giovedì, Aprile 25

Vietnam: forte repressione governativa sui social e sui blog In apprensione il mondo politico, soprattutto il Partito Comunista che sogna di avere un controllo stringente su tutto

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Il mondo della comunicazione web potrebbe sfuggire di mano al rigido controllo delle Autorità governative del Vietnam. Questo è lo scenario che attualmente preoccupa maggiormente tutte le agenzie governative e le sezioni specializzate delle Forze di Polizia del Governo di Hanoi. Non si tratta di entità di poco conto, l’utenza dei social e del web in genere in Vietnam vede un proscenio abitato da un quorum molto vasto. Ad oggi si stima che circa il 44 per cento della popolazione nazionale vietnamita sia sotto i 24 anni, più di 22 milioni di soggetti sono giovanissimi con età inferiore ai 14 anni.

Ebbene, da questo punto di vista, l’utilizzo dei social lo si può ampiamente considerare – in termini di comunicazione – la nuova norma generazionale. We Are Social, un’agenzia marketing che opera nel campo dei social media, nello scorso mese di luglio ha segnalato che il Vietnam oggi è alla settima posizione al Mondo nel numero di utilizzatori di Facebook, sorpassando persino la Thailandia.

Tutto ciò preoccupa l’universo politico e governativo vietnamita, in specie il Partito Comunista che sogna di avere un controllo stringente su tutto, ovviamente in particolar modo sui canali informativi che – nella forma di media tradizionali quali radio, tv e giornali su carta stampata – sono già fortemente sottoposti a rigidi controlli da parte delle Autorità vietnamite e la censura è prassi abituale da lungo tempo. I nuovi media, i social soprattutto, oggi pongono una grande sfida e sicuramente sono una scena nuova alla quale il Governo di Hanoi intende rispondere a tono, bloccando pressoché tutto alla fonte.

Esempi della magmaticità social in Vietnam non mancano. Uno di questi è il vociferare iperattivo che si è fatto a proposito del Presidente vietnamita Tran Dai Quang del quale su Facebook un po’ tutti si chiedevano che fine avesse fatto, visto che il gossip montante lo dava per avvelenato dai cinesi oppure si era ritrovato nel bel mezzo della lotta politica tutta interna al Partito Comunista. Insomma, si scriveva e dibatteva ampiamente delle più disparate teorie cospirative. I blog indipendenti ed i social, soprattutto i profili più famosi e seguiti, si sono alquanto sbizzarriti sul tema. Fino a quando, la settimana prima della ricomparsa in pubblico (lo scorso Agosto) di Tran Dai Quang, il suo Ufficio ha pubblicato una lettera, che si ritiene fosse in precedenza stata scritta da lui in persona, dove si chiedeva un più stretto controllo internet in Vietnam. Secondo il suo parere, c’è bisogno di leggi più stringenti per evitare che «nuovi siti e nuovi blog con contenuto pericoloso e cattivo» possano diffondersi ulteriormente, ribadendo tuttavia che la materia dovrebbe essere di competenza della Politica.

Negli ultimi mesi si è assistito ad una vera e propria campagna restrittiva e censoria da parte del Governo di Hanoi, con molti attivisti condotti nelle stazioni di Polizia per essere interrogati a lungo. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di proprietari di profili Facebook e titolari di blog in specie nelle file dei pro-democratici e tra i principali attivisti per i Diritti Umani in Vietnam. Decine sono stati gli arresti e incalcolabile il numero delle minacce cui sono stati un po’ tutti sottoposti, salvo l’abiura dei contenuti, la loro cancellazione forzosa dal web e dai social, il ricatto di ‘cooperare con la Polizia’ dopo aver provveduto a cancellare i contenuti dei blog e dei social che avessero una qualche parvenza critica nei confronti del Governo. Nguyen Chi Tuyen, uno tra i più strenui e famosi difensori dei Diritti Umani in Vietnam, noto col nomignolo di battaglia ‘Anh Chi’, afferma che non solo è in aumento il numero degli utenti Internet condotti a forza nelle stazioni di Polizia ma soprattutto diventa sempre più grande il numero di siti, blog e profili social che chiudono. O che vengono chiusi con la forza.

Questo potrebbe indurre più di un nuovo utente ad aver timore delle minacce governative e creare turbamento nelle file di chi voglia esprimere liberamente le proprie opinioni. Tuttavia – afferma Nguyen Chi Tuyen – oggi ci si sta riorganizzando tra gli attivisti vietnamiti, per trovare soluzioni sempre nuove per superare gli argini imposti dal Governo di Hanoi. I social media vietnamiti sono apparsi sulla scena sociale nazionale in via definitiva lo scorso anno, sull’onda di vibranti proteste causate da presunti sversamenti chimici effettuati da una impresa siderurgica di Taiwan che avrebbero inquinato quasi 200 chilometri di coste vietnamite, nella sezione costiera centrale vietnamita, uccidendo una vasta quantità di pesci. I documenti, in video e foto, di tali morie hanno affollato il web ed i social vietnamiti un po’ ovunque. Ne sono scaturite manifestazioni tra le più imponenti mai viste in quarant’anni circa di ininterrotto governo del Partito Comunista, manifestazioni organizzate proprio via Facebook, il social più diffuso in Vietnam. La risposta governativa non si è fatta attendere, con numerosi profili oscurati e Facebook bloccato per diversi giorni in tutto il Paese.

In realtà, la più grande paura del Partito Comunista è che l’attivismo attraverso i social sia una dimensione sociale e politica in forte aumento in Vietnam. Ed il Vietnam non esercita la forza capillare che attua la Cina nel controllo del web e dei social attraverso il suo cosiddetto Great Firewall. Oltretutto, in Cina – mentre da una parte oscurano e bloccano i social – dall’altra parte incentivano l’adozione di social nazionali e popolari che sono gestiti direttamente dal Governo centrale e quindi veicolano solo contenuti ‘graditi’ al Potere. In Vietnam, invece, all’ombra dell’Ambientalismo va compattandosi ed organizzandosi l’intero fronte del dissenso, il quale –secondo gli analisti del settore- sta diventando sempre più sfrontato e coraggioso.

Nei primi sei mesi dell’anno corrente, il numero degli utenti attivi è cresciuto del 40 per cento in Vietnam, fattore indicativo di una crescita globale sempre più vistosa. In Vietnam ormai i Netizens si riferiscono comunemente ai blogger come ‘Facebookers‘.

Hanoi agisce su tre livelli: oscura direttamente pagine e profili; ha stabilito accordi con Grandi Marchi internazionali affinché disincentivino le critiche verso il Potere attraverso pagine pubblicitarie; ha strutturato bande di hacker professionisti che bloccano ogni tentativo di critica hackerando i profili e le pagine oppure diffondendo virus ed ogni altro mezzo utile per bloccare la diffusione di opinioni avverse al potere centrale. Ora il Governo centrale s’è particolarmente concentrato sulle ‘grandi forme’ o i blogger più accreditati e seguiti in modo da filtrare o bloccare ogni ‘personaggio’ che emerga dalla rete e dal mondo social. La logica è sempre quella: colpirne uno, per educarne cento. E lo si porta in Tribunale, lo si condanna con pene carcerarie molto dure e si cerca, così, di spaventare chiunque voglia criticare Hanoi e il Potere politico centrale.

Non si tratta di un metodo adottato solo in Vietnam ma anche in Nazioni insospettabilmente democratiche come gli Stati Uniti, dove pure sono state introdotte forme di controllo e di limitazione e dove pure sono state stipulate forme di accordi con i Grandi marchi affinché nelle campagne pubblicitarie social filtrino attentamente pareri che possono minare la credibilità governativa. Nel secondo Trimestre 2017, le entrate provenienti da Facebook sono aumentate del 47 per cento, raggiungendo un controvalore di 9.2 biliardi di Dollari USA. Si tratta quindi di un segmento comunicativo sempre più importante.

Le campagne pubblicitarie sono – in buona sintesi – un settore in vasta e poderosa espansione (da qui la preoccupazione del controllo circa le critiche e i movimenti di libero pensiero che potrebbero approfittarne) ed il Sud Est Asia è una delle aree a maggior tasso di crescita anche nell’ambito dell’espansione della presenza popolare nei social, quindi presumibilmente si assisterà a fenomeni similari di censura e controllo dei messaggi e delle idee un po’ ovunque nell’area Sud Est asiatica. Thailandia e Vietnam ne sono già un esempio lampante.

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