lunedì, Ottobre 21

Venezuela non molla ma apre ad elezioni politiche anticipate Brexit, Juncker alla GB: 'Il dibattito e il voto di ieri ai Comuni non cambia questo: l'accordo di divorzio non sarà rinegoziato'

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Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha respinto l’ultimatum lanciato dai Paesi europei e ha escluso categoricamente sue dimissioni, oltre che elezioni presidenziali anticipate. Da parte sua però ha proposto che si convochino elezioni politiche anticipate come «soluzione attraverso il voto popolare».

Poi Maduro ha denunciato che militari «traditori e mercenari» stanno cospirando dalla Colombia per dividere le Forze Armate del suo Paese, ma anche così «l’imperialismo americano non potrà sconfiggerci, né ora né mai».

Juan Guaidò, presidente del Parlamento che ha assunto i poteri dell’Esecutivo, intanto ha convocato i suoi concittadini a partecipare oggi in una giornata di appoggio all’Assemblea Nazionale in tutto il Paese. Per quanto riguarda la sua situazione invece Maikel Moreno, presidente del Tribunale supremo di giustizia (Tsj), gli ha proibito di lasciare il Paese e gli ha congelato anche i beni, come richiesto dal procuratore generale Tarek William Saab.

Intanto il vicepresidente americano, Mike Pence, ha incontrato a Washington i rappresentanti di Guaidò, ai quali ha assicurato l’appoggio del governo Usa per restaurare la democrazia nel Paese sudamericano attraverso libere elezioni. Lo ha reso noto lo stesso Pence su Twitter.

La Russia invece ha confermato, per bocca del ministro degli Esteri Serghiei Lavrov, che è pronta a partecipare a una eventuale mediazione internazionale nella crisi venezuelana nei formati accettabili per le fazioni politiche del Paese sudamericano. Mosca però spinge affinchè l’opposizione venezuelana dialoghi con il presidente Maduro.

Esiste un numero di soluzioni alternative al backstop per garantire il confine aperto post Brexit fra Irlanda e Irlanda del Nord, in parte già indicate nella dichiarazione politica allegata all’accordo di novembre. A dirlo alla Camera dei Comuni la premier Theresa May, che ha ribadito di volerne parlare con i leader Ue. Intanto proprio dall’Europa il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha ribadito: «Il dibattito e il voto di ieri ai Comuni non cambia questo: l’accordo di divorzio non sarà rinegoziato. L’accordo attuale resta il solo e il migliore possibile, lo abbiamo detto a novembre, ribadito in dicembre e poi a gennaio». Il voto di ieri a Londra «ha acuito il rischio di un’uscita non ordinata e quindi dobbiamo continuare a prepararci per tutti gli scenari, anche i peggiori», ha detto Juncker. Infatti la Ue oggi ha adottato tre nuove misure che tutelano gli studenti Erasmus, le pensioni dei cittadini che hanno lavorato in Gran Bretagna e i pagamenti per i programmi Ue dal bilancio 2019.

In Francia, la proposta di legge anti-casseur del governo divide non soltanto il Parlamento ma anche la maggioranza di governo. Particolarmente controversi gli articoli che limitano la possibilità per determinate persone di partecipare alle manifestazioni e quella di obbligo di perquisizione per accedere a determinate zone della città. Da una parte la sinistra che parla di ‘deriva autoritaria’, mentre la destra giudica insufficienti le misure previste. Il ministro dell’Interno intanto ha negato che si tratti di una legge anti-gilet gialli.

Gli Usa e la Cina hanno ripreso oggi i loro negoziati commerciali alla Casa Bianca per trovare un accordo entro un mese. Il vice premier Liu He è alla guida della delegazione di Pechino, che incontrerà Donald Trump. La delegazione americana è invece presieduta dal rappresentante per il commercio Usa Robert Lighthizer.

In Polonia, il leader del partito di governo Pis, Jaroslaw Kaczynski, è stato denunciato per truffa da un imprenditore austriaco, per il mancato pagamento di un’opera edilizia. Lo rende noto il quotidiano Gazeta Wyborcza, che ieri aveva pubblicato dei colloqui registrati di nascosto.

Chiudiamo con la Siria, perché l’avanzata di al Qaeda nel nor-ovest mette a rischio centinaia di migliaia di civili sostenuti da cure mediche e aiuti umanitari. Lo riferiscono all’Ansa fonti mediche e operatori umanitari siriani e stranieri presenti a Idlib.

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