venerdì, Agosto 23

Voto in Israele: Gantz, il laico che sa parlare di pace e speranza Se anche Netanyahu tornasse ad essere premier, se il partito del generale fosse il primo partito, Bibi non sarebbe più la stella solitaria nel cielo israeliano

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Una «puntata pericolosa su un partito ibrido che è unito solo dall’odio personale che i suoi leader e membri nutrono nei confronti di Netanyahu e del Likud», così i vertici del  Likud definiscono l’appena nato partito Blu e Bianco (i colori della bandiera d’Israele) e il suo leader, il 59enne ex capo di Stato maggiore Benny Gantz.

Militare di rango che è passato alla politica,  alto, fisico atletico e occhi azzurri penetranti,  Gantz ha ricoperto ruoli di responsabilità in quasi tutte le vicende militari israeliane e ora appare come l’unico sfidante in grado di tenere testa e forse vincere il Likud e il suo leader, il 69enne premier uscente Benjamin Netanyahu (già 4 volte alla guida del Paese).

Laico, centrista, pragmatico, moralmente inattaccabile perché integerrimo (a differenza di Netanyahu), l’ex generale si presenta come ‘alternativa positiva’ alla leadership ‘divisiva’ di Netanyahu, che accusa di appoggiarsi sempre più all’estrema destra pur di rimanere al potere e che il Paese non ha bisogno di un ‘re’.  

Gli oltre sei milioni di israeliani chiamati al voto non sceglieranno direttamente il loro Primo Ministro, che verrà eletto dalla maggioranza parlamentare. Ma questo voto ha tutte le caratteristiche di un referendum a favore o contro Benjamin Netanyahu, e Benny Gantz questo referendum lo ha cavalcato.

Con lui si sono candidati altri due ex capi di Stato maggiore: Moshe Yaalon e Gabi Ashkenazi. E
del nuovo partito fa parte anche la formazione laica Yesh Atid dell’ex Ministro delle Finanze Yair Lapid che, in caso di vittoria, si alternerà con Gantz alla guida del Governo. Tra i candidati blu-bianchi, anche la prima donna diventata generale, Orna Barbival.
Gli ultimi sondaggi indicano il partito di Gantz in testa con una trentina di deputati su 120 della Knesset, mentre il Likud sarebbe indietro di 4 seggi, ma molto difficilmente  Gantz riuscirà formare un Governo, in quanto incapace di raccogliere l’appoggio a destra -per quanto lui abbia detto essere disponibile a dialogare- e però anche, pare, a sinistra non gli sia possibile fare una seria alleanza.

Gantz è nato a Kfar Ahim, una cooperativa di agricoltori nel centro del Paese, è figlio di sopravvissuti dell’Olocausto provenienti da Ungheria e Romania.
Entrato nell’esercito nel 1977, ha combattuto in tutte le guerre fino ad arrivare ai vertici dell’Esercito.

L’ex generale è sceso in campo con una sfida diretta a Benyamin Netanyahu, che considera un pericolo per la democrazia, un politico corrotto, autoritario e spregiudicato.

Il suo programma laico e centrista prevede un limite massimo di due mandati per il Primo Ministro, un rafforzamento dell’istruzione scolastica e l’introduzione di matrimoni civili. Per quanto riguarda i palestinesi, Gantz si dice pronto a lavorare per raggiungere la pace, ma rimane sul vago riguardo ad un futuro con due Stati. Osa parlare di ‘pace’, comunque, e guarda con attenzione all’Europa.

Sposato e padre di quattro figli, Gantz è sempre stato in prima linea nell’Esercito. Uno dei suoi primi incarichi fu nella sicurezza del Presidente egiziano Anwar el Sadat nella sua storica visita a Gerusalemme. Nel 1991 ha guidato l’operazione per il trasferimento in Israele di migliaia di ebrei etiopi in sole 36 ore, nel 1994 è stato incaricato di ripristinare la sicurezza a Hebron dopo che un colono estremista uccise 29 palestinesi nella Tomba dei patriarchi.

Nel 2000, come più alto ufficiale israeliano nel Libano meridionale occupato, fu l’ultimo militare a varcare il confine al momento del ritiro. Comandante della divisione per la Samaria e la Giudea (i nomi biblici della Cisgiordania) al tempo della seconda Intifada, a capo delle forze di terra durante la guerra del 2006 in Libano, Gantz è stato anche attaché militare a Washington. Fra il 2011 e il 2015 è stato capo di stato maggiore dell’Esercito, periodo durante il quale l’esercito israeliano ha condotto due importanti operazioni militari a Gaza.

Nelle ultime ore di campagna elettorale Gantz ha annunciato che Israele è sul punto di uno storico cambiamento lasciando intendere che potrebbe essere lui l’uomo in grado di fermare l’ennesima corsa al potere del premier uscente. «C’è bisogno di un cambiamento e di un’opportunità per cambiare», ha detto Gantz alla radio dell’Esercito oggi.
«Israele ha bisogno di scegliere una strada che lo conduca verso l’unità e la speranza».

Gli osservatori internazionali lo stanno presentando come ‘l’uomo nuovo’, fuori dagli steccati della destra e della sinistra, e arrivano perfino a paragonarlo ai grandi capi del passato come Yitzhak Rabin e Ehud Barak.  

Secondo gli analisti internazionali l‘esito del voto è incerto. E’ certo, invece, che se il partito di Gantz dovesse attestarsi come primo partito, se anche, come appare probabile, il generale non riuscisse formare un Governo e per la quinta volta il premier fosse l’eterno Bibi, comunque sarebbe un segnale importante per il Paese, l’inizio di un percorso che potrebbe portare lontano,  Netanyahu non sarebbe più la stella solitaria nel cielo israeliano.

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