mercoledì, Dicembre 11

Venezuela: verso l’isolamento internazionale con schizofrenia

0
1 2


Delcy Rodriguez, Ministro degli Esteri, l’aveva promesso in prima mattinata:  «Se una riunione dei Ministri degli Esteri dell’OAS avrà luogo senza l’approvazione del Governo venezuelano», ha ammonito Rodriguez, come riportato dall’emittente ‘Telesur‘, «mi è stato ordinato dal Presidente Nicolas Maduro di avviare il processo di ritiro», dall’organizzazione.  Poche ore   dopo l’Organizzazione degli Stati Americani (OAS), ha approvato la convocazione dell’incontro dei Ministri degli Esteri OAS sulla crisi in Venezuela   -con 19 voti a favore, 10 contrari, 4 astenuti e 1 assenza-    e la Rodriguez ha annunciato il ritiro del Venezuela dall’OAS, la lettera ufficiale sarà presentata oggi. Il processo di uscita richiede formalmente 24 mesi di procedure burocratiche, ma immediatamente, hanno sottolineato i funzionari di Maduro, il Venezuela non parteciperà più ad alcuna attività dell’Organizzazione degli Stati Americani, accusata dal Governo, attraverso la Ministro, di ‘interventismo’ e ‘ingerenza’, «questo gruppo di Paesi», ha detto Rodriguez nell’annunciare il ritiro, «cercano solo di distruggere la stabilità e la pace» nella Nazione sudamericana.
Il Ministro ha criticato apertamente i Paesi che hanno votato a favore dell’incontro, vale a dire Argentina, Bahamas, Barbados, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Stati Uniti, Honduras, Jamaica, Guatemala, Guyana, Messico, Panama, Paraguay, Perú, Santa Lucia e Uruguay. Questi Paesi sono stati definiti «Paesi mercenari» che «limitano la politica giusta per il futuro del popolo del Venezuela» e pregiudicano «il diritto alla patria, il diritto di vivere in pace». Si sono opposti alla riunione: Antigua y Barbuda, Bolivia, Dominica, Ecuador, Haití, Nicaragua, San Kitts y Nevis, San Vicente e las Granadinas, Suriname e naturalmente Venezuela. Si sono astenuti Belize, El Salvador, Repubblica Dominicana,  Trinidad e Tobago. Non ha partecipato alla riunione Grenada.
Rodriguez ha sottolineato che quello del Venezuela è il ritiro della Nazione più ricca di petrolio di questa Organizzazione «non è congiunturale», bensì «ha a che fare con la dignità del nostro popolo, con la dottrina bolivariana che promuove il non-interventismo, che difende l’uguaglianza sovrana degli Stati, il multilateralismo in uguaglianza giuridica».
Il capo della diplomazia ha sostenuto che le pretese di isolare il Venezuela stanno seguendo un ‘copione predeterminato, come è successo con Cuba nel 1962, una vicenda che si è conclusa con l’uscita di questa Nazione del corpo continentale. Il Ministro anche accusato il ‘conclave dei Governi mercenarial servizio degli interessi degli Stati Uniti, di aver stimolato l’ondata di violenza che si è registrata in Venezuela nell’ultimo mese, un periodo in cui ci sono state decine di proteste anti-governative che hanno lasciato almeno 29 morti, 500 feriti, 1.200 detenuti.

Poche ore dopo, Nicolas Maduro ha annunciato elezioni locali per scegliere nuovi governatori e sindaci. La decisione è stata resa pubblica in diretta tv, e arriva dopo settimane in cui le proteste anti-governative si sono propagate nel Paese. La decisione di Maduro non risponde pienamente alle richieste del fronte anti-governativo, che chiede elezioni presidenziali anticipate e ha indetto una mobilitazione per bloccare le principali arterie del Paese, ma sicuramente sembra voler essere un segnale di distensione. Queste elezioni locali si sarebbero dovute svolgere lo scorso dicembre, quelle presidenziali sono previste solo per il 2018.

Ma come si è arrivati a questa situazione?
Dal 1999, quando Hugo Chávez ha assunto per la prima volta la carica di Presidente, la democrazia venezuelana si è progressivamente spostata verso un Governo di un solo uomo. Nonostante le numerose elezioni fino al 2015, l’indipendenza dei poteri si è progressivamente indebolita, processo accelerato fortemente con l’avvento al potere, nel 2013, di Nicolás Maduro, scelto da Chavez come suo successore. Il Venezuela sta attraversando una profonda crisi economica, con una perdita del 30% del PIL in soli tre anni, una iperinflazione annua che dovrebbe superare i 1.000 punti percentuali nel 2017. Questo è il risultato di decenni di cattiva gestione e un forte calo dei prezzi del petrolio a partire dal 2014 (esportazione principale e quasi unica del Venezuela). Questo ha causato crisi umanitaria per scarsità di cibo, medicine e beni di prima necessità. La maggior parte dei venezuelani non sono in grado di mangiare tre volte al giorno, e tassi di povertà sono tornati ai livelli pre-Chavez, superiore al 70 per cento secondo le indagini indipendenti (alcune stime si spingono all’82%, una criminalità sempre più diffusa. Questa vasta crisi umanitaria ha contribuito al malcontento popolare nei confronti del Governo e i partiti di opposizione hanno cavalcato il malcontento, se ne sono fatti portavoce. Secondo la maggior parte i sondaggi, l’opposizione, avrebbe vinto le elezioni nazionali facilmente. Infatti, le elezioni Legislative del 2015 hanno consegnato una vittoria molto ampia all’opposizione, che ha ottenuto il controllo dell’Assemblea Nazionale, con i due terzi dei seggi. Da allora, la Corte Suprema, fedele al Maduro ha invalidato tutti i provvedimenti legislativi promossi dall’Assemblea.
Nel 2016 l’opposizione ha chiesto un referendum revocatorio per il Presidente Maduro (previsto dalla Costituzione, già usato, senza successo, per tentare di rimuovere Chavez, nel 2004). La magistratura ha annullato il processo in modo da evitare un voto sul Presidente Maduro che avrebbe quasi certamente perso.
La crisi politica si è intensificata, il Vaticano ha sponsorizzato un dialogo tra l’opposizione e il Governo, ma il dialogo non ha portato a risultati. Il referendum abrogativo rimane bloccato (e oramai è irrilevante), e le elezioni amministrative per governatori e le assemblee legislative, che sono andate in scadenza già nel 2016, ritardate a tempo indeterminato dal Governo, si sono sbloccate in queste ore.
La Corte Suprema ha compiuto un passo decisivo contro l’opposizione lo scorso marzo, togliendo i poteri  all’Assemblea nazionale. La mossa è stata denunciata dall’opposizione come un colpo di Stato, perpetrato dal Governo. Agli occhi dell’opposizione e molti venezuelani, questa mossa ha fatto qualificare quella di Maduro come una dittatura. Anche il Procuratore generale, noto per essere fedele a Maduro, ha denunciato che l’azione della Corte Suprema era incostituzionale. Le azioni della Corte Suprema hanno provocato forti critiche da parte della comunità internazionale. La gran parte degli Stati americani ha condannato l’Amministrazione Maduro, e ha sostenuto gli sforzi dell’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) nel richiamo ai principi democratici e a sanzionare il Venezuela. Di fronte a schiacciante critica internazionale e nazionale, la Corte Suprema ha revocato la sua decisione restituendo poteri all’Assemblea Nazionale.
La risposta dell’opposizione è stata la protesta pacifica: una grossa fetta di popolazione è scesa in piazza per chiedere la liberazione dei prigionieri politici, l’apertura agli aiuti umanitari (ad esempio, cibo e medicinali) e le elezioni generali. Maduro ha accusato i leader dell’opposizione di essere traditori sostenuti dagli Stati Uniti e ha dichiarato uno dei principali leader dell’opposizione, e attuale governatore dello Stato più popoloso del paese, Henrique Capriles, ineleggibile. L’opposizione ha promesso di rimanere nelle strade finché le sue richieste non saranno accolte. Maduro e altri funzionari del Governo non si sono dichiarati disposti a negoziare finora, e hanno invece imboccato la strada della repressione attraverso la Guardia Nazionale e la Polizia Nazionale, ma anche attraverso gruppi paramilitari filo-governativi noti come ‘Colectivos’.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore