giovedì, Aprile 25

Voto in Israele: quei voti arabi in cerca di una casa di nome Gantz Gli arabi di Israele sono il 20% dei votanti, Benny Gantz, per quanto possibile primo partito avrà bisogno di una serie di alleanze per arrivare alla maggioranza, loro sembrano disponibili

0

La maggioranza degli arabi e degli ebrei d’Israele definisce ‘positive’ le relazioni quotidiane che ha con l’altro. E’ quanto  emerge da un sondaggio realizzato su un campione di 411 arabi e 414 ebrei israeliani, condotto dagli analisti Dahlia Scheindlin e David Reis insieme al sito ‘Sikha Mekomit’.
Tra gli ebrei israeliani, il 53% degli intervistati ha detto di avere con gli arabi relazioni ‘generalmente positive’. Solo un terzo ha parlato di esperienze negative, mentre il 13% ha detto di non avere abbastanza rapporti con gli arabi per rispondere. Tra gli arabi, quelli che affermano di essere in buoni rapporti sarebbero il 76%, mentre il 6% afferma di non avere rapporti sufficienti con gli ebrei per rispondere.

Gli arabi in Israele sono il 20% della popolazione, una minoranza, certo, ma non insignificante, anzi, eppure, nessuno ha mai voluto fare una coalizione con loro in Parlamento.  Eppure seggi che detengono alla Knesset  sono importanti per formare il Governo.

L’aiuto politico degli arabi di Israele, a parole snobbato, in passato si è rivelato fondamentale per dare vita a un Esecutivo. Potrebbe accadere anche in questo 2019, una tornata elettorale che si presenta come un referendum a favore o contro il premier uscente, Benjamin Netanyahu, e Benny Gantz, leader nel nuovo partito Blu e Bianco (i colori della bandiera d’Israele), che si presenta nel Paese come lo sfidante laico capace (forse) di minare, dopo 13 anni la lunga presidenza Netanyahu.

Gli arabi di Israele furono determinanti nel caso di Yitzhak Rabin, negli anni ’90, arrivato al potere grazie al blocco ostruzionista dei partiti arabi.
«Vogliamo incidere sulla politica: già negli anni ’90 Rabin usò il nostro sostegno e la stragrande maggioranza degli arabi riconosce che quelli furono gli anni migliori da un punto di vista politico. Ma da allora tanta acqua è passata sotto i ponti», ricorda Ayman Odeh, leader del partito Hadash, che si presenta alle elezioni in coalizione con la formazione Ta’al di Ahmad Tibi, un veterano della politica.

Alle scorse elezioni, nel 2015, per la prima volta i quattro partiti arabi (Hadash e Ta’al insieme a United Arab List e Balad) si erano presentati con una lista unitaria, la Joint List, vincendo 13 seggi e divenendo la terza forza del Paese.
Oggi, dopo la rottura della coalizione, la prospettiva è cambiata ma la speranza è sempre quella di contare

Le proiezioni indicano che ci sarà un forte calo nell’affluenza araba alle elezioni legislative di domani, come reazione alla rottura della Joint List,  ma la voglia degli arabi è quella di mandare a casa Benjamin Netanyahu, per tanto qualche potenziale astensionista potrebbe ricredersi.
Una cosa è certa, però, lo sfidante del premier, il generale Benny Gantz, per quanto possibile primo partito avrà  bisogno di una serie di alleanze per arrivare alla maggioranza (61 seggi). Per tanto potrebbe ripetersi quanto accaduto con Rabin.
Gantz in campagna elettorale ha detto che non intende cooperare con i partiti arabi, ma ha anche assicurato che non siederà mai al Governo con Netanyahu. Odeh afferma alle agenzie: «La palla sta a lui, ma siamo onesti, un eventuale approccio dipenderà dal suo programma, quello che pensa di fare», per Odeh le condizioni da porre al cosiddetto ‘partito dei generali’, sono chiare, a cominciare dalla cancellazione della Legge Stato-Nazione, che ha degradato gli arabi a cittadini di serie B, oltrechè maggiori finanziamenti da destinare ai bilanci delle città arabe. 

Alcuni arabi dicono che non c’è una vera differenza tra Netanyahu e Gantz, ma ritengo che nel profondo vogliano far cadere il premier, per tanto anche un generale, ‘quel generale’, potrebbe essere votabile. «Anche se non formiamo un blocco contro Netanyahu in sostegno a Gantz, i nostri voti significano molto: è un’elezione speciale», afferma ancora Odeh, il cui obiettivo per il dopo voto è quello di costruire un campo democratico, inclusivo, in nome della pace, uguaglianza, democrazia e giustizia sociale. E se la sinistra israeliana, oggi in forte difficoltà, volgesse lo sguardo, gli arabi di Israele darebbero «alla sinistra israeliana l’appoggio del 20% della popolazione araba»,  «un cambiamento che può fare una vera differenza nella mappa politica israeliana», e, probabilmente, nel futuro del Medio Oriente.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore