venerdì, Dicembre 13

Vinile: è boom di vendite

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«La sospensione del tempo, intesa come fine di ogni coercizione, è l’ideale della musica».

Theodor Adorno, ‘Il fido maestro sostituto‘, 1963.

Proprio nella musica, il tempo si sospende e si annulla. Epica magia bramata dall’uomo sin dalla notte dei tempi, essa si realizza solo nel sogno e nell’invasione cerebrale di note sapientemente mescolate. Confini e barriere spazio temporali si ridisegnano costantemente, fino a cadere sotto il peso dalla loro evidente inutilità. Se costretti in una realtà metafisica di tale potenza, i limiti dell’universo non possono far altro che sbriciolarsi in un niente riempito dal suono. E la coscienza del mondo tace.

Qualunque sia il tipo di musica che trova il suo contrappunto nelle vostre vibrazioni, la frase di Adorno resterà sempre vera, noncurante delle mode e delle note che si addensano l’una sull’altra nella grande libreria universale dell’umanità.

In principio era il vinile. O quasi. Cataste di copertine giganti e coloratissime finite poi tristemente impilate in qualche angolo polveroso di una soffitta o in quello umido di una cantina perennemente in disordine. Arrivarono le musicassette a far respirare di nuovo gli spazi, seguite a ruota dai compact disc, delicate creature mitologiche da proteggere da graffi e polvere, per poi esplodere nella grande rivoluzione degli mp3 e degli iPod, migliaia di canzoni in tasca pronte a rispondere a ogni cambio di umore ovunque e in qualunque momento.

Ma è proprio quando sembra che tutto sia stato inventato, quando è certo che non ci si possa spingere oltre, che una nuova rivoluzione è dietro l’angolo. In anni recentissimi, il nostro cervello si è trovato ad assimilare un nuovo straordinario modo di ubriacarsi di musica: accedere a tutte le canzoni del mondo in qualunque momento grazie a servizi di streaming musicale come Spotify e Deezer, che ordinano ogni pezzetto di storia per playlist, racchiudendolo nel palmo della tua mano. Magari ogni tanto vieni strappato a forza dai tuoi trip mentali e ricacciato nella realtà da uno squillante messaggio pubblicitario, ma è davvero un fastidio da niente se paragonato al servizio offerto.

Cambiano le mode, le tecnologie sono sempre più strabilianti e redditizie, eppure qualcuno dal caro buon vecchio vinile non si è mai separato. Una nicchia di affezionatissimi dall’animo vintage continua ad essere stregata dall’indubbio fascino del 45 giri, ingombrante certo, ma dalla consistenza unica. Sound lontano dall’artificiale perfezione dell’era digitale, ma senz’ombra di dubbio irripetibile. Quella che fino a pochi anni fa era considerata una sottile fetta del mercato, quella colta, radical chic perché no, oggi trova nuovi affiliati che si uniscono alla causa. Perché se le mode cambiano e le tecnologie sono sempre più strabilianti e redditizie, per ogni attimo che fugge via veloce, tallonato da occhi non hanno più sentieri da perlustrare se non quelli che scappano verso il futuro, ogni giorno un nuovo curioso paio si gira indietro, torna sulla strada battuta e dà un’altra occhiata, giusto per vedere di non aver perso niente durante la corsa al progresso.

I dati lo confermano, negli ultimi 5 anni le vendite dei dischi a 33 e 45 giri sono aumentate in tutto il mondo, con una crescita che dal 2006 non sembra avere nessuna intenzione di fermarsi. Nel nostro Paese, nel 2014 è stato venduto l’84% in più di vinili rispetto all’anno precedente, con un fatturato che, secondo i dati FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), è quasi raddoppiato passando da 2.1 a 3.871 milioni di euro.

E’ vero, il mercato del vinile occupa solo il 3% dell’intera industria, ma la spinta globale sembra indirizzata verso un necessario aumento di questa percentuale. Official Charts rende noto che nel Regno Unito il fatturato del vinile ha toccato lo scorso anno 20 milioni di sterline, per 1.2 milioni di unità vendute, contro i 9.2 milioni calcolati negli Stati Uniti secondo Nielsen SoundScan. Non sono percentuali da capogiro, ma vanno comunque collocate, è bene ricordarlo, in un mercato che ha subito un vertiginoso volo in picchiata nelle vendite dei supporti fisici. E a questo nuovo impulso, come ovvio, si accompagna un rinnovato interesse per i giradischi, quei meravigliosi oscuri oggetti sconosciuti alle nuove generazioni, che facevano ballare i nostri avi e che qualcuno ripesca di sfuggita, come uno sbiadito ricordo in bianco e nero dal vortice d’immagini dell’infanzia. Strappati alle nostre memorie, i giradischi tornano a fare capolino nei negozi di musica, fisici e online, incorporati a lettori mp3 oppure puri e schietti, come ci piace ricordarli.

A tutto questo non potevano fare certo orecchie da mercante le case discografiche, che da sempre negli umori del pubblico trovano un feedback più prezioso di qualsiasi effimera analisi o proiezione, grazie al quale costruire le proprie strategie di mercato. Non è un caso quindi che quasi tutte le principali adesso scelgano di pubblicare una versione in vinile dei nuovi album, da Lana Del Ray a Beck. Un autorevole esempio italiano è la Carosello Records, storica casa discografica fondata nel 1959 che in più di cinquant’anni di onorata carriera ha fatto risuonare nel Bel Paese note entrate di diritto nella nostra storia, da Modugno a Mina, passando per Cutugno, Gaber, Vasco Rossi e Nicola Di Bari. Alla Carosello il boom del vinile non è passato inosservato, infatti si è scelto di ristampare titoli di successo degli ultimi anni, da Emis Killa a Nesli, insieme all’uscita su LP di nuovi album.

Proprio alla Carosello siamo andati a bussare per indagare questo trend del mercato, e ci ha risposto Dario Giovannini, direttore generale della storica casa discografica.

 

Dati recenti sembrano indicare un ritorno al vinile, secondo Lei a cosa si deve questo fenomeno?

Credo e spero sia dovuto alla ricerca da parte del pubblico di qualità. Il vinile per tutto ciò che rappresenta permette un ascolto della musica più vero.

Com’è possibile che proprio ora che a farla da padrona sono servizi come Spotify e Itunes ci sia questo ritorno al passato?

Io sono un esempio, acquisto vinili ed ho un abbonamento premium a Spotify. Sono due strumenti differenti, uno permette un ascolto di qualità e pieno, l’altro un ascolto più all you can eat, più superficiale.

Secondo Lei è possibile la convivenza tra vinili e servizi di streaming?

Certo, il futuro è lo streaming che permette l’ascolto di tanta musica diversa e il vinile che, per la bellezza dell’oggetto e il suo ascolto magico, resta esclusivo.

Secondo Lei i due tipi di supporto si rivolgono e attirano target di pubblico diversi?

In partenza sicuramente, più il tempo passa e ci sarà più confidenza con l’utilizzo di questa tecnologia più ci sarà un’apertura del target.

Il vinile ha sempre avuto la sua nicchia di ‘fan’, secondo Lei è possibile far amare questo supporto anche ai giovanissimi?

Serve tempo e serve la possibilità di spiegare ai giovani l’importanza dell’ascolto di qualità. Nel nostro piccolo abbiamo deciso di stampare i vinili anche degli artisti con un target molto giovane.

Alla Carosello state ristampando successi degli ultimi anni e fate uscire LP di nuovi album, come sta rispondendo il mercato?

Il mercato sta rispondendo molto bene e sta crescendo la richiesta ogni giorno. Quest’anno contiamo di stampare circa 50 titoli differenti in vinile 180 gr.

Con quale criterio scegliete i successi da ristampare?

Siamo partiti dai nostri titoli più famosi, da Vasco a Mina, da Modugno a Cutugno. Adesso stiamo aprendo a tutti i titoli del nostro catalogo.

Servizi come Spotify e Deezer hanno rivoluzionato il modo di ascoltare musica, in cosa si traduce questo per una Casa Discografica? E per un artista?

Significa cambiare il modo di proporre la musica al mercato. Il nostro scopo è far crescere gli artisti, quindi permettere alla maggior parte del pubblico di avvicinarsi agli artisti. Noi dobbiamo creare la percezione degli artisti prima di tutto. Oggi lo streaming sta sostituendo l’ascolto radiofonico. Oggi le novità non le scopri in radio, le scopri dal web.

Pensa che il ritorno al vinile sia una moda passeggera o che possa, in qualche modo, durare a lungo?

Penso che sarà sempre più in crescita, perché in questa società dai valori decadenti ci dovrà essere per forza una ricerca della qualità e una riscoperta della cultura.

Come vede il futuro della musica in termini di nuove tecnologie?

Questo ha cambiato il nostro tipo di business. Se prima il 100% dei ricavi proveniva dalla vendita del supporto, oggi rappresenta per noi una percentuale molto più in bassa in favore di altri aspetti come gli sponsor, il live e il merchandise.

 

 

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