venerdì, Aprile 26

Visegrad morente? La Slovacchia vota progressista Al primo turno delle presidenziali vince la progressista Čaputová, una vittoria interna ma con riflessi sull'intero Gruppo di Visegrad, ne parliamo con Eleonora Poli

0

L’Unione Europea si sveglia e legge della vittoria di Zuzana Čaputová, capo politico di Progressive Slovakia (PS), il partito della Slovacchia che guarda avanti. Il Gruppo di Visegrad (V4), invece, si sveglia di soprassalto: Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca hanno paura della progressista slovacca? Avere Čaputová come Presidente della Slovacchia comporta mutamenti nei rapporti tra i Paesi V4?

Nelle elezioni presidenziali slovacche il risultato è netto: al primo turno, la candidata Čaputová incassa il 40,57% delle preferenze. Il giudice Maroš Šefčovič è secondo, inchiodato al 18,66%. Ma il dato che più colpisce è che i sovranisti e l’estrema destra non si sono qualificati per il secondo turno. La Slovacchia si è svegliata da un incubo sovranista? È un primo passo del fronte liberale. Ricordiamoci, però, che il Presidente slovacco ha un ruolo più di rappresentanza che politico. Credo sia più una vittoria slovacca, piuttosto che una vittoria del fronte liberale all’interno di Visegrad, ragiona Eleonora Poli, ricercatrice per l’Istituto Affari Internazionali (IAI). Non credo che questa vittoria rivoluzionerà il Gruppo di Visegrad. Rimane, tuttavia, un evento positivo all’interno di un quadro complessivamente sovranista ed anti-europeista”.

La sconfitta del sovranismo slovacco è netta. Štefan Harabin, ex comunista, adesso candidato indipendente, è terzo al 14,34%. Quarto il leader dell’estrema destra, Marian Kotleba, al 10,39%. I due avevano accusato la candidata Čaputová  di essere «estremista di sinistra, troppo liberale e favorevole a migranti e gay».

Il 30 marzo ci sarà il secondo turno. Zuzana Čaputová affronta Maroš Šefčovič. Il secondo è vice-Presidente della Commissione Europea dal 2014. Insomma, si preavvisa essere una lotta tra europeisti. Una lotta che, però, vede principalmente la discussione di affari interni alla Slovacchia, come ad esempio la corruzione. La Slovacchia è stata colpita dal germe della corruzione con il Governo Fico, caduto dopo l’uccisione del giornalista Jàn Kuciak, datata 22 febbraio 2018. Cade dopo essere stato travolto dalle proteste di piazza. Alcuni criminali della ‘Ndrangheta erano sospettati di avere avuto un ruolo nell’omicidio Kuciak: dopo l’arresto, vengono rilasciati. Il Ministro dell’Interno, Robert Kaliňák, è accusato di aver mentito sui rapporti del Governo con i criminali della ‘Ndrangheta.

Infatti, il manifesto politico di Slovacchia Progressiva sviluppa temi come: giustizia per tutti i cittadini, dignità per i pensionati, protezione dell’ambiente e politiche ambientaliste, matrimonio tra persone dello stesso sesso, aborto e diritti riproduttivi. Istanze liberali, che però non sposano pienamente la ‘causa europeista’. Čaputová ha basato la sua campagna elettorale sulla lotta alla corruzione, che ha afflitto il Paese negli ultimi anni. Non su di una posizione europeista. Il suo modello liberale si riferisce alla Slovacchia. Quando si fa campagna elettorale a livello nazionale, l’elemento europeista viene spesso marginalizzato. Il cittadino vota un candidato perché porta avanti una questione di interesse interno, e questo succede in tutti i Paesi europei”, asserisce Poli.

L’attuale Governo Pellegrini, insediato a marzo 2018, è il vero mandante della politica slovacca. Ci spiega Poli che il Presidente ha un potere limitato, mentre il Primo Ministro delinea la posizione della Slovacchia nei confronti dell’Europa.” Il capo di governo, Peter Pellegrini, appartiene al Partito Direzione – Socialdemocrazia (Smer-SD). La possibile vittoria della progressista Čaputová, secondo Poli, è dovuta ad una politica troppo populista. Quando si fanno delle promesse e non si mantengono, l’elettorato cerca qualcosa di nuovo. Infatti, Čaputová è un nuovo elemento all’interno della politica slovacca. In molti Paesi europei abbiamo visto il trionfo della novità politica’, a prescindere dai colori: da Macron in Francia al Governo gialloverde in Italia. Qualsiasi figura politica che propugna elementi di novità è spesso premiata dall’elettorato. Questo perché c’è un alto livello di scontentezza verso lo status quo politico.”

L’attuale Presidenza slovacca nel Gruppo Visegrad, in carica dal 1° luglio 2018, sta lavorando per «un’Europa forte, un ambiente sicuro e soluzioni intelligenti». Parole dolci, rispetto quelle dei capi di Stato di Ungheria e Polonia. Infatti, secondo Poli, la Slovacchia è il membro meno radicale di Visegrad.” Il Ministro degli Esteri slovacco, Miroslav Lajčák, riferisce che l’obiettivo principale è quello «di sottolineare un chiaro orientamento verso l’Europa come area importante per un ulteriore sviluppo dell’intera regione di Visegrad». La posizione slovacca è poco sovranista perché la Slovacchia fa parte dell’Eurozona, dunque non ha un interesse, come quello polacco ed ungherese, di una forte nazionalizzazione delle politiche europee. La Slovacchia è un mediatore nel Gruppo V4. Alla Slovacchia conviene stare all’interno di Visegrad per avere un maggiore potere negoziale. Ma questo non significa che sia totalmente contro l’Unione Europea. Anche perché un fallimento dell’Unione comporterebbe dei grossi problemi per l’economia del Paese.”

I sondaggi slovacchi per le elezioni europee mostrano in testa il Partito Direzione – Socialdemocrazia (Smer-SD) del capo di governo, Peter Pellegrini: ora come ora, otterrebbe 3 seggi su 14, con il 22,4% delle preferenze. Secondi i liberali ed euroscettici di Libertà e Solidarietà (SaS), che otterrebbero 2 seggi, con il 14,8%. Il partito di Čaputová è al 7,5%, otterrebbe un seggio. “Volendo essere ottimisti, la vittoria di Čaputová alle elezioni presidenziali potrebbe dare una spinta propulsiva al fronte anti-sovranista e spingere i moderati a schierarsi con i partiti più liberali. Però, dipenderà molto dalla qualità della sua governance, nel lungo periodo. Questo significa che sarà, molto probabilmente, poco incisiva nell’esito delle europee in Slovacchia, che sono alle porte. In ogni caso, per aiutare il fronte liberale deve risolvere il problema della corruzione, deve mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. Se dovesse fallire, assisteremo ad un ribaltamento di fronti, come spesso è capitato”, rileva Poli.

Intanto in Polonia, i sondaggi mostrano il sorpasso della Coalizione Europea, ai danni dei sovranisti Diritto e Giustizia (PiS). La coalizione di centrodestra polacca è attualmente al 37,5% delle preferenze, ovvero 21 seggi su 52. Mentre, il PiS è al 36,6%, ovvero 20 seggi su 52. La prima è appoggiata dal Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, mentre la seconda dal Primo Ministro sovranista, Mateusz Morawiecki.

Sembrerebbe che il fronte sovranista di Visegrad sia in difficoltà, ma fidarsi ciecamente dei sondaggi a più di un mese dalle elezioni europee non è, forse, la cosa più saggia da fare. Secondo Poli, al momento il nazionalismo è in ascesa, non solo nel Gruppo di Visegrad, anche nella maggior parte dei Paesi europei. Assistiamo ad un costante sentimento di nostalgia per un fantomatico ed indefinito ‘prima’ in cui si stava meglio. Ci sono molte forze liberali che combattono per non perdere i diritti acquisiti in questi anni. La stessa battaglia all’interno di Visegrad, si replica negli altri Paesi europei. Il problema di Visegrad è che continuano ad avere governi fortemente nazionalisti”.

Tutto sommato la vittoria di Čaputová è un primo tassello del domino sovranista che cade”. Però, Poli avverte che per la sconfitta vera e propria del nazionalismo, ci vorrà molto tempo. Il nazionalismo è radicato all’interno di Visegrad, ed è in ascesa in tutti i Paesi europei. C’è un crescente interesse elettorale verso quei tipi di movimenti politici, che si autoalimentano. Infatti, quando acquisiscono potere in un Paese, finiscono per influenzare anche gli altri.”

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore