mercoledì, Novembre 25

Virus biologico e virus sociale: nuovo inizio, non ci resta che piangere? Abecedario sui quasi nuovi umani. Siamo, saremo ciò che decidiamo di essere privi di qualche certezza in più. La morte, nostra, è certa ma quella della Terra dipende da ognuno di noi

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Pensiero lento vs velocità elettronica

I can’t breathe (sussurrava il cittadino americano ma di pelle nera George Floyd un giorno di fine maggio del 2020 al poliziotto assassino che lo ha ucciso volontariamente per soffocamento a Minneapolis con un ginocchio per 8 minuti sul suo collo. Nell’incivile America in apparenza democratica, che criminalizza da 400 anni gli esseri umani neri dalla schiavitù alla segregazione razziale)

La ricerca dei perché e come un virus biologico abbia fatto un tale salto di specie verso l’uomo ha cominciato a porre quesiti per sanare ansie e paure interiori, ha proiettato questo tempo sospeso in uno spazio concentrazionario verso una responsabilità attribuita alle oggi scoperte nefandezze cinesi, per cui il suo contenimento in tempi record nella regione dell’Hubei nella città di Wuhan che come dimensioni è pari più o meno alla popolazione italiana, sarebbe stato l’effetto del fatto che la Cina è un paese dittatoriale, mentre le porzioni di mondo (sempre meno) con istituzioni democratiche sarebbe stato più lento perché lì le decisioni non posso essere solo imposte. Scoperta fantasmagorica! Dopo aver donato alla Cina nel 2008, tanto tempo fa, le Olimpiadi ed averla accolta nel WTO (Organizzazione del commercio mondiale) per fare come Occidente dei retorici diritti umani affari multimiliardari con cui sostenere benessere e tenore di vita qui da noi, senza tante pruderie o rimorsi per qualche migliaio di morti all’anno per pena di morte di cui la Cina detiene il primato mondiale, benché la non più o mai (vista la secolare discriminazione contro i neri e le altre minoranze) tanto democratica America nell’epoca del ‘fascista alla Casa Bianca’ cerchi di avvicinarsi frenata però da tutte queste assurde organizzazioni pacifiste di difesa delle persone.

Un Paese quello americano sempre più falsamente democratico dove afroamericani ed ispanici hanno probabilità enormemente maggiori di finire in galera, lo stesso paese dove la polizia dei vari stati prima ammazza poi chiede i documenti, come ho scoperto nei miei viaggi nella Grande Mela. Così pareva che l’ingresso cinese nella Organizzazione del Commercio Mondiale nella nuova modalità capitalista globale avrebbe sostenuto la pratica di una pace multipolare benché con condizioni politiche e libertà molto diverse. Così oggi nelle Nazioni occidentali con parlamenti eletti liberamente, separazioni dei poteri e dove vi è un rispetto altalenante dei diritti umani, non sempre e non a tutti, i democratici part-timescoprono restandone anche affascinati, vero tema inquietante che nessuno affronterà come per quasi tutti i problemi seri che hanno poco riverbero nello sciocchezzaio globale dei social e che soprattutto raccolgono pochi followers o cretini elettronici che condividono per emozioni non per ragione, ché questa richiede un tempo di elaborazione del pensiero incompatibile con il tempo ‘zero’ della comunicazione virtuale o tempo acrono, paradosso di un tempo senza tempo poiché strutturato simbolicamente sull’hic et nunc e non su una frazione di secondo seguente.

Superate le belle tesi (?) di qualche ‘complottista’ in un’ampia scelta al supermercato delle psicopatologie sociali tra il fior fiore dei potenti che inquinano i pozzi, resta sul terreno scomodo di chi governa una piatta alternativa che va dal ‘fascista alla Casa Bianca’ che agli occhi di un grande della letteratura, Philip Roth, non possiede che 67 parole e che presenta un preoccupante deficit dell’attenzione, annoiandosi molto presto se cercano di farlo ragionare di più. Lo sparatore di Twitter dalle prime luci dell’alba, con il quale fa politica, ormai ridotta appunto ad un tweet che contiene quelle poche parole che è in grado di mettere insieme. Svuotando tutte le sedi istituzionali dell’autorevolezza ormai persa nell’epoca della pandemia istantanea demenziale ignorante della Rete, lì dove aleggiano in misura abnorme umori rabbie violenze frustrazioni prive di logos. Usate dalle destre come unico terreno minato di azione violente, nelle parole e nei fatti.

Un presidente (devo scriverlo con un groppo in gola) il quale ha proposto una non analisi soft del virus in questione rubricandolo come un’influenza come tante, per ritrovarsi poi al primo posto al mondo per numero di morti e di contagiati (per quanto si voglia proporzionare il dato in relazione all’ammontare della popolazione). Una pandemia che ha tenuto a casa nel periodo temporale altalenante delle diverse decisioni difficili scelte oscure prove di vitalità, qualcosa come 4 miliardi di abitanti la Terra chiusi in casa (per chi era fortunato ad averne una), in una sorta di grande esperimento di controllo e sorveglianza di massa su cui cominciano ad esercitarsi le mai dome teorie complottiste che già stanno affilando le armi dell’ignoranza di senso comune per trovare una Spectre mondiale su cui vomitare ciò che non si è in grado di argomentare. D’altronde l’inquilino della Casa Bianca è colui il quale afferma per sua convinzione (!) non esservi alcun problema ecologico sul pianeta Terra (ricorda il fascio brasiliano o quello fascio leghista italiota), essendo lo scioglimento dei ghiacciai eterni e l’erosione del permafrost, lo strato sotterraneo, nulla più che accidenti; alla ‘libero dittatore dello Stato di Bananas’ (Woody Allen dixit).

La scelta poi cade sull’estremista di destra brasiliano avvezzo alle grigliate di popolo in terreno presidenziale sconsigliategli per via di un certo qual pericoloso assembramento virale, per non dire del novello ‘zar’ Vladimir (non Ilic Lenin, quello nazionalista nostalgico degli Zar di oggi), l’amico di quel pregiudicato di Arcore a cui regalò un lettone, saputo delle sue cene eleganti con olgiettine compresse tra ormoni denari e case nelle sue ‘cene eleganti’ insieme alla ‘famosa’ algerina divenuta, per ratifica parlamentare in una delle pagine più infamanti nella travagliata storia politica del nostro paese), la nipote di un Ras egiziano!! Quel Vladimir che nel silenzio delle affaccendate ragionieristiche segreterie democratiche europee tra patti di stabilità vincoli di bilancio e scostamenti dal ‘religioso’ 3%, si è votato di recente una legge costituzionale per rimanere al potere fino al 2036 (!), dopo essersi fatto la sua guerra personale contro l’Ucraina per il controllo del Donbass, che si è annesso perché in larga parte russofono. In questo frastagliato articolato e complesso orizzonte che caratterizza la scena sociale della rappresentazione chiamata realtà sociale contrassegnata da una produzione di iperreale, una produzione virtuale di realtà che ‘acceca’ il vedere e l’osservare, gli stimoli cognitivi relazionali e simbolici nella nuova (e reiterata) condizione di una pandemia da virus biologico, subiscono un’improvvisa quanto impegnativa ridefinizione nei suoi principi costituivi che ritenevamo ormai consolidati.

Quelle categorie che avevamo interiorizzato di una faticosa ed impegnativa realtà fisica e di virtualità del reale priva di asperità, levigata, friendly, meno impegnativa e coinvolgente sul piano del contatto fisico, vengono rimesse in gioco rimescolando gli assunti del contrasto vitale di una stabilizzazione dei nostri moti interiori a contatto con l’ambiente esterno, inducendoci a guardare oltre il proprio orizzonte quotidiano verso una dimensione che ci induce a provare a percorrere strade nuove. Viviamo questo tempo traumatico dell’affacciarsi sul palcoscenico sociale di diversificate e caotiche strategie politiche globali per circoscrivere e sconfiggere il ‘nemico’ il ‘killer’, insomma il cattivo corona virus alias Covid-19, in cui le risposte vengono fornite pensando ad ogni Paese singolo, in un’interessante riscoperta delle funzioni di uno Stato-nazione che sembrava dovesse vacillare e crollare sotto i fendenti di una globalizzazione che molti, troppi interessati cantori, avevano pronosticato come l’unico futuro possibile per il mondo, guidato governato controllato dalle forze economiche e finanziarie al grido forte senza alternative di una ‘mano invisibile’ del mercato che ci avrebbe dato una mano.

Il salto di specie dalla natura al corpo umano ha scatenato in pochi mesi nelle menti e nei meandri interiori sentimenti contrastanti stress cognitivi angosce fobie disturbi nevrotici di vario tipo, di cui appare complicato rinvenire quegli ‘eventi grilletto’ scatenanti crisi che cerchiamo di bypassare con gli strumenti dell’intelletto per proteggerci dell’arrivo di eventi che accerchiano ciascun individuo in un ‘noi’ caotico e frammentato. Una sorta di ‘nuovo inizio’, il cui schema appare confuso e di difficile decifrazione, esposti tra uno ieri stabilizzante di cui cerchiamo nella memoria degli atti compiuti quei pensieri consolidati che fronteggino le paure che ci assalgono, un vocabolario psichico e cognitivo che ci permetta di decifrare il nostro essere, ed un oggi in cui provare e tentare di riappropriarci di un codice evolutivo della specie capace di affievolire ansie angosce di un divenire carico già dal ‘prima’ virus di una quantità di rischi considerevoli in cui navigare tenendo una rotta almeno comprensibile. Rischio che appare l’odierna cifra del disorientamento individuale e collettivo di cui appare utile quanto necessario almeno pennellare qualche tratto, con l’accumulo di un carico di incertezza che costituisce la caratteristica della vita sociale di oggi nell’età delle informazione in un villaggio globale della comunicazione permanente di cui ci sfuggono premesse ed esiti.

Nell’epoca che ho denominato di ‘società eremitica di massa’ dove come individui eravamo assurti nella prima modernità della rivoluzione industriale al rango di protagonisti, per arrivare alla terza modernità ed essere messi in disparte, individui soli alle prese con un aumento di complessità dei fenomeni individuali e collettivi, passando per una seconda forma costitutiva di strutturazione di un’organizzazione sociale costituitasi attorno al dispiegarsi di un caos organizzato operato dagli anni ’80 da quelle élite ricche e potenti che hanno dato vita ad una lotta di classe dopo la fine della lotta di classe (Gallino). Fenomeno ormai oggetto misterioso per coloro i quali dal secolo scorso erano cresciuti in movimenti ed organizzazioni politiche che una volta si chiamavano di sinistra. Quella dove vi erano uomini e donne in carne ed ossa, non social network virtuali. Dinanzi a tutti questi fenomeni e dinamiche abbozzate nel mio breve incompleto percorso siamo presi dalla necessità di illuderci che torneremo alla normalità. Quante volte ci hanno detto declamato invocato questa apparente verità. E tutti a dispiegare ali di entusiasmo privi di ogni freno libidico razionale.

Normalità? Di chi, di che cosa, per chi dove quanto? Già fioccano dati e comparazioni da cui si evince che nei giorni, 65 per qualcuno 70 per altri, facciamo 3 mesi e non parliamone più per favore, del virus soffocante le nostre menti spiriti corpi, i ricchi del mondo si stavano arricchendo ancor di più, a cominciare da quel Jeff Bezos capo di Amazon ormai assurto a mega ricco mondiale. Mentre in Italia cominciava ad implodere maggior parte del sistema produttivo o in America si perdevano 40 milioni di posti di lavoro, privi come sono lì di qualsivoglia rete di protezione sociale, come piacerebbe a diversi buffoneschi neoliberisti nostrani con i soldi di papà Stato, gli stessi capitalisti de’ noartri che invece di vivere o morire nel mercato attendono con minacce che lo Stato li sostenga… Siamo, saremo ciò che decidiamo di essere privi di qualche certezza in più, eventuale stimolo, forse, di una ricerca di nuovi equilibri o di squilibri appena sopportabili in un mondo sociale tecnologico finanziario economico psicologico dove la cifra individuale e collettiva è di essere su uno stesso unico pianeta ormai saturo di parole gesti comportamenti disastri da cui cerchiamo con sempre maggior difficoltà di scansarne gli effetti, avendone subito le cause. Così dinanzi all’ingestibile mondo cerchiamo di occultarci alla vista dei fenomeni che comunque ci assalgono e ci circondano. E quindi, non ci resta che piangere? Forse se ci ricordiamo di essere un ‘zoon politikon’, un animale politico (Aristotele) riusciremo a ri-scoprire un movimento un’azione una direzione comune prima che il pianeta Terra dichiari di essere ormai totalmente esausto. Dopo di che la morte, nostra, è certa ma quella della Terra dipende da ognuno di noi. Se non ora, quando?

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.