giovedì, Dicembre 12

Venezuela, Maduro rieletto: “Elezioni non libere” Il leader sudcoreano Moon Jae-in è atteso domani a Washington per un incontro col suo omologo americano Donald Trump

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Nicolas Maduro rimane saldamente al comando del Venezuela. Il presidente è stato rieletto con oltre 5 milioni di voti, su poco più di 8 milioni di voti (pari al 46% degli iscritti). Il tasso di affluenza ufficiale annunciato dal Cne rappresenta un crollo considerevole rispetto alle ultime presidenziali del 2013, quando è stato del 79,69%, e alle ultime politiche di dicembre del 2015 (74,17%).

Maduro ha perso 1,7 milioni di voti dalla sua prima elezione nel 2013 (da 7,5 a 5,8 milioni) quando si impose su Henrique Caprile per poco più di 200 mila voti (1,49%). «Stiamo ottenendo il 68% dei voti, con 47 punti di distanza dal candidato che mente», ha esultato Maduro nel suo primo discorso riferendosi all’oppositore Henri Falcon, arrivato secondo e che ha dichiarato di non riconosce la legittimità del voto. «Non c’è più onore; non c’è molto che ci si possa aspettare da questa opposizione».

Le elezioni presidenziali venezuelane, ha detto il ministero degli Esteri russo, sono valide, «altri Paesi, inclusi gli Stati Uniti, hanno interferito nel processo elettorale. Il voto a Maduro è irreversibile». Ma nel frattempo 14 Paesi latinoamericani del cosiddetto Gruppo di Lima hanno deciso di ridurre le loro relazioni diplomatiche con il Venezuela dopo le elezioni presidenziali che non hanno raggiunto «gli standard internazionali per un processo democratico, libero, giusto e trasparente».

La Cina ritiene che per ridurre il deficit commerciale gli Usa debbano aprire di più i mercati ai compratori cinesi: i prodotti americani «devono incontrare le aspettative del mercato cinese per stimolarne gli acquisti». A dirlo il ‘Global Times‘, commentando l’intesa sulla fine alla guerra commerciale trovato dalle parte nel weekend a Washington.

Intanto il leader sudcoreano Moon Jae-in è atteso domani a Washington per un incontro col suo omologo americano Donald Trump, in quella che si configura come una missione finalizzata a contribuire alla definizione dell’accordo sul nucleare in vista del summit del 12 giugno di Singapore tra il tycoon e il leader nordcoreano Kim Jong-un. La visita di Moon arriva dopo che Pyongyang ha cancellato la scorsa settimana un dialogo di alto livello con il Sud e minacciato di far saltare il summit di Singapore per le esercitazioni militari congiunte ancora in corso tra Washington e Seul e per le posizioni americani di imposizione sulla denuclearizzazione. Mentre per quanto riguarda

In Siria, l’intera area urbana e suburbana di Damasco è sotto il controllo governativo dopo circa sette anni dall’inizio dell’insurrezione anti-regime. Le ultime forze dell’Isis si sono arrese all’offensiva lealista. Intanto un convoglio di circa 30 pullman con a bordo miliziani jihadisti e loro familiari ha lasciato stamani un quartiere periferico della città, dove i combattenti erano asserragliati da tre anni, diretto verso la Siria centrale, nella zona desertica vicino Palmira, dove l’Isis si sta riorganizzando lontano dai centri urbani della Siria occidentale.

Dopo gli Stati Uniti ed il Guatemala, anche il Paraguay ha ufficialmente spostato oggi la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. «Il Paraguay ha optato per una posizione molto coraggiosa nelle relazioni internazionali e si è rifiutato di accreditare le menzogne rivolte ad Israele. Questo è un gran giorno per Israele, un gran giorno per il Paraguay ed un gran giorno per la nostra amicizia», ha detto il premier Benyamin Netanyahu.

Chiudiamo con l’Afghanistan, dove una duplice esplosione è avvenuta vicino ad un centro per la registrazione degli elettori del distretto di Kheway della provincia orientale di Nangarhar, causando la morte di un agente di polizia. I due ordigni sono esplosi mentre all’interno di una moschea erano in corso le operazioni di registrazione di elettori per il voto legislativo fissato per il prossimo 20 ottobre.

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