giovedì, Dicembre 12

Voto a primavera, e poi? Prodi a tutto campo

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Non date retta. Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è tutto meno che uno sprovveduto; ha il passo tranquillo del montanaro abituato a lunghe marce; non è da lui l’impennata e l’accelerazione che poi ti lascia senza fiato. Quella la lascia al suo predecessore, quel Matteo Renzi che ogni giorno si sgola, si sbraccia, si agita: poi, stringi stringi t’accorgi che c’è poco; e quel poco neppure è buono. Gentiloni no; parla poco, ma non lo prendi in castagna. Ha un suo ormai consolidato feeling con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella; e ormai il loro disegno può dirsi compiuto, la meta ormai è vicina: il semestre bianco è alle porte. Le elezioni anticipate si possono dire ragionevolmente scongiurate. E’ interessato a undopo‘, Gentiloni? Lui assicura di no; che studia per l’’oggi’, e non per il ‘domani’; e che alla poltrona di Palazzo Chigi non è incollato.
Non date retta. Che dissimuli, è assolutamente normale, logico; che dica che non pensi di proseguire l’esperienza di presidente del Consiglio è nell’ordine delle cose. Renzi è già inquieto di suo; già ora il nervosismo lo acceca e il furore lo travolge; ci manca solo che si ufficializzi un Gentiloni-bis.
Non date retta. A parole lasciano dire a Renzi quello che vuole; nei fatti, all’interno del suo stesso ‘giro’ si sbuffa, si è sempre più insofferenti; ci si chiede fino a che punto convenga legare il proprio destino al suo.

Non date retta. Sapete che succede? Che dei rispettabili signori, potenti anche se i loro nomi dicono poco, giorni fa si sono dati appuntamento nel salone di una Fondazione, l’Astrid, che si occupa di ricerche sulle istituzioni e sulla pubblica amministrazione. Essendo riunione riservata, lo sanno un po’ tutti quelli che lo devono sapere, che c’è stata. Sanno che c’era il Presidente Franco Bassanini; la di lui consorte, Linda Lanzillotta; e poi un cenacolo composto da Andrea Manzella, Vincenzo Cerulli, Giuliano Amato, Paolo Aquilanti, Alessandro Pajno, Gianclaudio Bressa…Dicono poco questi nomi? E però sono potere reale: giudice della Corte Costituzionale (Amato); principale collaboratore di Gentiloni (Aquilanti); Presidente del Consiglio di Stato (Pajno); Sottosegretario molto vicino a Mattarella (Bressa)… All’ordine del giorno unragionare su come andare avanti senza tornare indietro dopo il voto. Vi par poco?

Non date retta. Un più che mai attivo Romano Prodi dice di essere fuori dai giochi, e appunto per questo si dà tanto da fare per creare condizioni che scongiurino il Renzusconi, e ricostituire un polo di centro-sinistra progressista. Prodi (dev’essere un ‘vizio’ tutto emiliano), fa ricorso a un linguaggio immaginifico, quel tipo di metafore che piacciono tanto a Pierluigi Bersani«Non si può fare una torta di sole uova. Per fare qualcosa di buono serve l’impasto, miscelare». Ecco là, ‘servito’ ancora una volta Renzi: ilProfessore‘, con la tipica perfidia che coniuga con la bonomia modenese, dice che ci vogliono programmi (se ci vogliono vuol dire che non ci sono); che ci vuole un carattere (anche questo evidentemente non c’è); e che occorre saper amalgamare le varie componenti dello schieramento progressista (che Renzi non sappia e voglia farlo, questo è evidente).
Prodi poi raccomanda di non aver fretta; di lasciare che la legislatura finisca a scadenza naturale; che il Governo comunque ha un suo programma ‘robusto’. Si toglie poi la soddisfazione di ricordare che i sondaggi certificano che gli italiani nutrono assai più fiducia in Gentiloni che in Renzi. Ancora una perfidia: «Meglio le quasi trecento pagine del programma dell’Unione di undici anni fa che un tweet».

Non date retta. Cosa ‘spara’ in prima pagina ‘Il Fatto quotidiano‘? «Ministra bugiarda. Papà Boschi: parlo di Etruria con Renzi e con Maria Elena. Sette giorni prima del commissariamento dell’istituto aretino il padre intercettato col banchiere Consoli». Dopo la bordata di Ferruccio De Bortoli, quella decina di righe all’arsenico nel suo libro ‘Poteri forti‘, ora quest’altra cannonata; che è solo il preludio di altre che verranno. A Palermo direbbero: ‘Accura, Matteo’.

Non date retta. Se ci si vuole soffermare sulle questioni che alimentano il dibattito politico quotidiano, lo scontro al momento verte sullo ius soli. Il braccio di ferro coinvolge soprattutto il leader del Movimento 5 Stelle. Beppe Grillo, visto il misero risultato ottenuto alle recenti elezioni amministrative, cerca ora di recuperare il credito e il terreno perduto calcando posizioni che sono proprie alla destra. Il disegno di legge sullo ius soli lo definisce «un pastrocchio invotabile»; i ‘suoi’ al Senato si asterranno.
Gentiloni è su tutt’altra linea:  «E’ arrivato il momento che i bimbi nati in Italia vengano considerati italiani…auspico che il Parlamento faccia presto ad approvare la riforma: è un atto doveroso e di civiltà». Lo affianca il Ministro dell’Interno Marco Minniti: «Invito a non seguire i cattivi maestri nell’odio razziale perché i bambini che parlano, leggono e studiano l’italiano, che sono nati in Italia e tifano per le squadre italiane non c’entrano nulla con la paura».
Il livello del ‘dibattito’ è conforme agli ‘attori’ che calcano la scena. «La patina di buonismo sotto cui è nascosto questo business deve essere cancellata», sostiene Grillo. «Il M5S non farà alleanze con nessun partito, ma solo con i cittadini, il movimento non si fa le pippe pensando ad alleanze, cadreghe, lobby o cooperative. Pensiamo ai problemi delle persone, se chi governa facesse altrettanto oggi non saremmo qui». Poteva mancare una replica a un così fine ragionare? Certo che no: «Lo invito a non farsele più le pippe», dice il Verde Angelo Bonelli, «perché come ci dicevano a catechismo questo acceca e lui ora dimostra di essere cieco di umanità».
Non manca una bella ingegnata della Lega di Matteo Salvini e dei Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni e Ignazio La Russa; minacciano di raccogliere firme per il referendum abrogativo: «Siamo pronti a passare luglio e agosto a raccogliere le firme sotto i gazebo», annuncia Salvini. Peccato che i referendum non si possano tenere quando ci sono elezioni politiche. Quando lo si dovrebbe dunque fare questo referendum? Nel 2019? Campa cavallo…

Non date retta… O meglio, date retta a fatti che non sono contestabili, discutibili. Non lo dicono un po’ tutti che l’Italia, dal punto di vista demografico, sta invecchiando inesorabilmente, che ogni anno sono più i decessi delle nascite? Sempre più anziani, sempre di meno. Quest’anno, meno 142mila. Se non ci fossero gli immigrati, saremo meno 205mila. Meno siamo, meglio stiamo, come canta Renzo Arbore? Bene. Dal momento che il nostro sistema pensionistico non è a capitalizzazione (ogni lavoratore accumula i contributi che poi si ritrova), ma a ripartizione (chi lavora paga la pensione a chi non lavora più), gli anziani di oggi, ma soprattutto quelli di domani, su quale forza di lavoro si reggeranno? Gli immigrati (che per inciso sono più giovani, anagraficamente, degli italiani) pagano già oggi qualcosa come 11 miliardi di contributi pensionistici, in cambio ne ricevono meno di tre. Chi lo va a dire a Salvini, Meloni, La Russa? Già che ci siamo, gli si dica anche che producono l’8,6 per cento del Prodotto Interno Lordo. Gli si dica che le attività imprenditorialiitalianesono scese di un 6,5 per cento; quelleimmigratesono cresciute del 5 per cento; attualmente sono 550 mila, circa il 9,1 per cento del totale. Bankitalia assicura che hanno una maggiore propensione ai consumi (circa il doppio); pesano di meno sulla spesa farmaceutica (2,6 per cento in meno); e sui costi della sanità (3,3 per cento in meno). Gli immigrati che lavorano regolarmente nel nostro Paese, pagano le tasse, ma non votano; gli italiani residenti all’estero non versano un centesimo, ma votano…Ogni anno sono almeno 60mila i potenziali ‘nuovi italiani’: quelli che a 18 anni, dopo essere nati e vissuti qui, e dopo essere andati continuativamente a scuola. Magari la legge non è perfetta; certamente bisogna studiare forme di integrazione aggiuntive e perfezionare le esistenti. Ma davvero è un affare quello che ci viene proposto? Perché, date retta, è con questi dati, con queste cifre, con questa realtà, che occorre fare i conti. That’s all folks!

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