sabato, Luglio 20

Vincoli europei, arrivederci! La Nota di Aggiornamento al DEF ha cambiato l’impostazione della politica fiscale italiana

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Il 30 settembre il Consiglio dei Ministri ha deliberato la Nota di Aggiornamento al DEF (Documento di Economia e Finanza). La Nota è un’utile fonte sia per conoscere i dati economici più aggiornati relativi all’economia nazionale, ma anche per interpretare l’impostazione delle scelte di politica fiscale del Governo. La Nota di quest’anno è stata particolarmente importante perché ha sancito una netta rottura rispetto al passato. Leggendo il lungo e articolato documento, infatti, si percepisce un cambiamento, non solo nei numeri, rispetto al passato. È una impostazione decisamente diversa, che cerca di liberarsi dai molti vincoli esistenti cercando di trovare gli spazi di manovra necessari per arrestare il circolo vizioso tra austerità e crisi. Inoltre, per la prima volta si possono leggere in un documento ufficiale del Governo una serie di critiche tecniche e ragionate sulle regole europee di finanza pubblica. È necessario attendere l’impostazione della Legge di Stabilità, dove saranno dettagliate tutte le misure, ma pare essere tracciata la strada della sospensione delle regole europee che impongono la riduzione di deficit e debito. Il Governo intende rimandare almeno al 2016 la fase di riduzione degli squilibri delle finanze pubbliche. Questa è una notizia positiva perché l’economia italiana andrà incontro ad un 2015 meno irto di difficoltà e che potrà riservare qualche stimolo economico in più rispetto a quanto sarebbe stato possibile seguendo le stringenti regole europee.

Data la lunghezza del documento si esamineranno gli aspetti più particolari che emergono dalla lettura della Nota di Aggiornamento. In primo luogo, la Premessa, firmata dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan, rappresenta un quadro finalmente realistico, e per questo molto cupo, della situazione italiana. A parte gli ovvi richiami alle necessarie riforme strutturali per stimolare la crescita, è proprio nelle prime pagine che viene evidenziata dal Ministro l’eccezionalità della situazione. Viene ricordato che la caduta del PIL (Prodotto Interno Lordo) nel corso di questa crisi è per l’Italia peggiore di quella registrata nel corso della Grande Depressione del 1929. Questo dettaglio, sconosciuto ai più, e non tenuto in debita considerazione in Europa, fa capire quanto sia drammatica la situazione italiana e quanto sarebbe necessaria una politica fiscale di stimolo all’economia, impostazione attualmente impraticabile a causa dei vincoli europei. Ma il Ministro Padoan sottolinea anche che in mancanza di interventi significativi i Paesi europei rischiano di cadere in una spirale di deflazione (cioè di caduta dei prezzi) e di stagnazione (economia che non cresce). Padoan sottolinea anche che si è probabilmente verificato un cambiamento strutturale nei comportamenti di spesa-investimento di imprese e famiglie e che la sola politica monetaria non è più in grado di tirar fuori dalla crisi l’Area Euro e l’Italia. Se ne deduce che il Governo è ormai consapevole, finalmente, che è diventato necessario stimolare l’economia in modo più deciso dal punto di vista fiscale.

Questa ritrovata consapevolezza la si può rintracciare anche in alcune espressioni che fino a qualche mese fa era impensabile leggere in un documento ufficiale. A pagina 44 del documento si legge una frase che segna oggettivamente un cambiamento del paradigma di governo: «la prossima Legge di Stabilità interverrà per il 2015 con una manovra fiscale non restrittiva». Questa espressione segna, come si diceva in precedenza, una netta cesura rispetto al passato. Il Governo intende utilizzare tutti i margini di manovra esistenti per stimolare l’economia, arrivando anche ad interrompere nel biennio 2014-2015 il processo di consolidamento delle finanze pubbliche. E infatti, i numeri presentati nel documento rispecchiano questa impostazione.

Per il 2015 vengono sostanzialmente sospese le misure di austerità e si prospetta un lieve stimolo fiscale. Il prossimo anno il rapporto tra deficit e Pil si sarebbe situato al 2,2% senza interventi del Governo, ma le misure in via di definizione, che saranno inserite nella Legge di Stabilità, innalzeranno tale rapporto al 2,9%. È questa una novità importante, poiché è la prima volta dopo tanti anni che il Governo propone un intervento volto a far crescere e non a ridurre il rapporto deficit/Pil. È esplicita, quindi, l’intenzione di voler stimolare l’economia spendendo più di quanto previsto, pur rimanendo all’interno del limite stabilito nel 1992 con il Trattato di Maastricht, il famoso 3%. Non sarà una misura espansiva di primaria grandezza (è solo lo 0,7% del Pil), ma leggere che gli interventi del Governo mireranno ad innalzare il deficit e non a ridurlo è una novità assoluta. Ciò significa che parte degli stimoli già promessi non troverà copertura attraverso tagli di spesa e/o nuove imposte. Si tratta di un piccolo deficit spending.

Il Governo, quindi, intende rallentare l’avvicinamento al pareggio di bilancio perché la condizione dell’economia italiana non permette di ridurre la spesa pubblica o di aumentare le tasse a meno di non voler peggiorare ulteriormente l’andamento dell’economia. Proprio a questo fine, a pagina 33 vengono proposte due elaborazioni che mostrano l’impatto sulla crescita delle misure necessarie per rispettare gli stringenti vincoli europei su deficit e debito. Si evince che se l’Italia intendesse rispettare sia il vincolo di convergenza del deficit che quello del debito, dato l’attuale scenario, dovrebbe impostare un taglio di spesa per il 2015 pari al 2,2% del Pil, quindi  di circa 35 miliardi di euro. Questa misura però, secondo i calcoli del Governo, trasformerebbe anche il 2015 in un anno di recessione con un ulteriore calo di investimenti e consumi. Alla luce di questi risultati, si è deciso di sospendere tale processo di convergenza e, come detto, invece di tagliare ulteriormente la spesa, si è impostata una manovra moderatamente espansiva.

La sospensione delle misure di convergenza traslerà al 2016 l’avvio della riduzione del rapporto debito/Pil e il pareggio di bilancio strutturale sarà raggiunto nel 2017, in ritardo rispetto a quanto programmato in precedenza. È bene sottolineare, però, che questo maggiore stimolo non produrrà risultati eccezionali. I dati dello scenario programmatico prevedono una crescita del Pil dello 0,6% nel 2015 e un ritmo gradualmente crescente nel tempo fino ad arrivare al +1,4% nel 2018. Si tratta, quindi, di valori non eccezionali che vedono la componente delle esportazioni come la più dinamica. Quindi, nonostante la sospensione del Fiscal Compact nel 2014 e 2015 e una maggior lentezza negli aggiustamenti di finanza pubblica, la crescita rimarrà anemica.

Nelle previsioni una nota positiva proviene dalla spesa per interessi che si gioverà del restringimento dello spread. Il Governo non fornisce molti dati sulle ipotesi utilizzate nelle elaborazioni, ma afferma che nelle sue previsioni lo spread si manterrà intorno ai 150 punti anche nel 2015, stabile rispetto al 2014, per poi attestarsi a 100 punti nel triennio 2016-2018. Questa impostazione può avere due interpretazioni. Il Governo non vede una chiusura definitiva nel differenziale dei tassi perché vuole lasciarsi un margine di sicurezza sulla spesa per interessi oppure questa previsione significa che il Governo non crede che nell’Area Euro le tensioni vadano totalmente a scomparire nei prossimi anni. Anche in questo caso, quindi, pare esserci un’impostazione prudente che si spera possa essere smentita, in positivo, dalla realtà.

Riassumendo, la Nota di Aggiornamento al DEF traccia un futuro non particolarmente positivo per l’economia italiana. Prendendo le mosse da questa constatazione, il Ministro Padoan ha deciso di congelare il Fiscal Compact per evitare di peggiorare l’andamento dell’economia rinviando al 2016 la ripresa del percorso di aggiustamento dei conti pubblici. Questo rinvio, che nella Nota viene giustificato non solo con la volontà di non incidere negativamente sull’economia, ma anche attraverso i già esistenti spazi di flessibilità presenti nei patti europei, potrà essere utile per iniziare a ridiscutere gli accordi europei che attualmente sono costruiti in modo tale da essere complessi ed eccessivamente prociclici. La speranza è che nel 2016 il Governo si troverà ad applicare regole europee pensate in modo più opportuno, che siano meno punitive non tanto per i Governi, ma soprattutto per i cittadini europei

 

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