lunedì, Novembre 11

Viaggio in Canada: accoglienza e inclusione L’accoglienza e l’inclusione in Canada secondo il Direttore del Centro Studi Italia Canada, Paolo Quattrocchi

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Ieri abbiamo raccontato della problematica degli immigrati clandestini in Canada. Un articolo che conclude quanto gli osservatori internazionali cadano in errore quando pensano che il Canada si stia chiudendo in se stesso. Un errore pensare che la misura pensata dal Governo Trudeau contro certi richiedenti asilo sia riconducibile alla fine del multiculturalismo e del liberalismo canadese.

Il Governo chiude a quei rifugiati che hanno già formulato una richiesta d’asilo in un altro Paese. Anche gli Stati Uniti sono compresi. Questo lo sottolineiamo perché l’azione di Justin Trudeau è guidata dall’arrivo di quarantamila immigrati irregolari dal confine con gli Stati Uniti verso la regione canadese del Quebec. Un numero complessivo raggiunto in due anni di migrazioni dagli Stati Uniti di Donald Trump, spesso critico e cinico verso lo status di richiedente asilo.

Una questione poco cara agli osservatori internazionali (evidentemente), ma fondamentale per intendere fino in fondo il mondo politico canadese e quello che davvero conta nella campagna elettorale verso le elezioni di ottobre 2019. Per questo motivo abbiamo parlato con Paolo Quattrocchi, Direttore del Centro Studi Italia Canada (CSIC) e Avvocato socio al Nctm Studio Legale, oltre che Vice Presidente della Camera di Commercio Italiana in Canada Ovest.

l Centro Studi Italia-Canada (CSIC) è un gruppo di lavoro che sostiene e promuove il dialogo e la conoscenza reciproca tra Italia e Canada, tra un Paese fondatore dell’Unione Europea ed il Canada. Il CSIC sviluppa attività di ricerca ed analisi della società, scambi culturali e scientifici. Inoltre, organizza eventi per favorire l’incontro e l’interazione tra operatori italiani e canadesi. Insomma, il CSIC vuole essere un vero e proprio ponte diretto tra Roma e Ottawa.

 

Il modello canadese di accoglienza e di inclusione è davvero un’eccellenza o viene sopravvalutato?

Il modello canadese di accoglienza è un’eccellenza assoluta nel mondo e le eventuali pecche possono essere considerate insignificanti, se inquadrate nel complesso del sistema. La misura del Governo Trudeau è stata letta con malizia dagli osservatori internazionali. Tuttavia, la modifica legislativa proposta non risponde negativamente ad un eccesso di entrate. Pone semplicemente un’ulteriore regola in un modello già estremamente regolamentato e capillare. Il problema che il popolo canadese si pone non è rimpatriare le persone o accoglierne meno, quanto poter accogliere più persone mantenendo uno standard di qualità della vita elevato per tutti. Ciò significa porsi l’obiettivo dell’inclusione  e non solo dell’accoglienza, in modo che ognuno si senta integrato nella società canadese a seconda delle proprie abilità e conoscenze.

Ed in Canada nessuna parte politica si oppone a questo modello?

No, non è esiste nessuna forza che faccia propaganda contro gli immigrati. Anche perché il discorso politico canadese è regolato dalla prassi del ‘politically correct’. Nella politica canadese, costruire la propria propaganda su slogan anti-immigrazione significa ledere se stessi. In Canada non si ritrovano i toni accesi e spesso ‘isterici’ che popolano, invece, i giornali e le televisioni italiani o statunitensi. Il popolo canadese è alquanto anomalo nel panorama mondiale, spesso lo si definisce come l’insieme di ‘persone ordinarie che compiono cose straordinarie’. Poi, come Confederazione, hanno sposato da tempo la linea del multiculturalismo: un loro tratto distintivo ed identitario.

Dunque, sarebbe possibile importare questo modello, negli USA come in Italia?

Sicuramente è nei pensieri di molte persone, non solo in Italia o negli Stati Uniti. Il livello di integrazione raggiunto in Canada dovrebbe ispirare le politiche di molti paesi. Il popolo canadese è devoto all’accoglienza e all’uguaglianza nell’inclusione. Non è solo una questione di legislazione e di organizzazione, riguarda anche l’apertura mentale della popolazione e la volontà di collaborazione tra le varie parti sociali. Il ‘sentiment’ dei canadesi è fuori dal comune. Si preoccupano di dare a tutti gli immigrati opportunità e inclusione, senza prestare troppa attenzione al Paese di provenienza o alla condizione economica.

Girando per le strade del Canada, in cosa si nota l’inclusione?

Il multiculturalismo canadese si ritrova nelle scuole, come nei posti di lavoro. Non è di facciata, è comunitario. Le persone che sono state accolte accolgono a loro volta chi arriva. In Canada, è ben avviato un circolo virtuoso, per il quale la buona condotta del passato si specchia nel presente. Tra gli esempi più simbolici che potrei citare c’è il ministro dell’Immigrazione canadese, Ahmed Hussein. Ha origini somale. A sedici anni è sbarcato da profugo non accompagnato in Canada. A trentanove anni è diventato un ministro nel Governo Trudeau. Ricordo di averlo incontrato a Roma e ho avuto l’impressione di una figura politica capace e carismatica. Riassume perfettamente il modello virtuoso canadese di accoglienza e inclusione, che vede nei migranti una ricchezza e non una minaccia, e che potremmo definire un’anomalia positiva in un mondo liberale in crisi.

Mentre il Governo Trudeau come si è approcciato al modello esistente?

La prima promessa di Justin Trudeau è stata quella di accogliere venticinquemila profughi siriani. All’inizio avrebbero dovuto essere circa diecimila, ma il consenso in Canada si raggiunge essendo virtuosi. Il Governo Trudeau ha cercato di migliorare il sistema e porsi come un modello di governo liberale e progressista, rappresentando ampiamente la componente femminile e inserendo come prioritaria la necessità di un dialogo con i rappresentanti aborigeni dei First Nations. La nomina del ministro Hussein non è giunta a caso.

Con l’ultima misura, Trudeau rischia attriti diplomatici con la Casa Bianca?

No, all’orizzonte non si vedono scontri diplomatici tra Ottawa e Washington. Il ‘Safe Third Country Agreement’ non è messo in discussione, Donald Trump lo sa. L’immigrazione in Canada rimane estremamente regolamentata e gli Stati Uniti non verranno disattesi. Gli attriti diplomatici possono essere piuttosto dovuti alle differenze tra le due figure politiche. Insomma, Trudeau e Trump sono gli opposti. Il primo è bonario e sorridente, il secondo è burrascoso ed iracondo. Justin Trudeau ha sempre retto il confronto e sull’immigrazione non ha nulla da temere.

Infine, quale peso potrebbe avere la condotta del Governo Trudeau sulle prossime elezioni federali?

Il Governo mantiene ancora un ampio consenso. Tuttavia, lo scandalo SNC – Lavalin può essere il vero nemico della campagna elettorale dei liberali di Trudeau. Il leader del Partito Conservatore, Andrew Scheer, attacca il Governo proprio sulla questione e sulla carbon tax varata da Trudeau. Inoltre, anche se il PM segue il ‘politically correct’, in passato è stato spesso visto assumere un comportamento considerato naif e sfrontato. Penso alla sua condotta in occasione del viaggio in India: dalla scelta di vestiti tradizionali indiani alla visita ufficiale ad autorità Sikh. Quel che è certo è che la questione immigrazione non rientra nel discorso elettorale. Ripeto che siamo nella patria del ‘politically correct’. Il Canada disconosce toni populisti sia nella politica che nella società. Se mi devo esporre, credo che Trudeau verrà confermato come primo ministro, ma potrebbe mancare una maggioranza assoluta. I conservatori stanno aumentando il proprio consenso nei sondaggi e i liberali potrebbero dover pensare ad una coalizione per governare.

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