mercoledì, Agosto 5

Vietnam: due settimane di proteste anticinesi bloccano il Paese Il Partito Comunista Vietnamita minimizza e ritiene sia opera di estremisti ma la marea montante contro la Cina è in netta espansione in tutto il Paese

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Migliaia di persone in protesta in strada e per le piazze delle principali città del Paese, soprattutto nella Capitale, da due settimane. Non si tratta di eventi pubblici e sociali cui si assiste facilmente nel Vietnam del pensiero unico, del Partito unico, dell’atteggiamento improntato all’essere tutti coperti e allineati. I numerosi manifestanti si ritrovano uniti, negli ultimi quindici giorni, nel protestare contro la Cina, il vicino ingombrante in ogni senso, l’ombra che pervade -incombente- la vita, l’economia, la società del Vietnam. La Cina è l’elemento che mette tutti d’accordo nell’essere “contro”, anche se potenzialmente possano esservi alcune divergenze di punti di vista, l’acredine e l’astio popolare dei tempi recenti contro la Cina supera tutto e rende tutti uniti.

A dire il vero, sulla carta, questo tipo di manifestazioni in Vietnam sono da considerarsi illegali. Il propellente che corrobora e sostiene le proteste è il timore che la proposta di creare delle zone costiere economiche facilitate per gli stranieri e gli investitori possa presto diventare una specie di ponte per lo sbarco definitivo dei conquistatori cinesi che potrebbero così svolgere i loro affari ed il loro commercio in piena libertà ed in una condizione apertamente egemonica. La proposta di legge, in effetti, non parla chiaramente di Cina. Ma il momento storico e culturale del Vietnam attuale, così diffusamente pervaso di sentimento anti-cinese ha riletto abbastanza presto il provvedimento di legge come una ennesima dimostrazione della vera e propria supremazia che la Cina esplica in Vietnam anche nelle leve del potere politico e legiferante. Per quanto riguarda, invece, la società vietnamita, vi è un mix esplosivo composto da almeno tre generazioni di vietnamiti allevati nel sospetto verso la Cina e nella mal sopportazione del suo ruolo di competitor straripante nell’area (oltre che a livello globale) e la scarsa fiducia riscossa ormai dal Partito Comunista vietnamita, ritenuto allo stato attuale del tutto succube nei confronti di Pechino.

Il Governo di Hanoi, a sua volta, afferma che le manifestazioni sono orchestrate da estremisti e non riconosce -invece- la valenza delle proteste che denotano una sempre più diffusa mancanza di fiducia nei confronti della Politica vietnamita attuata nei confronti della Cina. Anzi, gli osservatori di cose vietnamite fanno notare che le proteste delle ultime due settimane in Vietnam mostrino chiaramente quale sia il livello di scarsa fiducia diffuso ormai a livello popolare e che il Partito Comunista non dovrebbe evitare di riflettere sollo stato attuale dei fatti e tenerne debitamente in conto. Anzi, urge una sincera riflessione sullo stato delle cose, in una Nazione che intende primeggiare nell’area e nel Mondo con la sua Economia in forte espansione e crescita. Sul terreno -invece- c’è un certo immobilismo del Partito che reitera nel ritenere il sentimento anti-cinese una specie di tabù. Un po’ come nascondere la polvere sotto il tappeto. Un gioco molto pericoloso. Dall’altra parte, il colosso cinese vuole mettere in sicurezza i propri interessi nel Paese e soprattutto proteggere i propri affari. Il che è esattamente quello che si contesta in Vietnam nelle ultime due settimane in modo eclatante e da ben più lungo tempo in modo strisciante.

«Il Governo ha sottostimato l’ammontare del sentimento anti-cinese nel Paese» -ha affermato Murray Hiebert, esperto di Sud Est Asia presso il Center of Strategic and International Studies di Washington. «Vi è un atteggiamento complessivo di ostilità in molti nel Vietnam per i quali il Governo non sta adeguatamente proteggendo la sovranità della Nazione nei confronti della Cina ».

Facile immaginare come questo livore anti-cinese sia diventato ulteriormente caustico ed aggressivo nei social quali Twitter e in specie Facebook, social usati da almeno la metà dei 90 milioni di abitanti del Vietnam, senza freni e con epiteti aggressivi e corrosivi.

Dopo le proteste che hanno attanagliato e stanno ancora bloccando la Capitale e le principali città del Paese, l’Assemblea Nazionale la scorsa settimana ha posposto il voto previsto sulla istituzione delle zone economiche avvantaggiate costiere spostando il tutto a Ottobre. Forse nella speranza che nel frattempo le acque si acquietino.

Dopo le proteste di domenica scorsa, ora è stata innalzata la soglia d’attenzione delle Forze di Polizia, si vorrebbero prevenire ulteriori manifestazioni nelle città più grandi del Paese, sebbene in centinaia stiano svolgendo manifestazioni di protesta nella Provincia centrale di Ha Tinh, dove si leggono cartelli in giro con scritte del tipo: «Nessuna terra in affitto per i comunisti cinesi nemmeno per un giorno ».

In realtà, è abbastanza facile immaginare che le proteste -sebbene vietate- continueranno a svolgersi, così come è altrettanto facile prevedere che il sentimento anti-cinese non diminuirà affatto, visto che la Cina ha chiarito di voler continuare a potenziare la progettualità delle Nuove Vie della Seta e mantenere la sua posizione di predominio nell’intero Mar Cinese Meridionale, dove certo non mancano le situazioni di diffusa conflittualità con numerose e differenti Nazioni che vi si affacciano. Ad esempio, la Cina ha accelerato le edificazioni sulle Isole Spratly  e Paracels, oltretutto ritenute parte del proprio territorio da parte del Vietnam ed a Marzo ha messo pressione al Vietnam perché interrompesse le sue attività offshore come le trivellazioni in mare, già per la seconda volta in un anno.

Finora il Governo vietnamita ha opposto scarsa resistenza alla prepotenza cinese. Anzi, il vertice del Partito Comunista Vietnamita persino nega che vi sia un qualche sentimento ostile a livello popolare contro la Cina. Venerdì scorso, Nguyen Thi Ngan, il portavoce dell’Assemblea Nazionale, sul tema, ha affermato che il Governo «apprezza il patriottismo del popolo vietnamita e le loro profonde preoccupazioni circa i temi più importanti per il Paese ». Il Capo del Partito Nguyen Phu Trong, Domenica scorsa, ha voluto rassicurare tutti a proposito delle zone economiche costiere facilitate perché -a suo dire- si tratta di zone del territorio nazionale affittate per 99 anni ma senza specificare che sarebbero affittate alla Cina. Le proteste -solitamente pacifiche- sono diventate violente lo scorso 10 Giugno nella Provincia Centrale di Binh Thuan, dove alcuni veicoli sono stati oggetti di sassaiole e le Forze di Polizia locali hanno dovuto anche effettuate delle cariche anti-sommossa.

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