giovedì, Ottobre 29

Venezuela: rendere Maduro indifendibile, dunque attaccabile Se siamo al conflitto civile difficile dirlo, l’obiettivo potrebbe essere creare le condizioni per un intervento esterno

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Esattamente come previsto: nel fine settimana in Venezuela doveva accadere qualcosa e qualcosa (molto) è accaduto. I convogli con gli aiuti umanitari non sono riusciti passare dalla frontiera colombiana, uno solo è passato da quella brasiliana, e si contano (cifre non ufficiali ovviamente) 25 morti in due giorni. In azione non è entrato l’Esercito, dalle informazioni disponibili, bensì i Colectivos’ -anche in questo caso come previsto-, ovvero semplici civili, paramilitari o ex militari, spesso armati, ma non sempre, di certo soggetti criminali.  Se sia un conflitto civile, come previsto da alcuni analisti, difficile dirlo, ma certo sembra qualcosa di molto simile.

Le agenzie ieri non facevano ipotizzare che l’Esercito avesse registrato molti disertori, forse 60, forse 120, forse meno, oggi si è saputo che l’addetto militare del Venezuela a Washington -che a gennaio aveva riconosciuto Juan Guaidó come il Presidente legittimo- ha inviato una e-mail agli ufficiali più influenti per esortarli a porre fine allo spargimento di sangue ordinato da Nicolás Maduro, fermare la carneficina e riconoscere il Governo legittimo di Guaidó, insomma disertare.

Oggi, a Bogotà, si tiene la riunione del Gruppo di Lima, presente il vicepresidente Usa, Mike Pence. «Sono certo che grazie ai venezuelani Maduro ha i giorni contati», ha detto il Segretario di Stato Usa Mike Pompeo, ribadendo che l’opzione militare non è esclusa: «Faremo ciò che bisogna fare affinché la democrazia regni». Mentre Juan Guaido  ha chiesto alla comunità internazionale di «tenere aperte tutte le opzioni per ottenere la liberazione di questa Patria» L’opposizione venezuelana, in queste ore, ha fatto sapere, attraverso Julio Borges, rappresentante di  Guaidò, che ha assunto i poteri dell’Esecutivo, che chiederà  al Gruppo Lima, azioni diplomatiche più ‘decise’ e l’‘uso della forza’ contro il Governo di Maduro «per aver bloccato gli aiuti umanitari e aver generato violenza al confine».
Il solo fatto di aver messo in circuito la richiesta, se anche non venisse formalizzata, è già una presa di posizione ben definita.

Si aggiunga che la distruzione degli aiuti umanitari è considerato un crimine contro l’umanità. Il che significa che un intervento contro Nicolás Maduro potrebbe essere attivato a livello internazionale, per condurlo davanti a un Tribunale internazionale, il che presuppone fermarlo, ovvero, intervenire in Venezuela.

Ennesimo segnale che si stanno precostituendo le condizioni per un intervento militare straniero? Il sentore c’è, era già nell’aria, come abbiamo scritto, scorsa settimana, quando è stata rimessa in circuito l’accusa che le forze di Maduro si sono macchiate di ‘esecuzioni extragiudiziali’ -cosa nota e denunciata già lo scorso anno ma passata sotto silenzio.

A questo punto molto dipenderà da quel che succederà nel corso della riunione del Gruppo di Lima -al di là di quanto sarà dichiarato-; al momento pare di capire che, al di là della grande confusione e incertezza, ufficialmente l’opzione militare sarà esclusa, non ultimo perché la Colombia ne avrebbe gravissime ripercussioni e perché Maduro con il blocco degli aiuti ha dimostrato di avere ancora il controllo dell’Esercito oltre che di tutte le forze para-militari del Paese. Si lavorerà invece sulla pressione diplomatica, insomma un lavoro ai fianchi perchè Maduro si metta di condizioni di essere indifendibile.
La trattativa, secondo gli osservatori, sembra improbabile a questo punto, Maduro ha ridotto drasticamente la sua capacità di negoziare, altresì l’opposizione non sembra avere alcun motivo per fermarsi ora e andare a una trattativa. Uno scenario da tenere in considerazione è l’aumento della violenza e l’ingresso in scena di una opposizione armata.

«Il Venezuela è una tragedia» – afferma tra i massimi esperti di Islam sciita e docente dell’Università di Teheran –«L’ autoproclamazione di Guaidò è incostituzionale. Per paradosso, la mia posizione è di non mettersi in queste dinamiche dell’America Latina che non servono a nulla. Favorire le guerre civili in America Latina, non serve a niente. Non è che perché Maduro non è un attore perfettamente costituzionale e non è soprattutto capace amministrativamente, che noi possiamo favorire qualcosa di incostituzionale. Non è così che si risolvono i problemi. Come Italia e come Unione Europea, noi dobbiamo favorire il costituzionalismo, il rispetto delle regole ed essere attori che fanno da intermediari. In questo caso, è evidente che nessuna delle due parti gode perché stiamo parlando di una guerra civile in cui tutti spareranno a tutti. Non è vera l’idea dell’esercito contro la popolazione. Anzi, c’è una buona parte della popolazione che è a favore del governo. Si può essere critici, ma i numeri sono quelli. E non considerarli in un contesto nel quale queste situazioni vanno a finire in guerra civile o colpo di Stato con dittatura militare, è uno scenario che veramente mette i brividi. Ed è, purtroppo, verso questa possibilità che stiamo andando». 

Verso un’invasione o verso una dittatura imposta? «Verso l’invasione credo di no per la semplice questione dei numeri, visto che l’esercito è schierato in massa con Maduro e c’è una buona parte della popolazione armata dalla parte del Governo. Credo di più in un colpo di Stato militare che, però, bisogna vedere se riuscirà visto dato che, come sa bene Maduro, l’esercito è uno dei maggiori garanti del regime» sostiene Raffaele Mauriello.

Se l’opposizione armata, magari sostenuta da Paesi quali gli USA e non solo, si attivasse, la destabilizzazione del Venezuela complicherebbe anche lo scenario regionale, con una sorta di ‘guerra a bassa intensità’ che nel lungo periodo è quasi impossibile prevederne gli effetti.

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