sabato, Maggio 30

Venezuela: si voterà, finalmente Il 30 aprile il Paese chiamato al voto per le presidenziali. Maduro candidato. Dubbi sulla partecipazione dell’opposizione

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Nel bel mezzo di una crisi politica, economica, sociale, a livello, oramai, di ‘crisi umanitaria’, senza precedenti, il Venezuela, il prossimo 30 aprile, andrà alle urne per le elezioni presidenziali. Dopo oramai un anno e mezzo che l’opposizione -maggioranza in Parlamento- chiede invano elezioni anticipate. L’Assemblea costituente, dominata dai sostenitori del Presidente Nicolas Maduro e dell’ex Presidente Hugo Chavez, ieri ha approvato il decreto per la convocazione delle elezioni.
Era previsto che il 2018 fosse decisivo per il Paese, di certo sarà un anno importante, ma difficile che possa essere l’anno della svolta.

Maduro, che per tutto questo tempo ha bloccato qualsiasi azione o richiesta dell’opposizione, si è dichiarato a ‘disposizione’ per difendere i colori del suo partito alle elezioni presidenziali. «Sono un umile lavoratore, un umile uomo del popolo. Se il partito Socialista Unito del Venezuela crede che io debba essere candidato alle presidenziali per il partito rivoluzionario (…) io sono a disposizione», ha dichiarato Maduro, il quale punta alla rielezione, possibilmente senza doversi scontrare con candidati credibili dell’opposizione.
La decisione di fissare il voto ha sorpreso le opposizioni, che devono ancora individuare un loro candidato e, molto probabilmente, considerato le divisioni interne all’opposizione che in tutti questi mesi si sono chiaramente palesate, non troverà un candidato unitario, il che significherà consegnare la vittoria a Maduro senza neanche concorrere  -alle amministrative dello scorso anno, l’opposizione aveva scelto di non partecipare. E’ anche possibile che l’opposizione o una parte dell’opposizione non partecipi al voto, Maduro ha subito dichiarato ieri che le elezioni si terranno con o senza opposizione. Il suo obiettivo, ha dichiarato, sono 10 milioni di voti «che rimangono come debito nei confronti dell’ex presidente Hugo Chávez». Per raggiungere questo obiettivo, «formeranno dei commandonelle campagne del Paese in tutti i centri di lavoro, nei comuni, nei quartieri, nelle aree urbane, nelle università e nei tribunali». Per il 4 febbraio ha convocato un congresso di tutta la militanza filo-governativa per decidere il ‘Plan de la Patria 2019-2025’ e in quella sede sarà formalizzata la sua candidatura.

Tutto questo nella giornata in cui sono entrate in vigore le sanzioni UE contro Caracas. «L’Unione europea sta ancora una volta fornendo prove inconfutabili della sua evidente subordinazione al Governo suprematista e razzista di Donald Trump. Queste decisioni sono la prova di una politica incostante e interventista», ha detto in una nota il ministero degli Esteri venezuelano, bollando la UE come uno «strumento al servizio delle affermazioni imperialiste del governo statunitense». Le sanzioni europee, come quelle americane e canadesi, non colpiscono i venezuelani, riguardano, infatti, sette leader del regime e consistono nel congelamento dei loro beni e nel divieto di visto per entrare nell’Ue.

In tarda serata, poi, la dichiarazione di Carlos Vargas, sovrintendente delle criptovalute e attività correlate, il quale ha affermato che il Paese ha 5 milioni di barili che supportano la valuta petrolifera, il Petro, la criptovaluta che si è inventato Maduro, la risposta della ‘disperazione’ del Presidente, constato l’utilizzo che si è diffuso nel Paese del bitcoin, allo stato di default.  «Ciò significa che se abbiamo 100 milioni di monete abbiamo 4,9 milioni di barili o monete non ancora nate», specificando che le vendite iniziali del Petro saranno in valute e criptovalute, e che la registrazione per le persone che vogliono legalizzare continua. L‘obiettivo è che la valuta digitale sia ad uso interno per le transazioni di beni e servizi. Il Petro sembra, così, destinato ad essere utilizzato da Maduro come un unguento sulle ferite della crisi umanitaria in occasione del voto.

Già nel 2016, la Federazione farmaceutica venezuelana aveva stimato che l’85% dei farmaci di base non erano disponibili o difficili da ottenere. Gli ospedali non hanno rifornimenti come antibiotici, garze e anche solo sapone. La mortalità infantile nel 2016 è aumentata del 30% e la mortalità materna del 65% rispetto a due anni prima, secondo i dati del Governo. Malattie come la difterite e la malaria, precedentemente eliminate dal Paese, sono riemerse. Il Paese è oramai alla fame, l‘iperinflazione è oramai a livelli incontrollabili. La povertà è aumentata. Nel 2016, uno studio ha rilevato che oltre l’87% della popolazione ha dichiarato di non avere abbastanza soldi per comprare il cibo necessario. Un altro studio ha rilevato che il 30% dei bambini in età scolare era malnutrito. Secondo un rapporto  Human Rights Watch, l’Amministrazione di Maduro «ha negato con veemenza la portata della necessità di aiuto e ha bloccato uno sforzo da parte dell’Assemblea nazionale guidata dall’opposizione a cercare assistenza internazionale». Difficile che Petro possa qualcosa, forse giusto lenire.

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