lunedì, Settembre 23

Voto degli Italiani all’estero? la Circoscrizione Estero è finita Piero Bassetti, l’ideologo dell’italicità, si confronta con la rappresentanza che sarà: “La riforma dovrebbe essere fatta nella presa di coscienza che è il fenomeno della presenza degli effetti delle nostre migrazioni’ che dobbiamo recepire nelle nostre istituzioni"

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Sarebbe corretto dire che i parlamentari eletti all’estero sono stati espressione in massima parte della ‘vecchia emigrazione’ e dunque hanno fatto gli interessi di questa fetta di italiani all’estero, mentre i nuovi emigrati, quelli che hanno lasciato l’Italia tra fine anni 90 e poi dal 2000 in avanti non sono stati rappresentati nè hanno visto i loro interessi rappresentati?

No, non sarebbe corretto perché è l’intreccio di queste due istanze che ha fatto generare l’intero voto. Per esempio, la presenza tra i nuovi italiani all’estero di veri e propri ‘migrati’ nel senso tradizionale del termine, ossia pensando alle nostre vecchie migrazioni, è molto limitata, mentre invece è presente un nuovo tipo di migrazione, basata più sul concetto di mobilità. La mobilità è, a mio avviso, il fattore preponderante di un fenomeno globale, ovvero l’estrema facilità con cui le persone, e soprattutto i giovani, si muovono per il mondo alla ricerca di sapere, lavoro, esperienze. E’ indubbio che la glocalizzazione, con il fenomeno della mobilità, sta favorendo la formazione di una nuova idea di identità e di ‘convivenza’, ossia l’italicità, che è profondamente diversa rispetto al concetto di ‘popolo’ tradizionale ed è fondata sul valore della pluriidentità e dell’ibridazione (in questa logica, assai più efficace è la definizione di ‘glomigrant’, ovvero di migrante glocale, rispetto a quella, ancora ispirata a una logica inter-nazionale, dell’expat). L’istituto Circoscrizione Estero è stato invece costruito sulla vecchia idea di migrazione.

Ci siamo riscoperti Paese a forte emigrazione. I nuovi emigrati italiani nel mondo riescono essere rappresentati dai parlamentari della Circoscrizione Estero? L’istituto Circoscrizione Estero, per come è stato pensato e per come viene interpretato, riesce esprimere le istanze di questi nuovi italiani?

No, non esprime neanche quelle dei ‘vecchi’ italiani, e comunque non distingue le due funzioni di rappresentanza di cui ho parlato prima.

Così pensata, la legge Tremaglia non rischia di ignorare ampi strati di popolazione che avrebbero interesse a partecipare alla vita politica italiana pur vivendo all’estero? Se sì, la possiamo considerare inattuale? Come potrebbe essere riformata?

Certamente dovrebbe esserlo, però il vero tema è relativo agli interessi che noi pensiamo possano essere condivisi con chi vive all’estero. Se pensiamo che possano esserlo con gli italiani all’estero, sbagliamo. In realtà la sfida che non è stata colta è un’altra. La riforma dovrebbe essere fatta nella presa di coscienza che è il fenomeno della presenza degli effetti delle nostre migrazioni’ che dobbiamo recepire nelle nostre istituzioni. E questa è tutta la nostra battaglia per gli italici: è giunto il momento di accorgersi -e noi di Globus et Locus ce ne siamo accorti da tempo- che la nuova mobilità genera uno scenario inedito, in cui protagonisti non sono più i popoli nazionali, nati e consolidatisi sull’assunto ‘cuius regio, eius religio’, caratterizzati dal fatto di vivere in un territorio ‘confinato’, ma aggregazioni la cui identità è culturale e valoriale. Si tratta di nuove realtà socio-culturali dominate da un complesso crescente di relazioni transnazionali, fisiche ma per lo più attive attraverso le reti, e le cui logiche devono essere esplorate in tutta la novità di un paradigma che non potrà che essere pluriidentitario.

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