, partecipo appunto ai programmi aerospaziali di interesse della Difesa, la maggior parte dei quali hanno un carattere duale ed inter-agenzia. Insomma, un percorso per alcuni aspetti diverso, finora, da quello degli altri colleghi ma che consente di riportare direttamente all’interno del contesto nazionale quanto appreso nelle varie attività, incluse quelle addestrative.

La grande esperienza che lei sta accumulando è importante per il nostro Paese. Space economy, satelliti di ogni tipo e diversi primati hanno più volte tenuto alta l’attenzione del pubblico italiano per un settore affascinante. Quale sarà il suo contributo personale e culturale, dopo questa grande avventura?

La space economy è un concetto interessante, anche se non certamente nuovo. Da sempre, infatti, le attività spaziali si distinguono per capacità di generare un indotto sia commerciale che tecnologico. Oggi, tuttavia, assistiamo al tentativo di rendere questo meccanismo più efficace, visto che la competizione sul mercato internazionale sta aumentando. Assisteremo ad un numero sempre crescente d’iniziative e l’aerospazio, ancor più del tradizionale spazio, si presta a diventare un laboratorio a ‘cielo aperto’ in cui matureranno nuove soluzioni. Le premesse ci sono tutte: gli Stati Uniti annunciano di voler tornare sulla Luna con un insediamento permanente, mentre la Cina sbarca per la prima volta sulla faccia oscura del nostro satellite; oppure l’idea, fino a qualche anno fa impensabile, di dare in uso la International Space Station (o almeno una parte di essa) ad operatori privati, mentre alcuni di questi stanno già per avviare il primo servizio ‘di trasporto di linea’ suborbitale per turisti spaziali. Insomma, un panorama più variegato, non solo con le grandi agenzie spaziali, ma anche con altri soggetti e altre Istituzioni a svolgere ruolo più attivo (basti pensare alla Commissione Europea o ad esempio alla FAA negli Stati Uniti). Ciò richiederà anche esplorare nuovi temi: non solo quelli tradizionali di tipo tecnologico, ma anche giuridici, normativi, di standardizzazione e certificazione. In questo contesto, come Aeronautica, stiamo contribuendo con impegno e risorse alla questione della sicurezza spaziale legata ai debris in orbita. Si tratta di una problematica sulla quale è rivolta molta attenzione, anche per la Stazione Spaziale: quegli oggetti oramai senza controllo rappresentano un rischio per i satelliti attivi e inoltre, gli oggetti più grandi, come dimostra il caso della Tiangong 2, rientrando in atmosfera possono attraversare lo spazio aereo. L’Europa si è dotata di una prima infrastruttura federando le capacità nazionali di alcuni Paesi, che hanno formato un primo consorzio europeo. L’Italia è tra i cinque Paesi fondatori (insieme a Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna) ed altri si stanno aggiungendo. Una sfida importante, che a livello nazionale è divenuta una cooperazione tra la Difesa e l’Aeronautica con l’ASI e l’INAF. Questo renderà lo spazio e l’aerospazio una dimensione più sicura. Ovviamente quando, spero presto, avverrà l’assegnazione ad un volo, allora inizierà un periodo di full immersion fatto di addestramento e concentrazione per la missione. Ma sono certo che anche quella sarà un’opportunità da cogliere per portare idee, tecnologie, esperimenti che parlino italiano nello spazio.

 

Così termina la lunga intervista al tenente colonnello Villadei. Dalle sue risposte non sono derivabili le affermazioni lette a suo riguardo su la Repubblica: «una grande prova d’orgoglio nazionale, che il Governo Conte a trazione leghista vuole regalare al Paese». Del resto ci sembra anche superfluo farne un caso politico dell’ultim’ora. Il prossimo ospite di casa nostra della SSI sarà Parmitano, che tornerà a bordo della Stazione in luglio del 2019 e nella seconda parte della missione, il Luca nazionale ricoprirà il ruolo di comandante, per la prima volta assegnato ad un italiano. Walter Villadei in allenamento nella oblast di Mosca, già a maggio 2011 -con il Governo di Silvio Berlusconi– fu il primo non russo ad essere qualificato con il risultato ‘Excellent’ al Cosmonaut Basle Trainln e dal 2014, quando il premier era Matteo Renzi, Villadei fu designato delegato alla Commissione Europea per il programma di monitoraggio dei detriti, i debris che lui ha ricordato nella nostra conversazione. Queste, almeno, le tappe principali di una risorsa italiana che per la sua qualifica non dovrebbe appartenere a nessuno schieramento o confessione.

La domanda da porsi, però, è un’altra: se alcuni accordi di compensazione regolano le missioni degli astronauti italiani nella SSI, diventa più complessa la gestione di un viaggio spaziale al di fuori di queste regole. E a questo punto chi ne onorerà le spese? sulle cui entità già ‘L’Indro’ si è espresso nei precedenti articoli. Non è compito del passeggero rispondere, e ci siamo ben guardati dal domandarglielo. Annotiamo, però, con grande preoccupazione, che ASI, l’ente fulcrale di queste attività, è ancora in fase precaria e la sua gestione corrente viene retta da un commissario, perché il nome del Presidente chiamato alla guida indugia ancora in un top secret del Governo presumibilmente fino al 19 marzo. Poi, che l’assegno per inviare un militare italiano su un lanciatore russo lo stacchi l’Aeronautica o un’agenzia governativa, resta sempre un onere statale, ovvero una spesa a carico dei contribuenti, che legittimamente chiederanno un po’ di chiarezza negli investimenti del pubblico denaro e nelle priorità imposte da una pianificazione che deve essere avveduta e indipendente da propagande elettoralistiche.

Intanto si avvicinano a gran velocità molte scadenze che richiedono obblighi economici e responsabilità professionali: una tra tutti, la Ministeriale che definirà in Spagna la politica spaziale europea. Grandi numeri, grandi programmi, grandi impegni. Un grande orgoglio se tutti questi elementi saranno onorati.

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