giovedì, Ottobre 1

Vietnam: voglia di America Le analisi di Francesco Tosato, Ce.Si., e di Elvio Rotondo, Nodo di Gordio, sugli interessi strategici dietro l'inedita intesa

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A distanza di oltre quarant’anni dalla fine della guerra del Vietnam, il rapporto del Paese con gli Stati Uniti è cambiato in maniera radicale. La normalizzazione delle relazioni diplomatiche bilaterali all’inizio degli anni Novanta, la revoca dell’embargo statunitense decisa dal Presidente Usa Bill Clinton nel 1994 e l’introduzione in Vietnam di un’economia di mercato, a partire dalle riforme economiche di metà anni Ottanta, hanno permesso ai rapporti commerciali fra i due Paesi di crescere a ritmo costante.

Ma la vera svolta nelle relazioni fra Usa e Vietnam vi è stata sul fronte della sicurezza e delle politiche di difesa, un terreno su cui il confronto fra due nazioni un tempo divise da uno dei conflitti più sanguinosi del Novecento sarebbe stato impensabile sino a pochi anni fa. Un confronto reso possibile solo grazie a un lento ma costante percorso di avvicinamento fra i due Paesi, fotografato con grande precisione da Francesco Tosato, Senior Analyst e Responsabile del Desk Affari Militari presso il Ce.Si. (Centro Studi Internazionali).“Si è trattato di un lungo cammino culminato nell’era della Presidenza Obama, in particolare negli anni del suo secondo mandato, e che risulta strettamente legato all’evoluzione dello scenario geostrategico del Mar Cinese Meridionale. Tale scenario vede una comunione di interessi fra Vietnam e Stati Uniti nel far sì che il Mar Cinese Meridionale non diventi un ‘lago’ di pertinenza cinese. Sulla base di queste considerazioni i due Paesi hanno iniziato un percorso caratterizzato da un primo avvicinamento a carattere economico nel corso degli anni Duemila, legato al boom delle cosiddette ‘tigri asiatiche’, e successivamente, a causa della crescita delle ambizioni cinesi nell’area, da un avvicinamento, seppure molto cauto, relativo alle tematiche della difesa e della sicurezza marittima in particolare.

Secondo Elvio Rotondo, Country Analyst de Il Nodo di Gordio, “il rafforzamento delle relazioni tra Stati Uniti e Vietnam arriva nel 2014 quando Hanoi aveva protestato contro le azioni della Cina. La Cina aveva collocato un impianto di trivellazione nelle acque vicino alle isole Paracel, rivendicate dal Vietnam, evento che ha scatenato rivolte anti-cinesi nel Paese. Questo evento, insieme al build up della Cina nel Mar Cinese Meridionale, aveva portato alla revoca da parte degli Stati Uniti delle sanzioni al Vietnam: evento importante che ha permesso la ripartenza dei rapporti tra due Paesi in guerra per un lungo periodo, chiudendo così uno dei capitoli più cupi della politica estera americana”.

La maggiore assertività di Pechino nell’area del Sud-Est asiatico ha impresso un’accelerata decisiva alla diversificazione militare da parte del Vietnam orientando il Paese a una cooperazione proprio con gli Stati Uniti allo scopo di proteggere i propri interessi costieri dall’aggressività cinese. “In seguito alla militarizzazione dell’area portata avanti dalla Cina con la costruzione di una serie di isole artificiali destinate alle installazioni militari, e dopo il grave incidente del 2014 causato dalla perforatrice che i cinesi portarono di fronte alle coste vietnamite in palese violazione dei diritti di Hanoi sulla sua Zona Economica Esclusiva, il Vietnam si è trovato di fronte alla necessità di rivedere la propria strategia militare, tradizionalmente basata in via prevalente sullo strumento terrestre a causa dell’esperienza maturata tanto durante la guerra con gli Stati Uniti quanto in occasione degli incidenti di frontiera con la Cina”- sottolinea Tosato – “Oggi, il Vietnam è costretto ad adottare una dinamica di protezione delle proprie coste e della propria Zona Economia Esclusiva e a tal fine la politica di Hanoi è chiamata ad individuare forniture militari agevolate messe a disposizione da partner diversi da quelli a cui si è finora rivolta. Se infatti negli ultimi anni il Vietnam ha potenziato la propria marina militare soprattutto grazie ai tradizionali armamenti russi, il pattugliamento della Zona Economica Esclusiva e la necessità di prevenire scontri con la marina cinese ha reso prioritario per il Paese il potenziamento della propria Guardia Costiera. In relazione a questo particolare settore il Vietnam ha cercato l’ausilio di alcuni partner regionali a cui appoggiarsi per portare avanti le sue rivendicazioni. Fra questi partner una posizione di prima piano è rivestita proprio dagli Stati Uniti i quali hanno consegnato una serie di pattugliatori in disuso della propria Guardia Costiera alla Guardia Costiera vietnamita. Nel comunicato ufficiale seguito alla visita del presidente Usa Donald Trump in Vietnam del 12 novembre scorso, Hanoi ringrazia infatti espressamente gli Stati Uniti per la fornitura di un pattugliatore Hamilton Class a condizioni estremamente vantaggiose”.

Un avvicinamento reciproco il quale, secondo Tosato, “non può essere considerato l’anticamera di un’ alleanza militare vera e propria fra i due Paesi perché le ‘scorie’ della passata guerra esistono ancora e parte della leadership vietnamita attuale è costituita da uomini che hanno partecipato a quel conflitto o da loro diretti discendenti. Tuttavia è evidente come fra Usa e Vietnam vi sia una relazione molto positiva che è destinata a evolversi ulteriormente perché entrambi i Paesi traggono importanti vantaggi da tale relazione”.

Una relazione culminata nel memorandum triennale d’intesa sulla cooperazione in materia di difesa fra i due Paesi, annunciato in occasione della recente visita di Trump in Vietnam dello scorso novembre e il cui contenuto viene ricostruito in dettaglio da Elvio Rotondo: “Il 12 novembre scorso, durante la visita di Trump ad Hanoi, nella Dichiarazione congiunta di Usa e Vietnam, si afferma l’impegno americano ad una maggiore cooperazione nel settore della difesa e una soluzione condivisa per affrontare le sfide della sicurezza regionale. E’ stato confermato il piano d’azione 2018-2020 sulla cooperazione della difesa tra Stati Uniti-Vietnam per attuare il ‘2011 Memorandum of Understanding’ (MOU) sull’avanzamento della cooperazione bilaterale di difesa e il ‘2015 Joint Vision Statement on Defense Relations’, rafforzando le relazioni bilaterali di difesa nelle aree marittime di sicurezza, assistenza umanitaria e soccorso in caso di calamità, operazioni di mantenimento della pace e superamento delle questioni legate alla guerra. Secondo la dichiarazione congiunta i due Paesi sarebbero intenzionati ad estendere, gradualmente, la cooperazione in materia di sicurezza e intelligence, migliorando la condivisione delle informazioni e la formazione congiunta su questioni di interesse reciproco. Sarebbe previsto anche il rafforzamento della cooperazione in materia di cyber security attraverso l’aumento degli scambi di delegazioni e la condivisione delle informazioni, e l’interesse da parte di Hanoi per una più stretta collaborazione anche in materia di sicurezza aerea e antiterrorismo”.

Questa intesa permette al Vietnam, grazie alle tecnologie fornite dagli Stati Uniti, di incrementare le proprie capacità di gestire la sicurezza della propria Zona Economica Esclusiva e di pattugliare in modo efficace le proprie acque territoriali” – afferma Tosato – “Il Vietnam non ha ancora le capacità sufficienti per far fronte a tali esigenze, pertanto gli Stati Uniti si sono impegnati a fornire tecnologia radar, strumenti di supporto e un notevole bagaglio di know-how al fine di incrementare le dotazioni della Marina e della Guardia Costiera vietnamita. In secondo luogo, l’intesa permette di continuare l’importante campagna di sminamento del territorio di cui il Vietnam ha estremamente bisogno essendo ancora numerosi i residuati bellici del passato conflitto, i quali sono fonte di notevoli pericoli per la popolazione e impediscono lo sfruttamento agricolo di vaste aree del Paese”.

Ma è il terzo punto al centro dell’intesa bilaterale a costituire la novità più dirompente, secondo la ricostruzione di Tosato Vietnam e Stati Uniti hanno discusso “la possibilità per le unità della Marina Militare americana di tornare a fare scalo nei porti vietnamiti. A partire dal 2018 è infatti previsto l’invio di un gruppo portaerei americano a Cam Ranh Bay, la più importante infrastruttura portuale del Paese: si tratterebbe di un segnale simbolico di importanza storica che costituirebbe anche un forte avvertimento alla Cina perché, se già gli Stati Uniti sono impegnati insieme ad altri Paesi della regione in una serie di manovre volte a sancire la libertà di navigazione in opposizione alle rivendicazioni cinesi sul Mar Cinese Meridionale, è chiaro che il possibile via vai di gruppi portaerei statunitensi in Vietnam limita di molto le ambizioni di Pechino nell’area e costituisce un’importante sfida alle dinamiche che la Cina vorrebbe imporre in quel tratto di mare”.

L’accordo apre inoltre le porte ad una condivisione di informazioni in materia di intelligence ed a una cooperazione sul fronte della sicurezza informatica, tematiche chiave per un rafforzamento delle relazioni bilaterali in materia di difesa e ulteriori occasioni per creare un fronte comune che si opponga all’assertività cinese. “Nella situazione attuale il Vietnam si trova in una situazione internazionale complicata perché da un lato il Paese dipende dagli investimenti cinesi per il suo sviluppo economico, i quali sono molto ingenti e non sono al momento rinunciabili, dall’altro la stessa leadership vietnamita è molto cauta per quanto riguarda l’apertura nei confronti della controparte americana. Pertanto bisognerà vedere sino a che punto il Governo di Hanoi si spingerà nella condivisione dei dati di intelligence, i quali costituiscono assets strategici per il Paese, proprio con gli Stati Uniti” – afferma Tosato – “Tuttavia, quando si parla di intelligence e di informatica in quell’area del mondo, ci si riferisce inevitabilmente a quelle che sono le capacità cinesi di creare determinate situazioni anche attraverso lo sfruttamento della rete informatica a fini di propaganda o di spionaggio. Pertanto, in riferimento, ad esempio, ai dati relativi alle installazioni cinesi nel Mar Cinese Meridionale, la cooperazione bilaterale potrebbe essere piuttosto spinta: se il framework complessivo dell’accordo verrà implementato e gli Usa potranno effettivamente dare una mano al Vietnam al fine di creare un sistema di allerta per la sicurezza marittima, il futuro maggior sviluppo del Paese su questo fronte potrà permettere una condivisione delle relative informazioni anche con gli Stati Uniti”.

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