giovedì, Dicembre 12

Voce grossa di Salvini: fumo senza arrosto Ma il Governo verde-giallo è destinato a durare perchè l'opposizione, come i populisti al potere, sono sostanzialmente impotenti, non hanno visione, non hanno idee

0

Matteo Salvini per ora gongola. Il suo ‘no pasaran’ rivolto ai 629 poveri disgraziati imbarcati sulla nave Aquarius e accolti dalla Spagna, sono una goccia nel mare di profughi che vogliono abbandonare l’Africa e cercare fortuna e accoglienza in Europa. Un mostrare i muscoli che al momento paga.
Gli alleati del Movimento 5 Stelle seguono a ruota, gregari. Luigi Di Maio è in difficoltà come quando deve esprimersi con un congiuntivo. L’altro uomo forte del Movimento pentastellato, Danilo Toninelli, Ministro delle Infrastrutture, cerca di imitare Salvini, e intima all’Olanda di richiamare le navi delle sue Oranizzazioni non governative; gli olandesi con bonomia che malcela punte di commiserazione, spiegano che ‘Organizzazione Non Governativa’ significa che le navi non sono del Governo olandese…
C’e poi l’opposizione che non c’è. Dalle parti di Forza Italia forse si pensa che il silenzio è d’oro. In questo caso almeno significa solo che non si sa cosa dire, come dirlo; e che al momento si è sostanzialmente impotenti. Il Salvini-pensiero fa breccia in quello che era il ‘pascolo elettorale di Silvio Berlusconi, il quale ha soprattutto una preoccupazione: salvare le aziende dai possibili conflitti d’interesse. E questo giustifica e spiega ogni cosa.
L’altra opposizione, il Partito Democratico, è uno spettro che si aggira. Non che non ci sia ancora pubblica opinione disposta a dare credito al PD, o che non sia disposto a votarlo per fare da diga al Governo Lega-cinque Stelle. Il fatto è che manca proprio ilrespiropolitico, una visione strategica e tattica. Non è ancora sufficiente la tela degli uomini che potrebbero rivitalizzare il partito, i Paolo Gentiloni, i Walter Veltroni, i Romano Prodi. E gli altri, i Maurizio Martina, gli Andrea Orlando, i Dario Franceschini, ancora annaspano, sono come viti spanate. Inoltre l’ex Segretario Matteo Renzi al solito è impegnato in una sua personale partita; e non sembra ancora rendersi conto -dopo ben sette pesanti sconfitte consecutive- che uno dei maggiori problemi del PD è costituito proprio da lui: dal suo essere, dal suo fare. Non che Renzi ‘pensionato’ sia la soluzione del problema. Sarebbe però un problema in meno per il PD.
Come può, Renzi, pensare di essere credibile quando -proprio lui!-  dà del bullo a Salvini?  Come può pensare di risultare credibile quando denuncia la «colossale operazione di successo a livello mediatico messa in essere da Salvini», proprio quel Renzi che delle operazioni mediatiche senza proposta concreta ha fatto il suo leitmotiv, quand’era a capo dell’Esecutivo? Ora Salvini la spara grossa, quando ribatte: «Abbiamo fatto più noi in 15 giorni che il PD in sei anni». In realtà il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, Di Maio, Salvini e gli altri ancora non hanno fatto un bel nulla. Ma Renzi offre a Salvini la replica efficace e su un piatto d’argento: «A Renzi non ho tempo di rispondere, gli hanno già risposto gli italiani mandandolo a casa. Non mi interessano gli insulti, voglio lavorare».
Non è  più tempo di battute e di lazzi.

Il Governo verde-giallo di Salvini e Di Maio è destinato a durare. Magari non tutta la legislatura, ma per quanto vada alla deriva resisterà. Sarà sostenuto, in questo, da un sentimento deprecabile quanto si vuole, ma reale, e non solo in Italia. Un diffuso ‘sentimento’ anti-Unione Europea, con conseguenti, irrazionali ma concrete tentazioni ‘sovraniste‘, quello che si suol chiamare ‘populismo’.
Siamo al punto che Attilio Fontana, Governatore della Regione Lombardia (la regione più ricca d’Italia),  si interroga se si debba «accettare il destino che la razza bianca sia sostituita». Una simile scempiaggine ha credito. L’Italia ha una popolazione di immigrati del’8-9 per cento; e qualcuno, seriamente, si chiede se la ‘razza’ bianca stia scomparendo…
Questi timori, queste percezioni significano che si è ingigantita la percezione dell’allarme. Cosi’ ecco reazioni ‘di pancia’ che diventano contagiose e che abbassano la soglia razionale.
Si è consumato una sorta di divorzio tra classi dirigenti ed elettorato. Le prime hanno certamente sottovalutato gli effetti di lunga portata della crisi economica dell’ultimo decennio. Chi ha governato e chi ha mantenuto i suoi standard di benessere non ha compreso che cosa stava succedendo. Distrazioni che  si pagano. Il conto è arrivato. Chi oggi incassa politicamente questo conto, ha saputo conquistare la forza del dissenso ma è molto improbabile che sappia canalizzarlo positivamente. L’esperienza di queste settimane insegna che si continuerà a fomentare rabbia e disperazione.

In questi anni si è perduta quella cultura diffusa, da un lato, frutto di studio rigoroso e dal confronto pubblico alimentato da partiti e giornali, e, dall’altro, dalla vita comunitaria. Oggi si scontano  ragionamentiautistici‘, senza dialogo, senza ricordo e conoscenza del passato, senza fiducia nel  futuro, oppressi e spaventati dal presente. Una notte della ragione che sarà lunga e tormentata.
Sia i nazional-popolari al potere, sia chi li dovrebbe contrastare, sono sostanzialmente impotenti; non hanno visione, progetto. Piuttosto obiettivi immediati, come la conquista del potere su mozioni pulsionali. Per questo hanno continuamente bisogno di alzare i toni. Contemporaneamente si rinvia, si prende tempo, approfittando dello smarrimento altrui.
A Roma i Cinquestelle stanno crollando e succedeva già prima della scoperta di una cricca politico affaristica che vede protagonisti degli uomini vicini a Beppe Grillo, Davide Casaleggio e Di Maio. Tuttavia per ora il Governo populista è realtà; è l’opposizione che manca, che duole.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore