giovedì, Ottobre 22

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Bangkok – Per tutta la giornata di domenica, la Polizia ha continuato a rassicurare che non ci sarebbero stati atti di violenza in occasione del voto. In particolar modo il Centro per il Mantenimento della Pace e dell’Ordine ha ripetuto questo mantra più per convincere se stesso che per dare serenità al più vasto uditorio thailandese. Ma tutti sapevano che la Capitale Bangkok e la stragrande maggioranza delle Provincie del Centro e del Sud sarebbero state aree considerate sensibili dal punto di vista del mantenimento della sicurezza. In molti hanno già guardato oltre la scadenza del 2 Febbraio fondamentalmente perché si partiva dall’assunto che le elezioni possano essere invalidate.

Al momento di scrivere le fonti governative dichiarano che il voto espresso è sufficiente per dichiarare la vittoria, visto che il voto è stato condotto nell’89 per cento della Nazione attraverso 375 Collegi Elettorali ma non mancano i dubbi, dopo una così lunga fase di proteste e di boicottaggio spinto che potrebbero ancora determinare un voto nullo. Vi è da registrare, infatti, un basso dato di affluenza anche nelle Provincie del Nord, notoriamente roccaforti dei supporters delle “Magliette Rosse” e quindi forze pro-governative. Nelle Provincie del Sud, quelle vicine ai “Democrats”, le affluenze si sono fermate tra il 20 e il 30 per cento dei potenziali votanti, un dato più basso delle elezioni precedenti. L’afflusso è stato di poco superiore al 40 per cento a Chai Nat, meno del 50 per cento a Phichit, circa il 50 per cento ad Ayutthaya la vecchia e antica Capitale della Thailandia, almeno stando ai dati ufficiali che affluiscono da fonte pubblica.

I dati resocontati ad una prima spunta segnalano molti “Non Voto” in molte Provincie, dato che molti votanti hanno scelto l’opzione posta più in basso nella scheda elettorale che riportava “Nessuno dei candidati più sopra esposti”. La gran parte dei Non-Voto sono stati riscontrati a Bangkok e nelle aree a più alto livello di urbanizzazione di altre Provincie, come peraltro era stato già ampiamente previsto. Il voto potrebbe essere raggiunto senza particolari problemi in 59 Provincie, in 83.669 delle 93,952 postazioni di voto disponibili, secondo quanto afferma lo stesso Segretario Generale della Commissione Elettorale, il dato ufficiale quindi potrebbe essere comunicato già nella mattinata di lunedì 3 febbraio. A Bangkok, tanto per dare un dato a mò di esempio, 516 seggi erano indisponibili tra le 6.671 disponibili. I supporters del fronte delle “Magliette Rosse” hanno anche installato delle urne elettorali realizzate in proprio creando delle aree estese all’aperto, dei seggi elettorali concentrati e in regime di sicurezza a vista, pur di sostenere l’area del voto.

Secondo quel che riporta la stessa Commissione Elettorale si stima che circa 12 milioni di persone, cioé il 25 per cento dei 48.7 milioni di elettori potenzialmente votanti non hanno potuto esprimere il proprio voto, due milioni nelle elezioni degli stranieri votanti lo scorso 26 Gennaio ed altri 10 milioni nella giornata di ieri. Sempre secondo quel che riporta la Commissione Elettorale, non ancora in modo del tutto formale, tra 8 e 10 milioni di elettori non hanno avuto modo di esprimere il proprio voto in più di 10.000 seggi elettorali dove il voto è stato pesantemente disturbato.

In buona sostanza, il tentativo reiterato di boicottaggio del voto attuato durante la giornata di domenica 2 febbraio – in prosecuzione di quanto attuato la settimana precedente quando hanno votato i cittadini residenti all’estero – è quello di vedere invalidate le elezioni per scarsa affluenza o numero di voti. Il che reificherebbe lo svuotamento di senso del voto stesso, così come vorrebbero i “Democrats”. La linea d’azione di Suthep Thaugsuban e dei “Gialli” è quello di voler vedere attuate le riforme, sia politiche sia economiche, prima di qualsiasi scadenza elettorale, perché se così non fosse, qualsiasi espressione elettorale sarebbe considerata nulla. L’altro fronte, invece, più vicino ai “Rossi” che appoggiano la strategia dei Shinawatra, è quella di procedere al voto, confermare il quadro politico e di governo attuale consolidandolo e solo successivamente procedere alle riforme di cui sopra.

Gli scenari prefigurati dalle Forze di Polizia sono stati eminentemente quattro: i sostenitori del movimento antigovernativo People Democratic Reform Committee PDRC avrebbero sfilato per ricordare che molti thailandesi hanno preferito il boicottaggio delle elezioni, in tal caso, il rischio di violenza preventivato sarebbe stato alquanto basso; l’ostruzionismo duro del PDRC davanti e intorno a 50 seggi diffusi a Bangkok, in questo caso le Forze di Polizia avevano già preventivato qualche problema nel portare l’ordine sebbene le operazioni di voto sarebbero state comunque assicurate e la Commissione per le Elezioni avrebbe potuto svolgere comunque il proprio lavoro; alcuni gruppi di supporters antigovernativi avrebbero fatto in ogni modo per impedire il voto al fine di giungere alla sua nullità per scarsa affluenza o pochi voti valutabili, il che avrebbe condotto alla paralisi di alcuni quartieri della Capitale; istigazione aperta di alcuni gruppi con scontri duri tra opposti supporters, il che avrebbe obbligato la polizia ad intervenire altrettanto duramente ma senza chiedere l’appoggio dell’intervento dell’Esercito o alcuna necessità di colpo di stato militare.

In ogni caso, non si è vista alcuna massa di protesta giungere dal Sud della Nazione come era accaduto in occasione del 13 Gennaio scorso quando era in corso la vera e propria operazione di protesta denominata “Blocca Bangkok”. La strategia dei “Gialli”, infatti, da quella data è mutata e s’è concentrata nel rendere difficile l’operazione del voto per annullarlo attraverso un intervento postumo della Corte Costituzionale, in ogni caso, evitando gli scontri fisici che ci sono stati in precedenza, con il triste corollario di morte e feriti più o meno gravi, persino un ordigno fatto esplodere nei pressi di un seggio per un voto agli stranieri, un esponente politico colpito da arma da fuoco nel Nord, tra altri casi di violenza estrema segnalati soprattutto a Bangkok ma non solo. Anche l’ostruzionismo attuato la settimana precedente nei pressi dei seggi, dove ci sono state zuffe, pestaggi, spintoni e squadre di picchiatori per spaventare coloro che si fossero azzardati ad avvicinarsi ai seggi elettorali, nella giornata di ieri sono stati più limitati.

Ma non sono mancati atti di violenza teppistica, questo va chiarito, sono stati molti i casi segnalati di veri e propri manrovesci, pestaggi e ceffoni nei pressi dei seggi elettorali, violenze e prevaricazioni tutt’altro che “Democrats”. IL PDRC ha mantenuto in Città tutte le proprie risorse umane, diciamo, per procedere ad ulteriori manifestazioni dopo lo spoglio, in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale o di altre agenzie governative per decidere se intraprendere azioni contro membri governativi attuali e passati. Tutto questo riguarda anche i componenti della Commissione Nazionale Anti-Corruzione che sta conducendo una indagine sullo schema del riso in impegno (i produttori di riso, prodotto basilare dell’economia Thai, hanno raggiunto un accordo con lo Stato dopo aver fissato un prezzo equo ma la stragrande maggioranza di essi attendono ancora il denaro governativo, ad alcuni è stato dato ma si trattava di periodo pre-elettorale) e l’impeachement dei 308 legislatori che hanno proposto o sostenuto l’emendamento costituzionale relativo alla composizione del Senato. Le aree considerate “sensibili” per le Forze dell’Ordine sono state sia quelle dove erano prevedibili azioni di ostruzionismo di parte ma anche quelle dove le forze politiche sia dei “Gialli” sia dei “Rossi” si equivalevano, come Thon Buri, Bang Bon anche quelle a più alto rischio come Min Buri, Nong Chok e Lat Phrao, aree dove i “Rossi” pro-governativi sono forti in rappresentanza del loro movimento delle “Magliette Rosse” e del fronte politico del Pheu Thai Party. Specialmente a Phra Nakhon, Dusit, Pathumwan, Pom Prap Sattru Phai, Din Daeng, Bang Sue, Chatuchak, Klong Toei, Don Muang, Lak Si, Ratchathewi, Lat Phrao e Wattana.

I sostenitori del fronte di Suthep continuano a segnalare varie anomalie nel voto e che non tutte le procedure atte al voto corretto sono state messe in essere dalla apposita Commissione Nazionale, in ogni caso, nella giornata di oggi smonta i propri presidi della protesta a Lat Phrao ed al Victory Monument e si sposta concentrando tutto al Lumpini Park, anche per evitare eventuali attacchi con arma da fuoco –come ci sono già stati anche nella giornata di sabato scorso- da parte di assalitori rimasti anonimi. Un uomo di 71 anni, infatti, proclamatosi nel fronte di coloro che volevano votare, è stato colpito sabato scorso all’altezza della Intersezione Lak Si da un proiettile che lo ha penetrato al collo. E dopo l’intervento chirurgico di asportazione di tale proiettile, per i medici c’è la seria possibilità che resti paralizzato nella parte sinistra del corpo, cosa allo stato attuale evidente e che potrebbe pericolosamente diventare definitiva. In quell’occasione anche altre sei persone sono rimaste ferite da arma da fuoco, al momento non si conosce il calibro e la tipologia del proiettile, perché i vertici del Vibhavadi Hospital non hanno voluto rilasciare alcuna dichiarazione in merito. La Polizia ritiene che si tratti di un anonimo coinvolto nell’agone politico thailandese in una qualche forma e che si aggira ancora nella Capitale, per cui il rischio è effettivamente ancora alto.

Un altro fenomeno legato al voto del 2 Febbraio è stato quello dei VIP e dei personaggi dello showbiz thailandese che attraverso Facebook, Twitter e Instagram hanno fatto outing dichiarando le proprie intenzioni di voto a favore del Non-Voto oppure per dimostrare che erano andati a votare e che quindi erano convinti assertori del voto pro-governativo. Questo tipo di endorsement non s’era mai visto in precedenza ma il mondo dei social networks questa volta è sembrato chiedere il suo pasto in modo più evidente e macroscopico.

Anche le aree più periferiche, dove pure sono avvenuti atti di violenza politica, sono state sottoposte a particolare controllo. In molte aree, il fatto che i “Democrats” abbiano deciso di boicottare il voto, diffondendo cartelli con una scritta classica ormai nella scena politica thailandese, in quanto s’erano viste anche in occasioni precedenti come il 2006, ovvero “No Vote”, e quindi astenendosi dall’andare a votare, potrebbe lasciare spazio a candidati politici “Rossi” anche nelle roccaforti dei “Gialli” Democrats. Sono stati dispiegati 130.000 ufficiali di Polizia su scala nazionale, 47 Compagnie dell’Esercito, pronte ad intervenire subito nel caso di necessità, così come sono state sottoposte a particolare controllo tutte le vie di grande comunicazione ed i mezzi di spostamento che solitamente si affollano maggiormente di utenti.

 

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