sabato, Luglio 4

Voto anticipato in GB: May come Thatcher

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Oggi il Primo Ministro Britannico, Theresa May, ha annunciato in una conferenza stampa di voler chiedere al Parlamento di indire nuove elezioni per il prossimo 8 giugno. La May ha affermato che, nonostante in passato avesse più volte escluso la possibilità di un voto anticipato, l’interesse del Paese è quello di avere una guida forte che permetta di affrontare al meglio i negoziati di uscita dall’Unione Europea. In questo momento, ha dichiarato il Primo Ministro inglese, il Paese ha bisogno di unità e le opposizioni parlamentari (laburisti, liberal-democratici, indipendentisti scozzesi) non fanno altro che ostacolare il lavoro del Governo. Forte dei sondaggi che danno il suo partito in largo vantaggio, la May punta a creare una maggioranza schiacciante che le permetta di trattare con Bruxelles senza dover lottare con l’opposizione interna.

In Gran Bretagna, il Primo Ministro non ha la prerogativa di sciogliere le Camere: per questo la proposta dovrà necessariamente passare per il voto parlamentare. Sembra però scontato che la proposta otterrà i due terzi di maggioranza necessari, dato che tutti i principali rappresentanti delle opposizioni si sono detti favorevoli all’idea.

Il leader del Partito Laburista, Jeremy Corbyn, si è detto pronto ad accettare la sfida. Il suo partito è in grande crisi ma Corbyn spera di poter dare una svolta alla situazione e di fermare l’avanzata, apparentemente inarrestabile dei Tories. Un ragionamento simile è venuto da Tim Farron, leader dei Liberal-democraticiIl Primo Ministro scozzese, Nicola Sturgeon, parla di una Theresa May che cerca di spostare a destra l’asse politico del Regno Unito per poter imporre una uscita dura dalla UE: questo, secondo la leader del Partito Nazionale Scozzese, è nell’interesse del Partito Conservatore, non della Gran Bretagna. La Sturgeon ha quindi esortato gli scozzesi a ‘difendere la Scozia’.

Da parte europea sono giunti commenti cauti: sia il Presidente della Commissione Europea, Donald Tusk, sia la Portavoce della Commissione, Margaritis Schinas, hanno sostenuto che le elezioni sono sempre una buona cosa e che il processo di separazione di Londra dall’Unione procede come previsto. Oltre le espressioni di buona volontà da parte europea, già si preannuncia un nuovo scontro sull’intenzione, da parte inglese, di mantenere a Londra le sedi dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e dell’Autorità Bancaria Europea (EBA) anche una volta fuori dall’Unione. Il Presidente del gruppo Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo, Gianni Pittella, ha affermato che questa ipotesi è assurda e non esiste alcuna possibilità che sia accettata dalle istituzioni dell’Unione.

L’altro fronte caldo dell’Unione Europea è la Francia. A due settimane dalle elezioni presidenziali, due aspiranti attentatori sono stati arrestati a Marsiglia: secondo gli inquirenti, i due giovani (due cittadini francesi di ventitré e ventinove anni) si erano radicalizzati e progettavano di colpire uno dei candidati alla Presidenza della Repubblica. Nel loro appartamento a Marsiglia sono state ritrovate armi da taglio e da fuoco, materiale per il confezionamento di ordigni esplosivi ed un video in cui i due professano la loro fedeltà al califfato islamico.

La campagna elettorale, d’altro canto, resta infuocata. Negli ultimi sondaggi per il primo turno, sarebbe in vantaggio Emmanuel Macron (23%) del movimento ‘En Marche!’, seguito a breve distanza dalla candidata ultra-nazionalista Marine Le Pen (22%) la quale, nel suo ultimo comizio, ha sostenuto che, in caso di vittoria, i suoi primi provvedimenti riguarderebbero l’uscita da Schengen e la chiusura delle frontiere. Durante il comizio si sono avuti scontri tra i militanti del Front National e gli oppositori della candidata dell’estrema destra. In un appello pubblicato sul quotidiano ‘Le Monde‘, venticinque studiosi, vincitori del Premio Nobel per l’Economia si sono detti preoccupati per l’eventualità della vittoria di candidati anti-europeisti: il riferimento è all’utilizzo, fatto dal FN, di alcuni estratti di loro lavori per giustificare il proprio programma politico. Gli studiosi, che hanno definito ‘capitale’ il progetto dell’UE, hanno preso nettamente le distanze dall’utilizzo arbitrario che è stato fatto dei loro studi.

In rimonta sarebbe anche il candidato della sinistra Jean-Luc Mélanchon (19,5%): il candidato del movimento ‘La France Insoumise’ ha dichiarato di voler, in caso di vittoria, rinegoziare i trattati con l’Unione Europea senza proporre l’uscita della Francia e, inoltre, di voler puntare sull’energia verde per rilanciare l’economia del Paese.

In Turchia, dopo aver vinto di un soffio nel referendum che trasforma il Paese in una repubblica presidenziale (molto presidenziale), Recep Tayyip Erdoğan deve affrontare le accuse delle opposizioni che gridano ai brogli.

La vittoria di Erdoğan, seppur non larga come questi aveva sperato (51,4%), ha scatenato la reazione di tutte le opposizione preoccupate del crescente potere del Presidente: oggi si sono avuti scontri nelle principali città turche. Inoltre, anche l’OSCE ha sollevato il dubbio sulla regolarità delle operazioni di voto: in molti casi, sarebbero state ammesse schede senza timbro (si tratterebbe di oltre due milioni e mezzo di schede).
La dichiarazione dell’OSCE, secondo cui gli standard delle operazioni di voto non sarebbero stati all’altezza  del livello europeo, ha provocato la reazione di Erdoğan il quale ha sostenuto che si è trattato delle elezioni più democratiche mai svolte in un Paese occidentale e ha accusato gli osservatori europei di essere parziali e non obbiettivi. Le opposizioni, però, annunciano battaglia e il partito kemalista presenterà in giornata un reclamo alla Corte Elettorale Suprema.

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