lunedì, Luglio 22

Vertice Unione Africana: il giorno dopo La collaborazione è la via maestra, tanto con l’UE, quanto con il resto del mondo. Il parere dei docenti Umberto Triulzi, Valeria Saggiomo e del ricercatore Bernardo Venturi

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Si è appena chiuso il trentesimo vertice dell’Unione Africana, ad Addis Abeba. Riforme da mettere in campo per lo sviluppo dell’Africa, lotta alla corruzione quale principale tappo alla crescita, relazioni con il resto del mondo, in particolar modo con l’UE: questi tra i principali temi in discussione. Puntualmente, molte domande e la consapevolezza di trovarsi di fronte a problemi enormi e per le cui risoluzioni ci si trova a lavorare in senso ostinato e contrario rispetto al corso della Storia. Ne parliamo con Umberto Triulzi, docente ordinario di Politica Economica e Politica Economica Europea presso la Facoltà di Scienze Politiche della Sapienza Università di Roma, Valeria Saggiomo,  docente di Cooperazione Internazionale allo Sviluppo all’Università L’Orientale di Napoli, Bernardo Venturi, ricercatore presso l’Istituto Affari Internazionali (IAI), dove lavora su gestione civile delle crisi, Pesc/Psdc, peacebuilding, cooperazione allo sviluppo e affari africani

Uno dei punti centrali in discussione al vertice è il tema della corruzione in Africa quale principale ostacolo allo sviluppo: a quali strumenti si può ricorrere per contrastarla, anche in collaborazione con le istituzioni europee? Afferma in merito il prof. Triulzi che “certamente, il tema è centrale per comprendere lo sviluppo futuro: la corruzione infatti è un cancro presente nella società africana e diffuso negli oltre 50 Paesi che oggi la costituiscono. Non è di facile risoluzione tale problema, per una serie di motivi: in primo luogo, la corruzione è endemica nella misura in cui la qualità politica dei leader africani è molto debole e, tanto maggiore è la loro impreparazione, tanto più si dà adito a meccanismi corruttivi; in secondo luogo, l’economia e lo sviluppo economico ancora carenti, uniti all’enorme povertà, favoriscono lo sviluppo di questo tipo di attività. In un rapporto del Corruption Watch Report del 2016, si indicavano come elementi tipici della corruzione africana l’abuso di potere, non soltanto quindi la mazzetta pagata per lavori o quant’altro, e la corruzione legata alla gestione di attività economiche. Per vincere su questi aspetti, bisogna lavorare molto sulla qualità dei politici, sullo sviluppo economico, specialmente in ambito agricolo, dove non si è assistito a progressi a causa della desertificazione delle terre. Ulteriore elemento è la limitata assunzione di responsabilità: se cioè chi esercita l’attività di leadership maturasse senso di responsabilità per finalità sociali o beni pubblici, si potrebbe uscire dalla logica attuale di una gestione delle risorse che va nell’interesse di alcuni e a danno della collettività. Non sarà facile: l’Europa può fare molto, non avendo ad oggi fatto abbastanza, da questo punto di vista”.

Il dott. Venturi pone l’accento sugli aspetti economici del fenomeno corruttivo: ”L’Unione Africana (UA) ha fatto una scelta forte a mettere il tema della corruzione al centro della sua trentesima sessione ordinaria dei capi di stato. E’ un problema profondo o radicato al quale ha provato e proverà a dare risposta attraverso il miglioramento della governance, sia a livello di organizzazione, sia a livello dei singoli stati. Per combattere la corruzione serve un diffuso cambiamento di mentalità che può avvenire attraverso stimoli dall’alto, per esempio attraverso stipendi più alti per i funzionari pubblici, e in particolare per la polizia, abbinate a disincentivi e conseguenze penali effettive in caso di corruzione. Gioca un ruolo importante la formazione dei funzionari pubblici, sui quali l’UA sta cominciando a investire. Le istituzioni internazionali come l’UE possono supportare questo sforzo dell’UA in termini finanziari e di scambio di buone pratiche. Inoltre, devono creare forti disincentivi per i privati e per i soggetti partecipazione pubblica che accettano pratiche di corruzione in Africa”.

La prof.ssa Valeria Saggiomo espone poi, in merito alla corruzione, una riflessione in ottica di sistema: “La Convenzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite Contro la Corruzione adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 31 Ottobre 2003 prevede che ogni stato firmatario debba elaborare, applicare e monitorare periodicamente efficaci politiche per prevenire e contrastare la corruzione sia sul proprio territorio sia in chiave transnazionale, in collaborazione con altri Stati e con le organizzazioni Regionali ed internazionali per  la promozione e la messa a punto delle misure anti-corruzione. In Africa occorre immaginare il concetto di corruzione come una violazione del contratto sociale tra un governo e la popolazione del Paese di riferimento, uno scostamento tra il mandato di un leader politico o di un funzionario dell’amministrazione, che obbliga al rispetto dell’interesse comune, e l’esercizio effettivo delle funzioni che invece può divergere verso l’interesse privato o del proprio clan a scapito della collettività. Questo abuso di potere per fini personalistici di fatto trova terreno fertile dove c’è uno squilibrio importante tra Stato e società civile, intese come entità complementari nell’esercizio di quella che oggi è chiamata ‘good governance‘.  E’ al rapporto tra Stato e società civile che bisogna guardare per trovare la risposta al fenomeno della corruzione in Africa. E’ solo riequilibrando il potere di questi due pilastri della società contemporanea africana che il fenomeno della corruzione finisce per non trovare più spazio. Più peso ha ed avrà in futuro la società civile africana, intesa come quell’insieme di cittadinanza attiva che include l’associazionismo, i movimenti sociali, le reti anche transnazionali, che hanno anche funzione di controllo e di supervisione nei confronti dello Stato e della sua accountability, più equilibrato sarà il rapporto tra Stato e Società Civile e minore sarà il fenomeno della corruzione in futuro. Non è un caso che tra i side events del vertice dell’Unione Africana vi sia un dibattito che propone una riflessione sul ruolo delle Organizzazioni della Società Civile (CSO) nel combattere la corruzione in Africa. Ed è questa la strada cui puntano molti stati africani e soprattutto molti attori di cooperazione impegnati nella lotto contro la corruzione”.

Quando si parla di corruzione si afferma che può esistere la stessa senza mafia, mentre non può esserci mafia senza corruzione: ci si può legittimamente chiedere in che misura la corruzione dell’Africa possa dirsi legata alle mafie. Il prof. Triulzi sostiene che “nella gestione del potere statale in Africa, il collegamento con la mafia sia meno presente di quanto immaginiamo; o meglio, assume altre forme: per esempio, il fenomeno migratorio ha attirato su di sé tutta una serie di organizzazioni criminali che gestiscono in maniera disumana il traffico di esseri umani. Gli Stati africani, rispetto a ciò, hanno firmato dei trattati internazionali in cui si impegnano a tutelare i diritti umani e a lottare contro il traffico di esseri umani, ma non lo fanno! Dovremmo invitare questi Paesi a dare applicazione ai trattati che hanno firmato; questo importante aspetto, spesso non viene sottolineato”. Sinteticamente, il dott. Venturi ribadisce questa tesi: “Esiste un legame tra corruzione e criminalità organizzata, anche se non sempre presente ed è alimentato da eventuali debolezze istituzionali”.

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