venerdì, Novembre 15

Vivere (bene) nel 2030: il futuro della qualità della vita

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Oggi alla Biblioteca Nazionale di Napoli si terrà il convegno ‘Vivere (bene) nel 2030 Scenari della qualità della vita’. Ad organizzarlo l’AIQUAV (Associazione Italiana per gli Studi sulla Qualità della Vita) insieme all’Italian Institute for the Futures e all’Associazione Amici di Città della Scienza. Il meeting si inserisce tra le manifestazioni del ‘Festival dello sviluppo sostenibile’ promosso dall’ASviS (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile)  dal 22 maggio al 7 giugno con l’obiettivo di promuovere l’Agenda 2030 dell’ONU. Sarà un’importante occasione per discutere su un tema di rilievo mondiale e sempre più delicato: la qualità della vita nella società di oggi ed in prospettiva futura, soprattutto in relazione alla sua sostenibilità.

Ci si interrogherà su vari temi che riguardano il benessere collettivo e tra questi: l’impatto della tecnologia, le costrizioni determinate dai mutamenti ambientali e climatici ed i vincoli della crescita inclusiva. Nel mondo di oggi così pieno di incertezze e all’insegna delle tante instabilità sociali, delle sfide dello sviluppo economico e delle problematiche su molteplici fronti, assume un’importanza essenziale la possibilità di prendere delle ‘giuste’ decisioni che possano ottimizzare il benessere di domani, secondo lo stesso documento condiviso dagli organizzatori dell’evento.

Il convegno di Napoli vuole essere uno spunto di riflessione su come cambierà il concetto stesso di qualità della vita in una prospettiva di lungo raggio. Si parlerà, quindi, di diversi indicatori come i mutamenti nei consumi e negli stili di vita, l’uso del tempo, il ruolo del lavoro rispetto alla società, la socialità, la condivisione, l’inclusività ed i mutamenti nei comportamenti alimentari.

La qualità della vita interessa tutti i Paesi e, nonostante i dati relativi al benessere italiano siano abbastanza buoni rispetto ad altre parti del mondo, se spostiamo l’attenzione sul lungo termine, il discorso sembra non essere più lo stesso. Cosa manca all’Italia perché gli italiani ci vivano bene oggi e nel futuro prossimo? Questo l’interrogativo.

«Non ci si riferisce solo al basso tasso di occupazione, ma anche alle condizioni di coloro che lavorano. Chi lavora dovrebbe potere, se vuole, acquistare una casa o poter stipulare un contratto di affitto; dovrebbe poter mantenere dei figli, se ne desidera, o comunque costruirsi un’esistenza autonoma dalla famiglia di origine; dovrebbe poter coltivare degli interessi; dovrebbe aspettarsi, insomma,  una esistenza almeno decorosa. Ma in un Paese in cui le generazioni più anziane sostituiscono un welfare carente, se non assente ed ai giovani questi passaggi non sono consentiti dalla precarizzazione delle carriere lavorative, di quale futuro stiamo parlando?». L’incontro di oggi cercherà delle risposte.

Per farsi un’idea di ciò a cui si può andare incontro se il Paese continua a non dotarsi di una ‘intelligence’ di anticipazione del futuro, serve rileggere ‘La vita nei ghetti francesi‘, pubblicato da ‘L’Indro‘ il 12 luglio 2016.

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