sabato, Maggio 25

Voto degli Italiani all’estero? la Circoscrizione Estero è finita Piero Bassetti, l’ideologo dell’italicità, si confronta con la rappresentanza che sarà: “La riforma dovrebbe essere fatta nella presa di coscienza che è il fenomeno della presenza degli effetti delle nostre migrazioni’ che dobbiamo recepire nelle nostre istituzioni"

0

Mentre circa 4,3 milioni di cittadini italiani all’estero dallo scorso 14 febbraio stanno votando, le criticitàda sempre evidenti della così detta legge Tremaglia -quella che appunto regola il voto in loco degli italiani all’estero- finiscono davanti alla Corte Costituzionale.
La ‘legge Tremaglia’, infatti, è stata al centro oggi dell’udienza pubblica della Corte Costituzionale, a seguito della decisione del Tribunale di Venezia di rimettere alla Consulta la questione sollevata da due ricorrenti in merito alla tutela della segretezza del voto per corrispondenza. Relativa alla partecipazione al referendum Costituzionale del dicembre 2016, l’eccezione, naturalmente, ha una rilevanza sull’impianto del sistema di voto anche per le prossime elezioni politiche. La Corte è stata chiamata a decidere sull’ammissibilità del voto per corrispondenza degli italiani all’estero, insomma sull’applicabilità della legge Tremaglia.

Nell’udienza pubblica che si è tenuta questa mattina, i proponenti hanno rilevato come la legge costituzionale che ha introdotto il voto all’estero non garantisca la necessaria segretezza e personalità, come numerosi episodi di cronaca delle precedenti elezioni starebbero a dimostrare. L’avvocato di Stato, Vincenzo Nunziata, ha sostenuto che una sentenza di incostituzionalità si scontrerebbe «con il problema di garantire l’effettività del voto degli italiani all’estero: se cadesse oggi la norma del voto per corrispondenza, il cittadino italiano residente all’estero non potrebbe votare non avendo esercitato il diritto di opzione» per il rientro agevolato in Italia, che scadeva il 31 dicembre 2017. «gli effetti che si vorrebbero fare derivare dall’accoglimento della questione non garantirebbero l’autoapplicabilità della norma con una palese violazione dell’articolo 48 e della garanzia dell’effettività dell’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani all’estero». Il rischio paventato, secondo Nunziata, è una eventuale patologia, «un rischio ipotetico: il voto potrebbe essere violato e potrebbe non essere garantita l’autenticità, ma questo è un tema che il legislatore si è posto con le sanzioni, che sono raddoppiate nell’articolo 18», ha sostenuto l’avvocato di Stato.

Secondo l’avvocato del proponente, Mario Barolissi, però «la legge del 2001 non va considerata quello che dice ma per quello che fa, la legge Tremaglia non è quello che dice ma quello che fa. La questione si concentra sulla operatività e mi pare che la cronaca di oggi sia cronaca nera, non cronaca bianca». Secondo Barolissi, l’eventuale mancata assegnazione dei seggi spettanti agli italiani all’esterola sola possibilità di tornare a votare non sarebbe comunque in linea con il principio di uguaglianza») non costituirebbe un problema, essendoci anzi un precedente «di una legislatura intera con seggi non assegnati per la mancanza di accordo in Giunta».
«In gioco ci sono dei problemi non di poco conto: dopo l’approvazione della legge, nel 2001, si è subito sollevato un dibattito e molti costituzionalisti hanno nutrito fin da subito perplessità, parlando di disposizioni difficilmente applicabili e incostituzionali», ha detto l’avvocato Mario Bertollissi. E alla Corte avrebbe voluto lasciare un documento, istanza che pero’ non e’ stata ammessa, inviatogli dall’Argentina, in cui si segnala che le ‘buste’ stanno arrivando anche a «cittadini non italiani» e a cittadini italiani morti.

La Corte Costituzionale è stata chiamata a pronunciarsi sulla effettivasegretezza’, ‘personalità’ e ‘libertàdel voto’: il momento del voto «avviene in luogo non presidiato» e ciò può comportare «la possibile esibizione, volontaria o per costrizione, della scheda votata a terzi» , osserva il giudice remittente. Inoltre, i dubbi del tribunale veneziano riguardano la fase di spedizione per posta «non garantita dal necessario ricorso alla raccomandata o ad altro mezzo di analoga affidabilità», del plico contenente la scheda votata agli uffici consolari competenti per l’invio da parte di questi all’Ufficio centrale per la circoscrizione Estero.

Con Piero Bassetti, Presidente di Globus et Locus, politico e osservatore politico di lungo corso, nonchè attento ‘indagatore’ del mondo degli italiani all’estero, ‘padre’ di un concetto che in Italia fatica imporsi, quello dell’italicità, abbiamo analizzato criticamente questi 12 anni ci Circoscrizione Estero che è entrata nella vita della Repubblica, cercando di guardare contemporaneamente inprofonditàeoltre a questo istituto e a tutto quel che ci ruota intorno, come è un classico di questo pensatore.

Le elezioni del 4 marzo saranno la quarta tornata in cui è in vigore la Circoscrizione Estero.  Da osservatore della politica, qual è il bilancio che si sente di fare e il giudizio che si sente di dare di questa Circoscrizione Estero?
Il bilancio è che 4 elezioni hanno messo in evidenza che tra il nostro ‘estero’ e l’esercizio della funzione del governo del Paese c’è uno lato che invece in altri Paesi non c’è e che, per esempio, fa emergere il problema che il voto di un italiano all’estero da 30 anni e il voto di un expat che vive all’estero da sei mesi dovrebbe avere un trattamento diverso.

Il lavoro dei parlamentari eletti all’estero ha inciso in termini politici? Hanno saputo tutelare gli interessi politici degli italiani all’estero?
Ha certamente inciso ma ha risentito di questa grande contraddizione di cui ho parlato, perché è chiaro che gli italiani all’estero hanno problemi di lungo momento e specifici che non possono essere portati in Italia in 4 anni. Altri invece, che pure dipendono dalla situazione italiana, come i servizi di consolato, di passaporto e cose del genere, possono essere influenzati e secondo me lo sono stati.

Visualizzando 1 di 3
Visualizzando 1 di 3

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore