venerdì, Novembre 15

Vertice Corea del Nord – Russia: le necessità reciproche alla base di un possibile successo Putin ha bisogno di confermarsi centrale in Asia e dare forza ai suoi progetti energetici, Kim ha bisogno di sostegno nella trattativa con Trump e prima ancora di aiuti finanziarie

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Dopo svariati vertici ad alto livello tra funzionari parlamentari e governativi russi e le loro controparti nordcoreane, domani il Presidente russo Vladimir Putin e il leader nordcoreano Kim Jong Un si troveranno per un summit nella Russia orientale, a Vladivostok. Quello di Kim è il primo viaggio di un leader nordcoreano in Russia dal 2011, quando il padre di Kim, Kim Jong Il, visitò Mosca, il primo incontro tra i due leader.

I colloqui inizieranno con un tete-a-tete e poi continueranno nei formati stretto ed esteso, hanno specificato dal Cremlino. Al centro dei colloqui, ovviamente, la soluzione politica e diplomatica al problema nucleare della penisola coreana, e, come conseguenza, sulla questione della riduzione delle sanzioni, e sugli interventi economici che Kim spera di ottenere dalla Russia.
La Russia prende atto che la Corea del Nord e gli Stati Uniti sono pronti a continuare il dialogo, anche se l’ultimo vertice USA-Nord Corea non ha portato risultati tangibili, l’impegno della Russia è quello di contribuire alla stabilità della penisola coreana e favorire l’accordo con gli USA, secondo quanto dichiarato dal Cremlino in questa vigilia di vertice.

Un vertice molto importante per  Pyongyang, meno, ma da non sottovalutare, per Mosca, certamente un messaggio, sia da Russia che da Corea del Nord, a Washington, per ricordare a Donald Trump che Pyongyang ha altre opzioni nella regione a sostegno della sua leadership, e che altri equilibri stanno avanzando, gli USA non sono più imprescindibili.  

Per la Russia questo vertice deve esprimere il ruolo di primo piano, insieme alla Cina, di Mosca come attore attivo e rispettato nella risoluzione delle questioni coreane. Mosca non può permettersi di non imporsi in questo ruolo di attore chiave negli affari coreani, il rischio sarebbe vedersi ‘diminuito’ il ruolo strategico in Asia -un terreno sempre più affollato di player assertivi, oltre la Cina, infatti, pesantemente e velocemente si sta affermando l’India.

La Russia è «determinata a svolgere un ruolo in qualsiasi processo di pace coreano, per timore di essere marginalizzata nella riconfigurazione della sicurezza regionale nell’Asia nord-orientale e in Asia in modo più ampio. Pertanto, rivendicare e essere considerati titolari di un ruolo importante nella questione coreana è di vitale importanza per l’Ostpolitik della Russia» e la sua posizione di grande potenza asiatica prima e globale poi, come sostiene Stephen J. Blank, esperto del blocco sovietico e del mondo post-sovietico e di questioni militari in Eurasia.

Da questa necessità russa deriva il probabile successo per la Nord Corea di questo vertice. Successo che per Kim equivale all’ottenimento di sostegno diplomatico ed economico da questo summit nella misura in cui può sfruttare la necessità della Russia di essere riconosciuta come un attore chiave negli affari coreani.  
La Russia ha inviato più di 2.000 tonnellate di grano alla Corea del Nord attraverso il Programma alimentare mondiale.  Mosca potrebbe inviare fino a 50.000 tonnellate di grano alla Corea del Nord. Altresì, secondo le Nazioni Unite, la Russia ha continuato a vendere quantità significative di petrolio alla Corea del Nord, in violazione delle sanzioni, che, per altro, in sede ONU la Russia stessa aveva approvato. Kim Jong Un sta ora cercando 100.000 tonnellate di farina dalla Russia, tanto per iniziare, considerando la crisi agricola che il Paese sta affrontando. E oltre alle difficoltà contingenti agricole, si fa sentire nella penisola l’effetto delle sanzioni statunitensi e internazionali, da Mosca i vertici nordcoreani si aspettano maggiore assistenza economica in generale e misure per aggirare le sanzioni. Le questioni economiche, per tanto, saranno probabilmente il fulcro dei colloqui, almeno per Kim.

Per parte sua la Russia, che ha appoggiato Pyongyang nella sua proposta di denuclearizzazione lenta unitamente alla riduzione di pari passo delle sanzioni, e per quanto non possa violare apertamente le sanzioni che ha contribuito a infliggere, potrebbe essere disponibile a importanti concessioni economiche alla sola condizione che Kim non riprenda i test nucleari e le attività relative ai missili balistici. Diversamente rischierebbe la sua credibilità internazionale, altresì una ripresa di queste attività, prosegue Blank, «non solo aumenterebbe le tensioni in tutta l’area, ma comprometterebbe anche la politica coreana della Russia, darebbe slancio sia alle nuove sanzioni statunitensi che a quelle ONU, e giustificherebbe ancora più schieramenti militari statunitensi attorno alla Corea del Nord», cosa che sia la Russia che la Cina non vogliono. Non di meno, Mosca vorrà capire la  strategia di denuclearizzazione che Pyongyang si è data, entrare nel contesto della trattativa con Washington e ritagliarsi un ruolo in questo contesto, definire chiaramente il «come e dove Mosca si inserisce in questa equazione».

Per tanto, chiarito con reciproca soddisfazione questi punti, «finché Kim continuerà a sospendere i test missilistici nucleari, Mosca continuerà a sostenere la sua richiesta di sgravi delle sanzioni, una dichiarazione di pace se non un trattato e garanzie di sicurezza in cambio di una graduale denuclearizzazione».
Secondo alcuni analisti, il quadro multilaterale proposto dal Presidente Vladimir Putin potrebbe aiutare a risolvere lo stallo tra Washington e Pyongyang, non ultimo perché arrivando in un momento in cui Putin è desideroso di fare perno in Asia, l’impegno della diplomazia russa sulla questione nordcoreana potrebbe intensificarsi ed effettivamente portare a qualche positivo esito.

Facilitazioni, appoggi, e disponibilità finanziarie non gratuite, in cambio la Russia vorrà  impegni irrevocabili dalla Corea del Nord che sostengono il progetto della Russia per un gasdotto transiberiano e trans-coreano e l’utilizzo del gasdotto e dell’energia russa come base per una ‘super grid’  del Nordest asiatico. L’obiettivo di Mosca è fornire all’intera regione energia elettrica. Questi programmi sono la pietra angolare economica degli sforzi della Russia volti a usare il suo potere economico e soprattutto energetico per ritagliarsi un posto come grande potenza riconosciuta sulla penisola e nel Nordest asiatico. 
Possibile che Mosca metta sul piatto anche il ripristino del Six-Party Process, uno ‘spazio’ che permette alla Russia di essere inserita in tutti i processi che riguarderanno il futuro delle dinamiche regionali. 

Se il vertice riuscirà, probabilmente Kim avrà un percorso facilitato dal supporto sia russo che cinese nella trattativa con gli USA.

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