domenica, Aprile 5

Venezuela: più che fallito, ‘informale’, cioè criminale Il Paese è caduto in mano a quelli che vengono definiti ‘gruppi informali’, cioè criminali, che riempiono il vuoto lasciato da Governo e opposizione. Così la riconciliazione ha un altro ostacolo

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In Venezuela sta succedendo quanto previsto,sostiene un report di queste ore di Crisis Group,cioè il peggio che si potesse ipotizzare. Il Venezuelaè caduto in mano a quelli che vengono definitigruppi informali’. Stiamo parlando di guerriglieri della Colombia, ‘sindacaticriminali, paramilitari e vigilanti filo-governativi noti come colectivos. Nicolás Maduro sta perdendo, ha già perso, forse definitivamente, il controllo del Paese.

Le motivazioni in sintesi son presto dette: disordini politici, economia a pezzisecondo i dati FMI nel 2019 il Pil si è contratto del 35 per cento e alla fine del 2020 il numero degli emigrati venezuelani potrebbe arrivare a sei milioni, quasi il 20 per cento della popolazione, l’inflazione è arrivata al 1.000.000%, crescendo a ritmo del 3% al giorno –crescenti tensioni con i Paesi vicini, disinteresse e abbandono della comunità internazionale,isolamento del Paese.

I gruppi armati riempiono, così, il vuoto lasciato dal Governo -un Governo determinato a resistere contro tutto e tutti- e dall’opposizione interna -divisa, spesso pasticciona, estremizzata, usata in alcune componenti da Paesi stranieri.
Le sempre crescenti sanzioni, statunitensi in particolare, contribuiscono all’escalation di violenza. L’assenza di negoziati tra la maggioranza di Governo e l’opposizione non fa che accelerare la caduta nel precipizio del Paese.
Tutt’altro che secondaria la ‘piccolaguerra per procura che si combatte sulla testa di Caracas, tra gli USA, che stanno usando l’autoproclamato Presidente ad interim Juan Guaidó per tentare un cambio di regime funzionale ai loro interessi nell’area, e la Russia, che sostiene (fino ad un certo punto, giusto quanto gli severe in funzione anti-USA) Nicolás Maduro.

Maduro si sta aggrappando alla sua carica e al potere rafforzando la presa autoritaria sulla politica e sulla società del Paese -in nome della conservazione del potere del chavismo- e, malgrado tutto, ha ancora un seguito inaspettato e sottovalutato dalla comunità internazionale -l’errore forse principale di questi ultimi due anni, secondo alcuni osservatori.
L’opposizione è cresciuta, ma non tanto da poter dare davvero la spallata al regime. Il cambio di regime al quale Washington ha lavorato, tra il 2018 e il 2019, si è scontrato con la tenuta di Maduro, grazie alle Forze Armate, schierate fedeli al suo fianco (non ultimo anche le utilità che ne ricavano, anche illegali spesso), ma soprattutto grazie all’indisponibilità dei venezuelani a buttarsi nelle braccia degli yankee.

La battaglia tra Governo e opposizione si è intensificata nel gennaio 2019, quando il capo dell’Assemblea Nazionale, Juan Guaidó, ha rivendicato la presidenza, affermando che la rielezione di Maduro l’anno precedente non era valida. Per oltre un anno il Venezuela ha avuto due leader dichiaranti di essere il Presidente legittimo.
La mossa del Governo, all’inizio del gennaio 2020, di portare l’Assemblea Nazionale a votare per sostituire Guaidó alla guida dell’istituzione che incarna l’opposizione al chavismo, con un avversario rivale di Guaidó, Luis Parra, è servita a frammentare ulteriormente le istituzioni del Paese, e ha mostrato chiaramente le divisioni all’interno dell’opposizione.
Divisioni che sono sempre esistite e che l’anno di Presidenza ad interim di Guaidó ha ulteriormente aggravato e fatto esplodere. Ora l’opposizione è spaccata tra coloro che sono ancora impegnati per il cambio di regime a tutti i costi, e continuano dunque a sostenere Guaidó -per quanto indebolito, sia dal fatto che sempre più visibilmente è manovrato dagli USA, sia da questi mesi di totale inconcludenza rispetto al rovesciamento di Maduro che era stato dato come imminente nel gennaio 2019-, e quelli disposti a negoziare con Maduroper trovare una soluzione politica alla crisi, che si riconoscono in Parra.

Una indicazione di disponibilità a provare la via del dialogo partendo dalle prossime elezioni legislative di fine anno si sta vedendo in questi giorni.

Su proposta di Luis Parra si sta creando una Commissione per la nomina di un nuovo Consiglio Elettorale Nazionale (CNE) -che avrà il compito di organizzare e gestire le elezioni- che dovrebbe vedere lavorare insieme il blocco chavista e l’opposizione, iniziativa che è parte degli accordi firmati tra il Governo venezuelano e la cosiddetta ‘opposizione di minoranza’, che promuovono un ‘dialogo alternativo’, e ovviamente non riconosciuto dalla maggioranza di opposizione che fa capo a Guaidó.

Il cambio di regime è bloccato, malgrado l’attivismo di un Guaidó che sembra girare sempre più a vuoto, e i negoziati pure, per quanto una parte dell’opposizione, a singhiozzo, stia dialogando con Maduro. E’ l’agonia del Venezuela.

Sopraggiunta l’agonia, con il Governo e le sue Forze Armate indeboliti da crisi economica -che ha spinto numerosi venezuelani al sostentamento illecito, entrando nell’orbita del crimine organizzato- e scontro continuo con l’opposizione, il potere è finito per passare dalle istituzioni statali formali ai gruppi armati criminali, cresciuti sia in dimensioni che in capacità di infiltrarsi nel Paese, grazie al boom degli affari illeciti alimentato dal collasso dell’economia formale.

I guerriglieri della Colombia, le milizie filo-governative lealiste note come colectivos, paramilitari e una varietà di bande criminali sono i gruppi armati non statali che ora operano in Venezuela. I loro metodi, obiettivi e affinità variano enormemente tra loro, spiega Crisis Group. Alcuni professano motivazioni ideologiche, altri perseguono un puro profitto criminale. Alcuni lavorano in presunta collusione con le élite al potere, mentre altri presumibilmente hanno legami con le élite dell’opposizione. La natura esatta dei legami tra questi gruppi armati e lo Stato, e i reciproci benefici che ne derivano, non sono sempre facili da identificare.

I colloqui formali tra il Governo e l’opposizione tutta -minoranza di Parra e maggioranza di Guaidó-, se e quando riprenderanno per davvero avranno un ulteriore problema da affrontare, prima di mettere in campo un loro eventuale accordo, dovranno decidere prioritariamente il come annientare l’influenza degli irregolari armati e come impedire loro di affondare accordi che le due parti eventualmente potranno trovare. E ciò anche in vista delle elezioni parlamentari di fine anno, che potrebbero essere l’occasione per avviare l’uscita dalla crisi politica del Paese, senza la quale non è pensabile che l’economia possa invertire la rotta, e sulle quale è lecito dubitare se permane questa mancanza di controllo del territorio da parte dello Stato.

Sfilare il Paese dalle mani di costoro sarà dura, ma sarà irrinunciabile, sostiene Crisis Group, altrimenti ‘Paese’ non potrà più essere.

Affrontare i guerriglieri colombiani richiederà un’intensa cooperazione tra Caracas e Bogotá. Alcuni colectivos possono essere persuasi a tornareal loro ruolo storico di mediatori tra Stato e società. Per quanto riguarda gli elementi criminali, molti di loro potrebbero anche accettare accordi in base ai quali evitare azioni penali o avere riduzioni di penain cambio alla rinuncia alle armi. L’esperienza in altri Paesi dell’America Latina mostra che tali tattiche, sebbene non sempre facili da ingoiare, hanno maggiori probabilità di riuscita con un minimo di spargimento di sangue aggiuntivo.
Qualsiasi sforzo per domare le minacce poste dai gruppi armati dopo che sia stato raggiunto un accordo, coinciderà, molto probabilmente, sottolinea Crisis Group, con un periodo in cui lo Stato sarà fragile, la violenza diffusa e la riconciliazione embrionale. Negoziati o accordi con questi gruppi potrebbero comportare un costo elevato per il Governo, considerevoli sforzi, tempo e risorse, in un momento in cui tutti e tre questi elementi scarseggiano. «Ma trattare questi gruppi come poco più che dei detriti criminali della lotta politica centrale potrebbe tradursi in una violenza che supera di gran lunga le turbolenze attuali del Paese».

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