lunedì, Ottobre 14

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Non amo né le teorie del complotto né i complottisti, se dovessi avallare certe tesi credo che per conseguenza inevitabile getterei la spugna, mi arrenderei al male e alla negatività, come dicono gli orientali mi limiterei a sedermi accanto a un fiume aspettando che i cadaveri dei miei nemici transitino e amen o, se preferite, inshallah!
Così da tempo, e soprattutto nelle ultime settimane, ho iniziato a considerare con maggiore attenzione i fatti, o meglio, la tragedia del Vicino Oriente, in quei territori che con patria ignoranza continuiamo a definire ‘Medio Oriente’. Mi riferisco, insomma, alla nuova guerra tra Israele e Hamas.

Avevo pochi anni quando Israele scatenò la famosa offensiva denominata guerra dei sei giorni (1967), ma ricordo chiaramente mio padre che da idealista ed apolitico qual era dimostrava senza il minimo dubbio il suo appoggio per il popolo dilaniato dalla Shoah.
Mio padre morì prematuramente e la storia tragica di quei territori proseguì con sangue e dolore.
Ci furono la guerra del Kippur (1973), lo stillicidio degli ‘interventi militari in Libano‘ da parte degli Israeliani (1978, 1982, 2006) e la prima e seconda Intifada palestinese (rispettivamente dal 1987 al 1993 e nel 2000) alle quali Israele rispose da par suo, mettendo a ferro e fuoco oltre alla striscia di Gaza anche la Westbank, quella che noi chiamiamo Cisgiordania.
In tutto ciò fallimentari tentativi di colloqui, di negoziati, attribuzioni di Nobel ad alcuni dei protagonisti e la morte di Yitzhak Rabin (1994) e di Yāsser ʿArafāt (2004), e il mio tentativo di capire al di là del totem paterno.
Ho faticato una vita a cercare non una soluzione, ma semplicemente a capire i risvolti, i meccanismi e gli interessi economici sottesi a questa tragedia, a cercare di identificare dove fosse il torto e dove la ragione, dove il diritto da rispettare e a cui dare corso.

In questa strana stagione, che ci ostiniamo a chiamare estate, Israele, a un certo punto, ha deciso che la misura era colma e, stanca degli attacchi terroristici di Hamas (ma soprattutto da parte di forze che si definiscono jihadista salafite, le stesse che rapirono e uccisero Vittorio Arrigoni nell’aprile del 2011), ha dato luogo allo sterminio di massa del popolo palestinese della Striscia di Gaza.
Le immagini che i reporter di tutto il mondo hanno inviato nelle nostre case non lasciano adito a nessun’altra possibile interpretazione.

Eppure prende un groppo alla gola a considerare questi termini: sterminio di massa, li si sono usati per altri crimini, per un altro momento insopportabile della Storia della nostra specie, per definire l’Olocausto, l’ultimo estremo tentativo di cancellare dalla faccia della Terra il popolo ebraico attuato dalla Germania nazista dal 1933 e, negli anni successivi, anche con la collaborazione delle Nazioni sue alleate durante la Seconda Guerra Mondiale (1939-1945), Italia compresa.
ShoahMa quello di Adolf Hitler fu solo l’ultimo dei tentativi perpetrati per annientare il popolo del Libro. Prima di lui decine di altri tentarono la conquista di quelle terre e, in seguito, di quella stessa identità etnica ebraica, che si riconosce per nascita o per conversione religiosa. Non dimentichiamo, a questo proposito, la persecuzione cristiana degli Ebrei, attuata anche nella stessa Roma con la realizzazione del Ghetto da parte di Papa Paolo IV nel 1555. 
Oggi noi assistiamo al genocidio della popolazione palestinese di Gaza messo in atto dai sopravvissuti al genocidio nazista: è un orrore che descrive la follia del genere umano.

La nascita dello Stato di Israele, in epoca moderna, fu decisa per votazione, da un’Assemblea delle Gaza Nazioni Unite, il 29 novembre 1947 (con 33 voti a favore, 13 contro e 10 astenuti), quasi che con un simile gesto la civiltà volesse e potesse farsi perdonare per gli orrori commessi contro il popolo ebraico. Che poi questa collocazione (questo esproprio di territori) in Palestina avvenisse a totale svantaggio delle popolazioni arabe ivi insediate da secoli, nessuno (o quasi) sembrò preoccuparsene. E spesso noi ci indigniamo per le condizioni di Gaza, tralasciando la situazione nella Westbank dove gli abitanti sono privati persino dell’acqua.

Eppure, eppure questa volta è diverso.

Che le modalità fossero cambiate, se vogliamo, se ne aveva avuto sentore già nel 2011 proprio con il rapimento e l’immediato assassinio del cooperante italiano Vittorio Arrigoni non da parte di Israele ma di un gruppo di palestinesi appartenenti alla jihad salafita. E non si era trattato di un incidente, né dell’errore tragico di quello che in gergo è definito ‘fuoco amico’. No.
Manifestazione a LondraIn queste settimane Israele bombarda la Striscia di Gaza e l’Onu tace, l’Iran non minaccia ritorsioni né lanci di testate atomiche su Gerusalemme, il Libano è concentrato sulla propria guerra civile, la Siria idem e il resto del mondo va alla spiaggia per le vacanze.

 

 

 

Non possono non tornare in mente quei tremendi versi di Jacques Prevert che recitavano:

«La mère fait du tricot

Le fils fait la guerre
Elle trouve ça tout naturel la mère
Et le père qu’est-ce qu’il fait le père ?
Il fait des affaires
Sa femme fait du tricot
Son fils la guerre
Lui des affaires
Il trouve ça tout naturel le père
Et le fils et le fils
Qu’est-ce qu’il trouve le fils ?
Il ne trouve rien absolument rien le fils
Le fils sa mère fait du tricot son père fait des affaires lui la guerre
Quand il aura fini la guerre
Il fera des affaires avec son père
La guerre continue la mère continue elle tricote
Le père continue il fait des affaires
Le fils est tué il ne continue plus
Le père et la mère vont au cimetière
Ils trouvent ça naturel le père et la mère
La vie continue la vie avec le tricot la guerre les affaires
Les affaires la guerre le tricot la guerre
Les affaires les affaires et les affaires
La vie avec le cimetière»

Ovvero:

La madre fa la maglia
Il figlio fa la guerra
Lei la madre lo trova del tutto naturale
E il padre invece il padre cosa fa?
Lui fa gli affari
Sua moglie fa la maglia
Suo figlio fa la guerra
Lui il padre fa gli affari
E lo trova del tutto naturale
E il figlio
Il figlio lui cosa ne pensa?
Niente non pensa proprio niente il figlio
La madre fa la maglia il padre fa gli affari lui fa la guerra
Quando l’avrà finita
Farà gli affari con suo padre
La guerra continua la madre continua con la maglia
Il padre continua con gli affari
Il figlio muore ammazzato e non continua
La madre e il padre vanno al cimitero
Trovano questo del tutto naturale padre e madre
La vita continua con la sua maglia la sua guerra e i suoi affari
Affari e guerra maglia e guerra
Affari affari affari
La vita continua con il suo cimitero.

(Familiale, in it. In Famiglia, da ‘Paroles’, 1946)

In queste ultime settimane fuoco e fiamme, come un’apocalittica pestilenza, dal Vicino Oriente hanno coinvolto gran parte del Medio Oriente, e ciascuna minoranza etnica e/o religiosa presente in quelle regioni è a rischio di estinzione, tant’è che praticamente ogni giorno scopriamo il nome di un gruppo, di una popolazione della quale sino al giorno avanti non conoscevamo neppure l’esistenza.
Siate sinceri, voi cosa sapevate degli Yazidi
Ma il mondo, quello degli Stati del G7, quelli dell’ONU, ma anche quelli dell’UE sono in ferie o impegnati con i loro affari economici, inflazione recessione deflazione decrescita, ecc…

 

Ho iniziato questo momento di riflessione citando la mia avversità per le teorie del complotto e l’ho manifestazione a San Francisco intitolato ‘Israele è riuscita ad unire Sinistra ed estremisti di Destra‘ ed è giunto il momento di tirare le fila del mio ragionamento.
Giovanni Falcone insegnava a seguire i flussi di denaro, e la Storia ci mostra che questi Ebrei da sempre sono dei perseguitati, e allora questa conflagrazione dell’Oriente (Medio o Vicino che sia), questi Olocausti di popolazioni (delle quali un numero irrisorio arriva sulle nostre spiagge in un flusso ininterrotto e mai così numeroso), questa indifferenza che arriva a suscitare insofferenza che politici nostrani non esitano a manifestare (l’infelice uscita di Angelino Alfano sui ‘Vu’ comprà’), e soprattutto questa inedita e paradossale unione di Sinistra e Destra nella condanna di Israele ed Ebrei, se non è un complotto allora cos’è?
Quali oscure trame economiche stanno agendo in quell’area del Pianeta?

Fino all’altro ieri per uscire dalle crisi economiche si ricorreva alla guerra, per rialzare la compromissione economica di uno Stato vigeva la regola di scatenare un conflitto bellico, e più era vasto e più le economie riprendevano slancio.
Ma oggi?
Oggi siamo passati dall’inflazione alla recessione e poi alla deflazione che, ci spiega la Treccani, è: «In economia, fenomeno inverso dell’inflazione, consistente nella riduzione del livello generale dei prezzi e nel conseguente aumento del potere d’acquisto della moneta, generalmente determinati da una riduzione della quantità di moneta in circolazione rispetto al reddito prodotto: si tratta di fenomeno indesiderato manifestatosi in passato generalmente associato a una riduzione dell’attività economica. Nel linguaggio corrente il termine viene usato impropriam per designare una riduzione drastica o improvvisa del tasso d’inflazione, mentre la politica che persegue tale riduzione dovrebbe denominarsi piuttosto disinflazione».
Il PIL, e non solo quello italiano, ma della maggior parte degli Stati europei compresa la Germania, è in crollo e la guerra?  Le guerre si stanno moltiplicando.


Giovan Battista Vico aveva coniato la famosa teoria dei corsi e ricorsi storici, ma precisando (cosa che in molti dimenticano citandolo) che tali corsi e ricorsi non erano sempre uguali a se stessi ma avevano un’evoluzione, procedevano secondo una spirale.
Quella che noi stiamo attraversando è senz’altro una spirale evolutiva inedita, nella quale Sinistra e Destra sono coese nel giudizio e nella condanna di un popolo e di una politica, nella quale crisi economica e guerre non seguono i consueti sviluppi, e crisi energetica, sovrappopolazione, crisi ambientale diventano idee fuori moda, solo sussurrate sottovoce, lasciate cadere nel dimenticatoio della Storia.

Eppure io, che dopo anni ero riuscita a superare il totemico parteggiare a tutti i costi per Israele di mio padre, oggi sono ferma a cercare di capire le ragioni della universale condanna di Israele. Una condanna, è questa la novità, solo a parole.
Io che oggi condanno lo Stato di Israele, che non riconosco le scelte politiche di Hamas e condanno quelle della jihad salafita, ma anche lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante che tentano lo sterminio del popolo degli Yazidi e… e… e…   Ma non vedo il disegno, non lo capisco.
Se non è concepibile un Complotto, qual è la dinamica che muove la Storia di questo nostro tempo presente?
Chi le vittime e chi i carnefici?
Dove il bene e dove il male?

La ripartizione dei territori in Palestina dal 1947 ad oggi

 

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