sabato, Agosto 24

Volt alle europee epocali del ‘19, un futuro ‘intelligente e globale’ La Presidente di Volt Italia, Federica Vinci, ci racconta il programma per una Europa globale per davvero “Gli europeisti ci stanno sostenendo. Siamo aperti al dialogo con +Europa e Verdi”

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Il 26 maggio 2019 in Italia si vota alle elezioni europee. Tra i noti gruppi, quest’anno forse potrebbe comparire un nuovo volto della politica europea: Volt. Un movimento fondato dallagenerazione Erasmusche parla a tutti i cittadini europei.

Il ventiseienne presidente di Volt Europa, Andrea Venzon, fonda il movimento il 29 marzo 2017, giorno in cui il Regno Unito notifica formalmente la ‘Brexit’. Insieme a lui ci sono anche la francese Colombe Cahen-Salvador e il tedesco Damian Boeselager. Italia, Francia e Germania: tre tra gli Stati che hanno fondato l’Unione Europea. La doppia simbologia coincide con il loro auspicio di una riforma che porti alla creazione di una ‘Unione federale’.

Le sfide del movimento sono la promozione di Stati intelligenti’ per ottenere maggiore fiducia da parte dei cittadini, di una ‘rinascita economica’ per combattere la disoccupazione e sviluppare un sistema sociale e fiscale europeo, di una ‘parità sociale’ che colmi, ad esempio, il divario di genere e combatta il problema dei senzatetto, di un ‘equilibrio globale per un’Europa promotrice delle sfide di sviluppo sostenibile a livello mondiale, di ‘più potere ai cittadini’ per incentivare una politica attiva multilivello dei cittadini.

Dopo quasi due anni di attività in tutto il continente europeo, il movimento conta migliaia di volontari, tanti incontri (meetups e workshops) all’attivo e molte iniziative di crowdfunding (tante piccole donazioni di privati). Attualmente, stanno cercando di raccogliere € 20’000 per avviare un’ampia campagna di informazione, in vista delle europee, ed organizzare un servizio email e di notifiche per convincere ed aggiornare potenziali elettori.  

La sezione Volt Italia è attualmente impegnata a raccogliere firme per presentare le liste elettorali alle elezioni europee di maggio. Il sistema elettorale prevede un’asticella minima del 4% delle preferenze, sotto la quale non si ottengono seggi al Parlamento Europeo. Inoltre, le proiezioni del Parlamento europeo e i sondaggi del del voto italiano confermano una tendenza generale di un voto sovranista e populista, da tempo annunciata.

La venticinquenne Presidente di Volt Italia, Federica Vinci ci ha raccontato le sue sensazioni ed opinioni in questa corsa verso le elezioni europee.

 

Volt è un movimento paneuropeo, in questo senso è un unicuum. Quale obiettivo si prefigge questo nuova concezione politica?

Il movimento paneuropeo di Volt nasce dal bisogno di affrontare diverse sfide globali come Unione Europea. La nostra generazione affronta problemi a lungo termine, abbiamo di fronte sfide generazionali che necessitano risposte comunitarie. Di conseguenza, per risolvere il cambiamento climatico, ad esempio, bisogna ampliare la prospettiva, andando oltre i confini nazionali. I partiti nazionali che cercano di rispondere a problemi globali sono poco credibili. A questo rispondiamo con un unico partito transnazionale, che condivida valori e adotti un unico programma.

In questo modo non viene meno il conflitto interno tra correnti di pensiero? Il movimento non rischia di appiattirsi su un unico modo di pensare?

Il conflitto interno è ovvio che non può mancare. Infatti, il nostro movimento mette insieme visioni molto diverse, parla diverse lingue. Volt riassume diversi approcci alla politica, ricordandosi che ‘ad un problema ci sono tre soluzioni’. Il conflitto interno deve essere propositivo, è alla base di proposte costruttive. Questo processo è un motore per andare avanti e trovare nuove soluzioni a nuovi problemi. Non è un elemento di separazione.

Che piani avete per i prossimi cinque anni come Volt Italia? State lavorando a un programma nazionale, regionale, locale?

Ad oggi, stiamo creando un programma politico nazionale, a partire dalle necessita del territorio, delle persone. Mettendo, anche, insieme le migliori pratiche di ogni Paese europeo. Ad esempio, seguire i Paesi del Nord modificando l’entità del congedo di paternità. Colmare le differenze di genere è uno dei nostri obiettivi. Il programma nazionale recupera le buone idee dei nostri compaesani europeo per applicare al nostro territorio, con le dovute modifiche.

Tenendo a mente i sondaggi, come si inserisce VOLT nelle europee di maggio? Se mai vi doveste presentare in Italia, Lei è fiduciosa di fronte allo sbarramento del 4%?

L’ostacolo immenso ora è la raccolta firma. La vera sfida è arrivare a partecipare, a presentare la nostra lista di candidati e candidate. Superato questo, c’è molto spazio tra gli elettori italiane. Molte persone sono deluse dalla politica del M5S, del Partito Democratico (PD), da Forza Italia. Rappresentano una politica che non innova, ma guarda al passato. All’interno del movimento, confluiscono molte di quelle persone deluse. Anche quelle che supportano la visione di +Europa, partito europeista, diviso internamente e che rimane chiuso nei confini nazionali. Il nostro movimento è risposta e soluzione di questo.

Quali figure pubbliche e politiche vi hanno dato appoggio? Siete aperti a coalizioni?

Gli europeisti ci stanno sostenendo, Alessandro Fusacchia e Marco Cappato di +Europa, Carlo Calenda (PD) che premia il nostro progetto. Le persone che ci sostengono sono tante. Siamo aperti al dialogo con +Europa e Verdi, ad esempio. Ma non accettiamo di essere fagocitati da altri partiti. Dipende molto dalla raccolta firme, certo, ma queste elezioni sono epocali, dobbiamo rispondere al fronte sovranista. La nostra anima paneuropea è rivoluzionaria, raccogliamo le firme per presentarci da soli.

All’interno del Parlamento Europeo, a quale gruppo vi sentite più vicini politicamente?

Dopo le elezioni, gli schieramenti saranno mutati. Prima di dire a chi siamo vicini, aspettiamo a presentarci. Preferiamo convincere gli elettori con il nostro programma e le nostre idee, non dandoci una connotazione politica.

Ultimamente, in Italia il tema economico è protagonista nel dibattito pubblico. Che modello economico suggerite per lo sviluppo nazionale?

Il sistema economico deve essere sostenibile a 360 gradi. Deve essere industriale, infrastrutturale, deve incentivare le nuove tecnologie per una produzione sostenibile, startup per aumentare l’occupazione. Non  mancano i mezzi, ma la convinzione politica di un cambiamento in questo senso. Manca coraggio politico. La politica deve smettere di concentrarsi nel breve periodo, deve guardare al lungo termine. Deve andare oltre la campagna elettorale. Volt sostiene l’economia sostenibile, l’agricoltura sostenibile basata sul km zero, sulle realtà e le eccellenze locali, l’economia circolare che abbassa gli sprechi e si basa su energia pulita.

Tornando all’organizzazione del movimento, i membri di Volt sono spesso lontani, con che frequenza comunicate e che mezzi usate?

Ogni settimana abbiamo una chiamata tra tutti i coordinatori dei vari Paesi. Condividiamo la nostra visione, coordiniamo le nostre campagne. Parliamo delle dinamiche che più sono preoccupanti per il nostro movimento, per gestire la nostra amministrazione a livello nazioanle. Dopodichè abbiamo una squadra europea che è responsabile per la costituzione di un programma politico europeo unico. Poi, una squadra di campagna che si occupa di promuovere Volt sul territorio tramite comunicazioni ed attività locali, trainings. Infatti, Volt investe nelle persone con, ad esempio, iniziative di formazione interna online.

Generalmente comunichiamo tramite internet, facciamo telefonate, usiamo ‘WorkPlace’ e ‘WorkChat’ principalmente, e condividiamo tutti i documenti di lavoro su ‘Google Drive’.

Tra le varie sezioni nazionali, c’è un gruppo di volontari più attivo che si distingue e traina il movimento alle prossime elezioni europee?

Volt Italia è assolutamente tra i gruppi più virtuosi, assieme a noi tedeschi e olandesi. Siamo tre comunità numerose, ma tedeschi ed olandesi hanno un diverso concetto di politica. Il nostro concetto di politica è molto negativo, loro invece registrano sempre maggiore partecipazione. Poi, loro non hanno barriere in entrata come la nostra: le 150.000 firme che dobbiamo raccogliere e lo sbarramento alle urne del 4% sono antidemocratici.

Volt Italia su Facebook ha 24 mila ‘Mi piace’, su Instagram 4 mila seguaci. Come avete organizzato la campagna elettorale? Come coordinate eventi locali, socials e presenza in televisione?

Volt unisce i tre mezzi per la campagna elettorale, Inanzittutto, non si può prescindere dai socials. Sono uno dei principali mezzi di comunicazione, soprattutto per il nostro elettorato (che va dai 18 ai 45 anni). I socials, però, sono un mezzo che assorbe molte risorse economiche e di tempo. Hanno anche loro dei limiti. Proprio per questo, teniamo alla presenza attiva sul territorio. Non ci limitiamo a farci conoscere, ma cerchiamo di coinvolgere i cittadini. Discussioni costruttive e propositive, anche sui problemi del proprio territorio, sono la base dell’attivismo civico. Questa è la rivoluzione di Volt. Gli altri partiti sono diversi da noi perché siamo impegnati nel territorio, abbiamo sviluppato una rete di 50 città con quasi 3 mila attivisti. Non sono persone che si limitano al ‘Mi piace’ o al ‘Segui’, ma ogni settimana portano avanti un’attività locale. Il Movimento 5 Stelle (M5S) aveva iniziato così, con l’obiettivo di riavvicinare i cittadini alla politica. Però, con il tempo ha perso questa visione, come il recente caso Salvini ha dimostrato. Infine, la televisione è un altro grande mezzo, nel quale siamo apparsi qualche volta di recente. Speriamo possa essere sempre più presente nella nostra campagna.

In Italia avete avuto un riscontro positivo? Come procede la raccolta firme?

La raccolta firme sta procedendo molto bene. Dobbiamo ringraziare i volontari e il prezioso lavoro nelle varie città dei coordinatori, che sono la vera anima del movimento. La sfida è appena iniziata, noi la affronteremo con impegno ed entusiasmo. Il tessuto sociale italiano ha risposto in maniera magnifica, molte persone partecipano. Anche nelle ‘periferie’ del Paese le persone si entusiasmano del progetto. Creiamo punti di ascolto, le persone condividono le loro opinioni e danno luogo a discussioni attive. In questo senso, il punto di forza è fare della gente il protagonista del dibattito politico.

I cittadini come possono partecipare attivamente al progetto?

Chiunque può andare sul nostro sito, nella sezione ‘unisciti a noi’. Compilando una scheda si viene contattati dal coordinatore delle risorse umane, e si viene informati sulle attività locali. I volontari vengono coordinati sul territorio in modo da creare gruppi locali che collaborano a stretto contatto tra loro e con il pubblico. Si creano squadre a livello locale, Volt sta sviluppando una rete capillare sul territorio, fatta di allacci personali. Questo è indispensabile per ricucire la distanza tra politica e cittadini.

Generalmente, come vengono investite le risorse recuperate dal crowdfunding?

La raccolta di finanziamenti è sempre più complessa in Italia. In passato, i partiti hanno beneficiato di fondi pubblici, per poi fondarsi su grandi finanziatori. Il crowdfunding genera sospetti, è anomalo nel nostro sistema politico. Non avendo nessuna storia passata o grandi ‘mecenate’ è fondamentale per sostenerci economicamente.

Non sarebbe conveniente avere un bilancio europeo del movimento?

Abbiamo anche pensato di creare un bilancio condiviso in Volt Europa, ma non è possibile. Non sono regolamentati i partiti paneuropei, veniamo registrati come diverse entità nazionali. Ad oggi, Volt Europa risulta un movimento a sé stante. La burocrazia nazionale e il vuoto del diritto comunitario non lo permettono. Inoltre, è un paradosso evidente che, alle elezioni europee, ogni Paese mantenga la propria legge elettorale. Non esistono partiti paneuropei, non esiste una legge elettorale europea: questo deve cambiare, è nel nostro programma.

Se esistesse un premio di “Miglior europeo del 2018”, a chi verrebbe conferito?

Per giocare in casa direi Andrea Venzon, Presidente e fondatore di Volt Europa. Ha creato, insieme a tutti noi, la base per una rivoluzione politica dell’Unione Europea. Assurdo che un insieme di ragazzi ci siano riusciti, meglio di altri colossi politici. Arrivare anche solo a instaurare una breccia di una rivoluzione paneuropea vale tanto il premio “Migliore speranza dell’Unione Europea”. Un Davide contro Golia, dove il gigante non sono tanto i vecchi partiti, ma la sfida generazionale di sviluppare una prospettiva globale.

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