venerdì, Dicembre 13

Violenze elettorali in Kenya 2007, la verità della Commissione Waki

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In questi giorni il Kenya si sta preparando alle elezioni amministrative e presidenziali fissate per il prossimo agosto. Il ricordo delle violenze etniche post elettorali del 2007-2008 è ancora vivo nella memoria di centinaia di migliaia di famiglie, così come la mancata giustizia.

I due principali schieramenti politici, il Jubilee Party (il partito del Presidente Uhruru Kenyatta) e la NASA (National Super Alliance), coalizione dei principali partiti all’opposizione, sono ora al lavoro per la nomina dei candidati alla Presidenza, al Parlamento, al Senato e ai Governatorati di Provincie. Le nomination di entrami gli schieramenti sono caratterizzate da violenti scontri interni mentre i supporter dei candidati si scontrano nelle strade. L’ondata di violenze durante le nomination ha costretto il Presidente Kenyatta ad intervenire pubblicamente minacciando dure misure repressive contro gli autori di questi inauditi atti. A molti candidati è stata affiancata una scorta armata della Polizia. La scadenza fissata dalla Commissione Elettorale (Independent Electoral and Boundaries Commission – IEBC) per la presentazione ultima dei candidati (26 aprile) è slittata a fine maggio in quanto le violenze in corso impediscono ad entrambe le coalizioni di presentare i propri candidati.

Molto probabilmente il candidato per il Jubilee Party sarà l’attuale presidente Kenyatta , che spera di accedere al secondo mandato. Per l’opposizione il candidato è Raila Odinga, leader del ODM Orange Democratic Party, principale partito della coalizione NASA. Entrambi sono stati coinvolti nelle violenze post elettorali del 2007. Kenyatta ha subito un processo presso la Corte Penale Internazionale (archiviato su pressioni internazionali) mentre Odinga è riuscito a non entrare nella lista degli indagati della CPI, sempre grazie a pressioni internazionali.

Le due coalizioni non si sono formate sulla base di un programma politico condiviso, ma sulla base di alleanze etniche. Il Jubilee raggruppa la tribù maggioritaria nel Paese, Kikuyu e la minoranza etnica tutsi dei Kalenjine. Queste due tribù governano il Kenya dall’indipendenza. NASA è formata dalla seconda tribù keniota, i Luo (a cui Odinga appartiene), alleata ad un vasto schieramento di tribù minori. Fin dall’indipendeza i Luo rivendicano il diritto di accedere alla Presidenza, storicamente negato da Kikuyu e Kalenjine.

La caratterizzazione etnica delle due coalizione dimostra che il Kenya non è ancora uscito dalle secolari divisioni etniche che sono state storicamente fonti di tensione e violenze fin dalla nascita della Nazione indipendente dal colonialismo inglese. Un fattore che mette a serio rischio lo svolgimento pacifico delle elezioni e getta ombre sull’immediato periodo post-elettorale. Non deve trarre in inganno il pacifico svolgimento delle elezioni del 2013 (che videro la vittoria di Kenyatta). Esse furono pacifiche per necessità politiche: Kenyatta era già indagato presso la CPI e Odinga di certo non desiderava ricevere una comunicazione dal tribunale dell’Aia.

Il rischio di nuove violenze etniche è stato di fatto creato dalla mancata giustizia che il Governo keniota e la comunità internazionale hanno imposto al popolo keniota per convenienze economiche (petrolio) e geo-strategiche. Una prassi corrente utilizzata per ‘risolvere’ le peggior crisi africane degli anni Novanta e primo decennio Duemila: Congo-Kinshasa, Burundi, Sud Sudan. Il concetto è di garantire totale amnistia alle parti belligeranti per giungere a rapidi accordi di pace. Concetto spesso promosso dall’Occidente e da congregazioni cattoliche europee reazionarie.

I risultati di queste paci ‘forzate’ sono disastrosi.  Nel caso specifico del Kenya l’amnistia concessa ad Odinga e l’archiviazione del processo di Kenyatta sono ancora più incomprensibili visto che la stessa magistratura keniota, nel 2008, aveva redatto un preciso dossier dove si chiarivano senza ombre di dubbi le rispettive responsabilità. Il rapporto fu frutto di mesi di indagini condotte dal Giudice Philip Waki e dal suo team investigativo e chiarisce le origini e le dinamiche del genocidio sventato dalla popolazione keniota, che dopo due mesi di orribile mattanza si rese conto dell’inganno politico e spontaneamente fermò le violenze. Il giudice Waki dimostrò che gli scontri etnici post elettorali non erano spontanei, ma preparati mesi prima delle elezioni. I responsabili, secondo questo rapporto, sono: l’ex Presidente Mwai Kibaki supportato dall’attuale Presidente Uhuru Kenyatta,  e l’ex Primo Ministro Raila Odinga, supportato da William Rutho, attuale Vice Presidente (anch’esso indagato alla CPI). Il rapporto Waki fu consegnato di persona all’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan con la precisa raccomandazione di aprire procedure giudiziarie sui mandanti e sugli esecutori delle violenze.

Cosa successe realmente nel periodo post-elettorale 2007 e cosa scoprirono le indagini del Giudice Waki?
Le elezioni presidenziali del 2007 furono disputate dall’uscente Presidente Mwai Kiabki (Kikuyu) e il principale oppositore Raila Odinga (Luo). La campagna elettorale fu caratterizzata da una forte polarizzazione etnica, il volto da enormi frodi e ambedue i candidati si proclamarono vincitori. Immediatamente scoppiarono violenze generalizzate in tutto il Paese con epicentro a Nairobi, Rift Valley e sulla costa Malindi e Mombasa. Le violenze iniziarono nel gennaio e terminarono in febbraio. Grazie alla mediazione di Koffi Annan i due candidati accettarono di formare un Governo di unità nazionale in attesa delle elezioni del 2013. Il periodo del Governo di unità nazionale fu caratterizzato da continue lotte politiche e boicottaggi tra i due contendenti, che bloccarono la vita politica e amministrativa del Paese, la politica estera, gli investimenti e la credibilità internazionale. L’economia subì un crollo terribile. I primi segnali di ripresa si registrarono solo nel 2015.

Il tributo pagato ai kenioti è stato altissimo: 1.113 morti, centinaia di feriti, 600.000 sfollati di cui 200.000 vivono tutt’ora in campi profughi. Distruzione di proprietà pubbliche e private per circa 24 milioni di dollari. Nel marzo 2008 il Kenya era una Nazione distrutta economicamente e politicamente, con una popolazione in stato di shock. Su pressioni internazionali il Governo di Nairobi incaricò il famoso Giudice Philip Waki di creare una Commissione sugli incidenti divenuta famosa come Commissione Waki. Nell’ottobre 2008 la Commissione presentò un rapporto di cinquecento pagine consegnato al Governo e al mediatore della crisi politica Koffi Annan.

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